A New York… Waldorf Salad!

Waldorf-Astoria_1904-1908bSe non avesse litigato con sua zia, probabilmente non ci sarebbe stato nessun hotel. Ma il nipote  sapeva che per la Signora Caroline Webster Astor, sarebbe stato un grosso dispiacere. avere  proprio  vicino alla sua aristocratica residenza, un albergo… con tutto il traffico e il rumore che si sarebbe tirato dietro. Così William dopo la lite, volle farle un dispetto e si affrettò a demolire il palazzo del padre, tanto che, nel 1893, il Waldorf Hotel era già una visibile realtà sulla 5° strada, proprio nel cuore di Manattan. Poi 95b32/huch/1377/14ci pensò John, il cucino di William, a raddoppiare la dose costruendo proprio a due passi un altro albergo, l’Astoria Hotel. Alla zia Elizabeth non restò altro che andarsene per non vedere quello che sarebbe successo. Il Sig. Boldt, un noto albergatore di Philadelfia rilevò le proprietà dei due cugini e riuni  le due strutture tramite il “Peacock Alley”, trasformando quello che diventò il 1° Waldorf Astoria, nell’albergo più grande del  mondo. Certo con tutto quello svettare di cupole e torri e quegli arredi opulenti  tipicamente nell’eclettico stile “Grand hotel”  doveva fare un certo effetto  e i clienti ricchi e gli John-Jacob-Astor330avvenimenti storici non tardarono ad arrivare. Qualcuno da ricordare in particolare?

Il 1912 che fu tragico anche per il Waldorf Astoria perchè nel naufragio del Titanic morì John Jacob IV il  cugino costruttore della 2° unità, l’Astoria Hotel e a Mr Boldt, il proprietario dell’Hotel sembrò giusto che  la Commissione d’inchiesta si tenesse   proprio nelle sale dell’Albergo.

Poi fra principi e duchi del vecchio continente e grandi imprenditori del nuovo, negli anni a ridosso della 1 ° guerra mondiale, si installò al Waldorf Astoria, Nikola Tesla l’eccentrico scienziato  della “corrente alternata” ,colui che  “inventò il XX secolo”, secondo i suoi  maggiori  ammiratori, lo”scienziato pazzo”, secondo i più, che al Waldorf Astoria cenava sempre da solo, nei tavoli più appartati, piegava i tovaglioli dodici volte e faceva tre volte il giro dell’isolato prima di entrare. Lasciò un grosso debito, ma era un genio, inventò anche l’elicottero e i principi del “radar  che nessuno  ai suoi tempi seppe utilizzare.

Nel 1926, la Nbc trasmise il primo programma radiofonico dalla Sala grande del Waldorf Astoria…Ma a quel punto tutti cominciarono a pensare che l’albergo più grande del mondo stava diventando improvvisamente piccolo e  questa volta – ormai  si era alla svolta degli anni ’30 e i tempi erano maturi – costruirono un grattacielo a pochi centinaia di metri di distanza, su Park Avenue.  Del vecchio edificio la moglie di Boldt voleva farne una specie di centro sociale, ma invece – e fu un peccato – venne demolito per fare spazio a un altro titolatissimo edificio “L’Empire State Building.”

La nuova sede è li da vedere  con i piani “a vista” Deco e quelli successivi in un’ uniforme divisione di pieni e di vuoti appena percepibili, nel loro insieme, se si traversa la strada e si guarda in alto. Gli interni sono Waldorf Astoria New York-1sontuosissimi, ma un pò vecchiotti e senza eccessi di fantasia, anche se ad arredarli vennero chiamati i migliori.

Le storie  strane e i personaggi particolari non sono mai mancati e spesso seguitavano ad arrivare a ritmo serrato. Lucky Luciano, assieme a Frank Costello passò per il Waldorf nel 1935, negli ultimi mesi di libertà prima di essere arrestato. Chissà cosa avrebbe pensato la zia Elizabeth di  certe presenze…Sicuramente  avrebbe esclamato “Io ve l’avevo detto!”

