A Michael Moore… con tante Rose del Deserto!

Roger & Me …  Fa venire in mente  un incontro, un’amicizia, un rapporto qualsiasi fra due persone. Ma quando Roger si chiama anche B. Smith ed è il Ceo della General  Motors, a qualunque “Me” che non abbia qualche titolatura o un santo in paradiso… L’incontro diventa difficile. Impossibile addirittura se  “Me” si chiama  Michael Moore… ed è un giornalista, un  noto  seccatore e sicuro portatore di guai. Figuriamoci, Moore  aveva addirittura la pretesa di prendere Smith per mano e portarlo a Flint a vedere com si era ridotta, dopo che 35000 lavoratori erano stati licenziati  dalla General Motors. Ma pensava davvero che Smith si sarebbe commosso o avrebbe fatto mea culpa? Troppo intelligente Moore… per lo meno smise di crederci quasi subito. Allora nacque il bizzarro documentario sull’incontro  che non ci fu dove More inseguiva, Smith si sottraeva e  venivano fuori gli interessi spietati della General Motors. Era il primo documentario di Moore  sulla lunga crisi americana che iniziò proprio con le città che si spopolavano…Stava succedento a Detroit a Saint Louis e a Flint … Si chiamava con una brutta parola delocalizzazione. Più  banalmente  significava che la produzione andava all’estero dove la mano d’opera costava di meno e i profitti aumentavano.

Peccato che c’era quel ragazzone rompiscatole, figlio e nipote degli operai di Flint che per poco non era andato anche lui alla General Motors…  Con quell’ironia cattiva e disarmante  svelò  in quell’anno 1989, che di grazia di certo non era, l’America dolente e segreta che quasi nessuno conosceva… E conquistò il pubblico.

Flint era stata solo l’inizio della denuncia…E poi non riuscirono più a toglierselo di torno. Moore diventerà il  mentore sarcastico, beffardo e ironico di questa America  che  perde se stessa, la sua  identità e la sua  vocazione appresso a un capitalismo deviato, becero e sempre più avido. Nel 1996 girava per gli Stati  presentando un libro sullo stesso tema “Giù le mani! L’altra America sfida i potenti e i prepotenti”… Perché il fenomeno si era esteso…   Allora fra librerie, università e teatri, si tirò appresso una piccola troupe e di città in città mise i pezzi in più al suo triste  puzzle … Le compagnie e gli imprenditori si lamentano delle perdite, parlano di  necessari tagli, di mercati che si chiudono. Moore accumula tutte prove contrarie che gli sbatte in faccia… Cioè, li mette nel suo flim, “The big One” perchè con loro direttamente non riesce a parlare. I  guadagni, negli Stati Uniti sono stati alti, ma l’avidità delle Corporations lo è ancora di più….  “Terroristi economici”… li chiama Moore … Spaventano i cittadini per coprire i loro affari sporchi… a Cincinnati  denuncia la Procter & Gamble che licenzia migliaia di persone a fronte di 6 miliardi di profitto, lo stesso fa a San Francisco con la Kaiser Permanente e a Minneapolis dove  la Pillsbury Company  spreca 11 milioni di sovvenzioni per la sua mascotte… Dopo 47 città arriva a Portland e quasi per miracolo riesce a parlare  con un amministratore delegato…  Gli sbatte in faccia la notizia che farà il giro del mondo… In Indonesia fanno lavorare i bambini nella fabbrica della Nike… Phil Knight balbetta e ammette qualcosa… Moore rilancia… Ci sono gli operai disoccupati di Flint… Sono disponibili… Perché umiliare l’America a produrre scarpe in mezzo a un regime  militare? Knight   sorvola e a Flint fa una piccola donazione…cioè un po’ di elemosina…