I principi di Galles, nel loro eterno peregrinare attorno al mondo – ormai gli era rimasto solo quello da fare – venivano spesso a New York, ospiti, loro e i cagnolini, naturalmente del Waldorf Astoria, l’unico luogo di New York e forse di tutti gli States, all’altezza del loro nome.Waldorf Astoria New York

Fare entrare il Presidente Franklin Delano Roosvelt era un pò complicato, ma ci si riusciva. Proprio sotto l’albergo c’era dei  binari di derivazione della  Central Station, un luogo sconosciuto ai più chiamato Track  61. Li sotto facevano fermare il treno   e il Presidente che si faceva scrupolo di mostrare troppo spesso in pubblico la sua infermità, veniva caricato su ll’auto  a seguito che scendeva direttamente dal treno e fatto un breve percorso si poteva immettere in un ascensore  che saliva direttamente al garage dell’Holel. Di lì un altro ascensore meno segreto e più confortevole portava direttamente il Presidente nella sua  suite. Prima che cadesse in rovina e fosse chiuso, il Track 61 ha fatto in tempo a ospitare parecchi convegni e un originale e celebre party che quì tenne nel 1965, quell’eccentrico di Handy  Warhol!

La storie non hanno fine al Waldorf Astoria! Nel  1954 un archeologo Israeliano negoziò negli scantinati dell’albergo l’acquisto segreto di 4 rotoli  dei ” Manoscritti del Mar Morto”, antichissimi documenti di storia e religione che la sabbia del deserti orientali avevano conservato per millenni.

Nel 1955 al Waldorf Astoria c’era Marylin Monroe, ma se ne dovette andare perchè la Fox gli interruppe il contratto e il conto per lei diventava troppo salato. E a proposito di cinema, la passione per il Waldorf Astoria è di vecchia data da  Ginger Rogers  che  gira nel 1945, Weekend  al Waldorf  a Jack Lemmon e Sandy Dennis  che  in Out of Towners  del 1970, trascinano verso il Waldorf  i sacchi di spazzatura per cercare di capire dove è finita la loro prenotazione. Memorabile poi l’arrivo del re di Zamunda all’Hotel in cerca del figlio in “Il principe cerca moglie” del 1988. Nel 1992 è la volta di un colonnello cieco in “Profumo di donna” mirabilmente interpretato da  Al Pacino e senza elencare tutti l’ultimo film che è stato girato al Waldorf Astoria e del 2009, The Taking of Pelham 123.

Qualche personaggio più recente? Paris Hilton ha passato la sua infanzia  al Waldorf  perchè  nel frattempo la proprietà era passata alla sua famiglia.  Qualche evento ricorrente? Il ballo internazionale delle debuttanti! Il fatto più curioso? L’amnistia concessa due anni fa  ai numerosi “ladri d’albergo” che negli anni erano stati scoperti a portarsi via cucchiai e bicchieri come suovenir.

Oscar_TschirkyIl personaggio più importante, il più famoso, il più eccentrico di tutti? il Maitre d’Hotel Oscar Tschirky, più noto come Oscar del Waldorf, anche perchè quell’impossibile cognome non  lo sapeva pronunciare nessuno. Lavorò 50 anni al Waldorf dove vi entrò nel 1893, facendo carte false e divenendone un’Istituzione. A quel tempo lavorava al Ristorante Delmonico, ma quando seppe del Waldorf Astoria che stava aprendo, sembra che sottrasse la carta intestata del ristorante e sui suoi fogli si fece firmare le referenze dai ricchi clienti del locale. Non sapeva cucinare o forse molto poco, ma è passato alla storia come Oscar l’Epicureo perché  con lui lo stare a tavola e il ricevere è diventato un’arte, dalla formazione dei camerieri alla preparazione di menù pieni di armonia, di colori, di leggerezza, dall’accoglimento  personalizzato dei clienti alla discrezione  più assoluta. In tanti l’hanno lodato e acclamato  e fra le tante testimonianze c’è quella di un affezionato quanto attento frequentatore dell’Hotel che disse di lui”Chi lo studia da vicino presto arriva alla ferma convinzione che avrebbe potuto fare  in modo altrettanto perfetto il Generale o l’Ammiraglio.

Oscar non è mai stato nelle cucine, perché si è sempre occupato di amministrazione e direzione. Ma la cosa più sorprendente è che, ciò nonostante, grazie alla sua fantasia ci ha lasciato alcune ricette che in insalata_di_puntarellemolti hanno definito  “sublimi” di cui la più nota e  la semplicissima, delicatissima, inarrivabile “Waldorf Salad”. La celebrò anche Cole Porter, ospite dell’albergo per diversi anni, che nel 1934 ,lanciano la sua canzone “You are the Top”,scrisse “You are the top, you’re a Waldorf Salad”.

WALDORF SALAD

INGREDIENTI (per 4 persone): sedano rapa 200 grammi, succo di limone 2 cucchiai, sale q. b., mele 200 grammi, noce a pezzi 50 grammi, maionese 150 ml, panna acida o yogurt 2 cucchiai, pepe bianco macinato a piacere.

PREPARAZIONE: sbucciare il sedano rapa, lavarlo e tagliarlo a julienne, farlo scottare 3 minuti in acqua salata, scolarlo e asciugarlo con carta assorbente. Sbucciare le mele, levare il torsolo con l’attrezzo apposito, tagliarle a julienne, poi metterle in una ciotola e spruzzarle con il succo di limone per non farle scurire. Spezzare grossolanamente le noci, poi un una larga ciotola mischiare la maionese con un cucchiaio di succo di limone,2 cucchiai di panna acida o yogurt e pepe bianco macinato. Versare nella ciotola le mele e il sedano rapa e amalgamare il tutto. Alla fine aggiungere le noci e servire.

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Pilar’s rabbit stew… e la Spagna è vicina!

EH 2723PCercò l’avventura per tutta la vita, ma alla fine ne fu travolto. I grandi boschi dell’Illinois  dove da ragazzo  amava perdersi e la pace della natura che pure adorava, non lo trattenero. A 18 anni é in Italia,Volontario nella prima guerra mondiale.Ferito vuole tornare al fronte, ferito di nuovo, si trascina un soldato sulle spalle. Lo rimandano a casa pieno di medaglie, ma non trova pace. Per gli eroi  il ritorno alla vita normale è sempre un trauma Beve, soffre d’insonnia  e così riparte, forse anche per sfuggire una madre  ancora convinta che avrebbe imparato a suonare il violoncello. A Toronto comincia a scrivere per un giornale, il Toronto Star, ma un anno dopo, con i soldi della moglie, è  gia a Parigi. E’ spinto da un’ansia di confronto senza limiti, in cui non può vivere senza mettersi continuamente alla prova  e sfidare tutto quello che ha davanti, uomini, f orze della natura, morte.

Gertrude Stein, che doveva averli capito in pieno, lui e gli altri giovani geni che frequentavano il suo salotto, un giorno glielo sbattè in faccia “Questo è ciò che voi tutti siete.. voi giovani che avete fatto lac88ced69a71e56e6ac8e825c8857951b_b guerra.Voi siete una “lost generation”, una generazione perduta!” Ma a Parigi il giovane Hemingway  scrive e legge moltissimo ed è un mistero, con quella vita frenetica, capire dove trovasse il tempo. Eppure a 30 anni aveva già pubblicato di tutto, poesie racconti e romanzi, come “Fiesta”  e “Addio alle armi.” E se “Addio alle armi” è un lirico, personale ricordo della sua guerra italiana, “Fiesta”  è la rappresentazione corale  più calzante di quei giovani usciti,come Hemingway, senza ideali da un mondo  stravolto che, nella  superficialità della vita da caffé e  nella ricerca di sensazioni estreme, come la corsa dei tori impazziti, credono di colmare il vuoto  che si sente  attorno.

Quando Hemingway torna in America ha una moglie diversa, ma è insofferente alla famiglia mentre è forte il richiamo di Parigi. Sono anni inquieti. Fra la Tortuga  e il Safari in Africa, l’attività di Hemigway è frenetica, beve troppo e comincia già a star male seriamente. Torna brevemente in America e poi via per la Spagna con una nuova donna. Di nuovo Safari in Africa e pesca all’Avana, mentre i suoi racconti vanno di successo in successo e i lui prepara “Avere e non avere”.