Doveva succedere… Dopo tutti i nemici del popolo e dopo Bowling a Colombine con l’attacco ai fabbricanti di armi e alla proliferazione del male, ormai  Moore è  pronto ad affrontare il Diavolo in persona …  Si chiama Bush e  fa il presidente degli Stati Uniti.  Il film  che gli dedica si chiama Farenheit 9/11, la temperatura a cui brucia la  libertà. Nel Vangelo secondo Moore, si parla di Bush che dichiara guerra  all’Afghanistan e all’Iraq  alleati di Bin Laden, il mostro ideatore dell’attentato dell’9/11, ma poi si scopre che in realtàe é  proprio lui, il Presidente degli Stati Uniti a essere in affari e molto stretti con Bin Laden… Perché sono consociati entrambi nel Gruppo Carlyle… E vendono, guarda caso, veicoli militari e oleodotti interi  all’America che li acquista, guarda caso, per fare guerra  all’Iraq. Prove su prove e misteriosi viaggi  di Sauditi, parenti di Bin Laden e della casa reale che tornano in patria dall’America nei giorni  subito dopo l’attentato. Naturalmente quel film non lo volevano fare uscire. La Disney che l’aveva prodotto ommai sembrava una Maddalena pentita… Per fortuna che un po’ per affari e un po’ per patriottismo un gruppo di volenterosi fra cui Miramax, Ifc films e Lion Gate si coalizzarono e riuscirono a distribuirlo… E’ l’anno 2004,  il botteghino crolla sotto gli incassi, ma gli americani  al voto scelgono di nuovo Bush…

Misteri della mente umana… L’attentato alle Due Torri aveva scatenato insicurezze e gli americani avevano paura a cambiare. Per fortuna Michael  Moore non si arrende  mai, comunque vadano le cose.  Così rilancia con Sicko nel 2007… Le lacune e la speculazione del sistema sanitario americano stavolta troveranno nel Presidente Obama qualcuno pronto a raccogliere le sue denunce. Adesso, dopo “Capitalism: a Love Story “tutto incentrato  sui giochi della finanza  e i premi subprime, che hanno finito di deprimere l’economia, stiamo di nuovo in attesa della voce di Michael Moore…C’è sempre bisogno di un po’ di democrazia in più!

A questo indistruttibile, coraggioso Moore, che ci ha avvicinato con ironia e saggezza  ai problemi del mondo vogliamo dedicare una ricetta legata al Michigan, il Michigan delle tante battaglie… dove c’è la Kellog’s…  Si chiama “Le Rose del deserto”  e sono dolcetti a base dei  mitici semi di mais. Somigliano tanto  alle formazioni minerali  di cristalli di gesso che si formano bellissime e di color giallo ocra nelle terre del deserto.

ROSE DEL DESERTO

INGREDIENTI per 25 rosette: 70 grammi di farina 00, 70 grammi di farina di mandorle, 50 grammi di mais in fiocchi (corn flakes),  1 uovo,  90 grammi di burro,  1/2 bustina di vanillina, 1/2 bustina di lievito in polvere 1 pizzico di sale, 80 grammi di zucchero, mais in fiocchi ( corn flakes) per copertura delle rosette in quantità a piacere.

PREPARAZIONE: tagliate il burro a cubetti e ammorbiditelo a temperatura ambiente,poi sbattetelo sino a ridurlo una crema unendovi zucchero, sale e vanillina, quindi seguitando a sbatterlo unite l’uovo e quando il composto è omogeneo, la farina di mandorl e la farina oo setacciata e assieme al lievito. Mescolate  con un  cucchiaio di legno e unite i corn flakes.Prendete ora una cucchiaiata del composto e fatela  rotolare nei corn flakes dedicati alla copertura e proseguite per tutto l’impasto allo stesso modo premendo un po’ con le mani i corn flakes all’impasto stesso. Al termine adagiate le rosette su una teglia foderata con carta da forno,distanziando le rosette perché il cottura si espanderanno. Inseriteli nel forno gia scaldato a 180°C per 10 – 15 minuti poi poneteli a raffreddare su una gratella.Spolverizzate con zucchero a velo e servite. Come tutti i biscotti possono essere conservati in una scatola a chiusura ermetica.

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