Quando scoppia la guerra civile in Spagna è fra i primi ad accorrere. Dovrebbe andare come corrispondente e invece  si ritrova in prima linea a condurre una vita dura di continui spostamenti con la donna che diventerà la sua terza moglie.

1_1fj1qDurante la II guerra mondiale è in Francia come corrispondente, ma ancora  una volta non sa resistere al mito della prima linea. Si strappa le mostrine di giornalista  e si mette alla testa di un gruppo di partigiani con i quali farà un ingresso trionfale a Parigi.

Dopo le guerre sembrò mancargli l’esposizione estrema,  e così se l’andò di continuo a procurare. Fra un safari e l’altro, due incidenti aerei, da cui uscì  con le ossa a pezzi e la mente sconvolta; poi ancora alcool e malattia. Gli ultimi anni sono patetici, l’alcool, la paranoia e il desiderio di farla finita.

Ma in fondo Hemingway ha avuto tutto quello che voleva. Ha soddisfatto il suo narcisismo con il successo letterario, la competizione con se stesso  con tre guerre e infinite avventure di terra e per mare. Quando poi si è sentito finito si è andato a misurare con la morte, la sua grande tentatrice, anticipandola e sconfiggendola con il suicidio.74d493f2c6de7956a54d7ca5fa62ac3b_XL

Forse la sua passione più forte fu la Spagna. Ed è in Spagna che ambienta uno dei suoi romanzi più belli, “Per chi suona la campana” e nella figura di Robert Jordan prova ancora una volta a raccontare se stesso, trasformando il suo  narcisismo  in quello stoico senso del dovere  che, come un imperativo categorico,  porta Jordan a partecipare e morire per una guerra non sua.

Ciò che è particolarmente bello in “Per chi suona la campana”  è l’ambientazione  ancestrale  fra le montagne, che riportano a forme di vita quasi primitive, dove le passioni sono  violente e la crudeltà può diventare estrema. I partigiani che lì si sono rifugiati a fare la guerra dormono e mangiano dentro una grotta, che fa venire in mente quella di Polifemo e, Jordan di notte, all’aperto si immerge nella natura  invaso dall’odore fortissimo delle erbe.“… Questo è l’odore che mi piace. Questo è il trifoglio appena tagliato, la salvia appena tagliata quando uno cavalca dietro a un armento, il fumo della legna e delle foglie che bruciano in autunno. E’ l’odore della nostalgia…”

Poi quando nasce l’amore fra Robert e Maria è davanti a un rustico, saporito, anch’esso primitivo  piatto di coniglio, preparato  in una pentola di ferro da Pilar, la fiera combattente, costruita sul mitico personaggio della contadina Dolores Ibarruri, che diventò la “Pasionaria” di Spagna.coniglio-al-sugo-L-gQ9UYm

“Ora mangiavano tutti dal tegame,in silenzio, come è il costume spagnolo.La pietanza era coniglio cotto con cipolla e peperoni verdi e nella salsa al vino nuotavano i piselli. Era cucinata bene, la carne si staccava dalle ossa e la salsa aveva un odore delizioso. Mangiando Robert Jordan bevve un ‘altra tazza di vino. La ragazza continuava a fissarlo, gli altri badavano solo a mangiare.”

PILAR’S RABBIT STEW  (SPEZZATINO DI CONIGLIO ALLA PILAR)

INGREDIENTI. 1 coniglio di circa 1,5  Kg, 2 bicchieri di vino rosso, 4 cipolle tritate, 4 peperoni verdi tritati, 250 grammi di piselli, 1 foglia di alloro, 2 cucchiai di paprika, 1 cucchiaino di sale, 3 cucchiai di farina, 4 cucchiai di acqua fredda.

PREPARAZIONE: tagliate il coniglio a pezzi e mettetelo in una casseruola. Fatelo rosolare in olio extra vergine di oliva e poi aggiungere il vino. Fate cuocere per circa 40 minuti e  se ce ne fosse bisogno aggiungete acqua.Dopo questo tempo mettete nella casseruola la cipolla, i peperoni, i piselli, la foglia di alloro, la paprika, il sale e fate cuocere ancora per circa 30 minuti. Mescolate con i 4 cucchiai d’acqua la farina e versatela nella casseruola rimestando, finchè la salsa non è addensata.

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Karlovarské Oplatki

carlo_iv_imperatore_sacro_romano_impero_01_800_800Doveva trattarsi di una di quelle grandiosi cacce medievali, tutto splendore e spensierata gaiezza, cone le vediamo ritratte nei quadri e  negli arazzi degli artisti contemporanei e di quelli che vennero dopo. La caccia, fin dall’antichità,  fu uno dei principali divertimenti dei nobili e dei Sovrani e piaceva molto anche a Carlo IV, Imperatore del Sacro Romano Impero e uno degli uomini più potenti del suo tempo. Si racconta che, durante la caccia, mentre inseguiva un cervo per le verdi foreste di Boemia, lo vide all’improvviso, come in un maleficio, restare avvolto in un alto  zampillo d’acqua e in una nuvola di caldo vapore che tutto attorno si andava formando. Cosa ne fu del cervo la storia non lo dice, ma Carlo IVe la sua corte avevano scoperto  l’acqua miracolosa, che fu prontamente impiegata per risanare la gamba malata dell’Imperatore. Di Carlo IV complessivamente non si può dire che fu un cattivo sovrano, magari un po’ intrigante, ma per il resto, amava le arti, fondò l’Università, costruì il famoso ponte detto appunto “Il Ponte di Carlo” e lo stesso Petrarca, che lo andò a trovare a Praga, restò  favorevolmente colpito dalla raffinatezza della sua corte. Ma per tutta la vita Carlo IV ebbe il problema dei soldi. Probabilmente tutto era cominciato con l’elezione a Imperatore del Sacro Romano Impero, per la quale aveva dovuto pagare delle cifre scandalose ai Principi Elettori…poi, forse non riuscì più a scrollarsi di dosso i debiti e per t tutti gli anni a venire seguitò ad andare a caccia del danaro. Ne  seppero qualcosa i Comuni Italiani, che per essere solo  lasciati un po’ in pace,  gli dovettero pagare  somme ingenti appena si affacciò nel Nord Italia, per riandarsene quasi subito! Così, quando gli capitò di scoprire quelle calde acque in terra di Boemia, Carlo pensò subito a quanto gli potevano fruttare e, avviata una bella speculazione  edilizia, costruì la città di Karlsbad e inaugurò la stagione delle terme.  Fu subito un gran successo economico, ma Karlsbad, che più tardi si chiamerà Karlovy Vary e tutte le altre deliziose località termali della zona, la fama internazionale la conquistarono nel 19° Secolo. Prima c’era già stato Pietro il Grande, ma a lanciarla in grande stile fu  Metternich  che, nel 1819 ci tenne una famosa Conferenza con i  Ministri più reazionari dell’epoca. Ne uscirono fuori i “Deliberati di Karlsbad” , un documento che mise  in crisi per parecchi anni le spinte indipendentistiche dei popoli Europei, ma misecervo il nome della città sulle bocca di tutti. Poi arrivarono i  tanti personaggi illustri, aristocratici, pensatori, statisti, compositori. Di sicuro un pò  si saranno pure sentiti male, ma soprattutto volevano ritrovarsi in uno dei luoghi più chic e alla moda della Mitteleuropa. Qui vennero Beethoven, Chopin, Goethe, Dostoevskij e tanti altri, compreso Carl Marx, che in zona ha un museo tutto per sé.

Il xx secolo  fu più travagliato. Dopo la 1° guerra mondiale passò alla Cecoslovacchia e si chiamò Karlovy Vary, poi arrivò Hitler che se la riportò  in Germania  con i Sudeti e  divenne nuovamente Karlsbad, poi alla fine della 2° guerra mondiale tornò in Cecoslovacchia e cambiò nuovamente nome. Adesso è nella Repubblica Ceca, ma il nome non l’ha più cambiato e  non  le converrebbe nemmeno,  visto che, dal 1946, è sede  del  prestigioso Festival Internazionale del Cinema  di Karlovy Vary.

Tutta rimessa a nuovo, nello splendore delle facciate barocche, dei portici neoclassici  e di quelli di ghisa traforata, Carlovy Vary  ha sempre tanto  da offrire. 80 fonti  per 12 sorgenti d’acqua calda e una  tredicesima fonte che  è il famoso liquore Becherovka.  E poi vetrerie, porcellane, la   cristalleria senza  piombo di Moser e tanti concerti. Una volta fino a qualche decennio fa era famosa anche per le sue deliziose “Orchestre di Dame” che allietavano i commensali dei migliori ristoranti… Delle tradizioni di un tempo sono rimaste le famose “Cialde di Karlovy Vary”  che, in qualunque altro posto  del mondo sono per lo più un complemento  ai dolci, al caffè, alla panna, ma che qui invece brillano di luce propria sotto il nome di “Karlovarskè Oplatki”, a cui nel 2011  è stata riconosciuta a livello europeo l’IGP (Indicazione Geogafica protetta), anche se per qualche tempo ancora seguiteranno a esistere  anche le “Karlsbader Oblaten”,  prodotte in Germania e Austria.

66036_Papel-de-Parede-Praga-ao-Anoitecer-Republica-Checa_1280x960La Karlovarské Oplatki originali  sono costituite da due dischi sottili di circa 19 cm di diametro, «incollati» l’uno all’altro, con disegni a rilievo. Il bordo esterno è decorato con un ramo a piccole foglie, di una larghezza di 30 mm  e all’interno di questo bordo si legge, disposta in cerchio, l’iscrizione «Karlovarské Oplatky» di larghezza minima di 20 mm. Al centro della cialda  i due simboli di Karlovy Vary, su un lato la fonte termale  e sull’alto il cervo,  in ricordo del mitico cervo di Carlo IV.

Così come numerosissime sono le imitazioni dei disegni e delle dimensioni delle  Karlovarské Oplatki, altrettanto numerose sono le varianti di preparazione. Della stessa ricetta originale  esistono due versioni di cui una  è costituita da una pastella a base di farina a cui si aggiungono le nocciole  e un’ altra  preparata con l’aggiunta di mandorle, cacao, vaniglia o cannella. Ma ciò che rende  le Karlovarské Oplatki uniche, inimitabili e insostituibili è l’Acqua termale di Karlovy Vary con cui si prepara l’impasto. In genere, nelle altre cialde, l’acqua neppure si adopera.4659050564_e946c6ee4d

Nella difficoltà, come nel caso di altre ricette famose tipo la Sachertorte, di avere ingredienti e dosi precise si apre, per chi volesse  la cialde originali, la possibilità  di andarle a mangiare in loco e forse sarebbe la migliore  soluzione.

In tutti gli altri casi, ecco un’ottima ricetta per cialde, dai mille usi e dall’ottimo sapore:

CIALDE DA DESSERT O DA GELATO:

INGREDIENTI (per 4 – 6 cialde): 100 grammi di zucchero, 20 grammi di farina, 40 grammi di burro, 2 albumi, 70 grammi di mandorle pelate.

PREPARAZIONE; far fondere 20 grammi di burro a bagnomaria in un tegamino.Poi spezzettate le mandorle in una ciotola. Sbattete in una terrina gli albumi con la forchetta,senza montarli. Aggiungete la farina, lo zucchero e il burro fuso. Mescolate amalgamando bene gli ingredienti e unite le mandorle spezzettate.

Distribuite il composto sopra la placca da forno imburrata,a cucchiaiate, ben distanziate l’una dall’altra. Appiattite i mucchietti di impasto con le dita dando loro una forma rotonda e sottile del diametro di circa 12 centimetri ciascuna.

Cuocete nel forno preriscaldato a 180°C per 15 minuti e  fino a quando  le cialde saranno dorate.

Togliete la placca dal forno e staccate le cialde con una spatola.

Servitele in accompagno al gelato, alla crema o altro dolce a cucchiaio.

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