Il Barone Rosso e i Pyzy, una ricetta polacca, con tante affinità in Europa!

“…Così entrambi iniziammo come due pazzi un carosello  con i motori a massimo regime. Le virate che compivano uno intorno all’altro erano così strette che a mio avviso non dovevano avere un raggio superiore agli ottanta-cento metri.  Un po’ alla volta il  pilota, per quanto in gamba, deve averne avuto abbastanza, tanto più che doveva decidersi se atterrare entro le nostre linee oppure ritornare a casa sua…  Io lo seguivo ad un’altezza di 50-30 metri di quota, sparando in continuazione…. Alla fine l’avversario, colpito alla testa, precipitò per circa 50 metri tergo alla nostra linea.”…  Quello era l’undicesimo aereo abbattuto da Manfred von Richthofen  in poco più di due mesi e stavolta la vittima era l’asso dell’aviazione inglese, il maggiore Lanoe Hawker…  La mitragliatrice  dell’aereo avversario finì come un trofeo davanti all’ingresso del suo alloggio. Si stava ormai diffondendo la fama di questo giovane abilissimo e spericolato che faceva la guerra come se fosse un torneo fra antichi cavalieri medievali…

Forse perché lui veniva  dalla cavalleria, arma di cui  però, in poco tempo  era rimasto ben poco… In effetti quando iniziò la prima guerra mondiale tutti pensavano che si sarebbe combattuta secondo la tradizione… Fanti, assalti alla baionetta e lo svolazzare romantico dei mantelli dei cavalieri… Invece tutto  stava cambiando … La guerra era di posizione dentro la trincea e  la mitragliatrice leggera diventava la principale arma della fanteria…  e le tradizionali truppe, con l’arrivo dei carri armati, cominciavano a chiamarsi truppe corazzate. Il ruolo dell’aeroplano  all’inizio era di osservare, prendere appunti  e dopo il  1915 anche fotografare…Ma  in un cielo  sempre più affollato cominciarono  i primi bombardamenti, la reazione della parte avversa  e  gli  scontri/ duelli  sempre più frequenti fra i velivoli, armati  di mitragliatrici…

Il  tenente degli Ulani, il barone Manfred von Richtofen  preparato a una guerra più tradizionale cominciava ad annoiarsi…  Gli assalti della cavalleria, in quella guerra  sempre più diversa,  erano  rari,  tanto che sul fronte russo e su quello francese  le occasioni di combattere furono  inesistenti…L’unico fatto memorabile fu un’imboscata in  una foresta vicino a Virton e la fuga precipitosa.

Era  passato quasi un anno dall’inizio della guerra, quando esasperato scrisse al Comando Generale che era stanco di trasportare vettovaglie…   E  iniziò così la sua avventura nell’aviazione tedesca. Cominciò facendo l’osservatorea
  quasi assiderato dal freddo e dal vento e la prima volta che avvistò un aereo nemico  non riuscì a colpirlo… Con grandi rimproveri del pilota…. Inizi sicuramente non brillanti…  soprattutto quando fece la prima prova per diventare pilota… riuscì  in qualche modo a decollare ma  dopo aver abbozzato varie manovre  una peggiore dell’altra, decise di atterrare, ma  non regolò la velocità, le ruote  si impuntarono e l’aereo si cappotto’. Fu solo alla terza volta che ottenne il suo brevetto di pilota… Non c’è che dire anche gli eroi hanno le loro piccole défaillance… come quella volta che in volo sul seggiolino dell’osservatore in mezzo alla tempesta perse l’orientamento e fece sbagliare rotta al pilota… così provarono ad atterrare e finirono in un pollaio in mezzo alle facce stupite e inferocite dei contadini.

 Le sue strabilianti imprese cominciarono in Russia come bombardiere, ma i duelli aerei, per i quali è passato alla storia cominciarono sui cieli francesi… Nel mese di settembre del 1916 un aereo inglese fu costretto ad atterrare dentro le linee tedesche e per Manfred fu la prima vittoria ufficiale. A Gennaio dell’anno dopo  gli aerei abbattuti erano diventati 17… Il bombardamento  sui campi nemici o sulle industrie non l’interessava affatto,ancor meno quello sulla popolazione civile, quand’era al comando della sua squadriglia lo rifiutò sempre… Non lo riteneva cavalleresco..Era solo la sfida in cielo che l’emozionava e dava senso alla sua guerra.

Era riuscito ad avere uno dei primi Fokker,un aereo innovativo, un monoposto … non c’era più bisogno dell’osservatore che sparava,  perché un congegno sincronizzato consentiva alla mitragliatrice montata sulla fusoliera di sparare automaticamente soltanto quando l’elica non occupava la linea di tiro.

Per qualcuno il numero 17 porta male, ma non così la pensava Manfred von Richthofen che dei suoi 17 aerei abbattuti era orgogliosissimo. Per tutti ormai era il miglior pilota da combattimento e lui sembrava non aver paura di nessuno, anzi voleva che tutti sapessero che lui era lì a guardia dei cieli… Così  decise di dipingere il suo Fokker interamente di rosso… Immediatamente riconoscibile… Una sfida agli avversari e al suo stesso destino…  Lo chiameranno “Il Barone Rosso”, il titolo con cui passerà alla storia. Gli uomini della sua squadriglia non furono da meno … Li cominciarono a chiamare il “Circo Volante” perché ognuno si era dipinto l’aereo con un colore sgargiante e tutti insieme volteggiavano nei cieli come un grande circo intento a fare le più spericolate acrobazie… Ogni combattimento quando c’erano loro diventava  uno spettacolo…

All’inizio di  Aprile del 1917 gli aerei abbattuti erano diventati 32 alla fine del mese 53… L’aprile di sangue lo chiamarono gli alleati,  che rischiarono l’estinzione delle loro forze aeree.

La sua fama era ormai  non aveva più confini! In tutta Europa, amici e nemici parlavano di lui  e il 2 maggio quando Manfred compie 25 anni  il Kaiser Guglielmo II lo vuole  conoscere… Poi lui va a trovare i suoi  nobili genitori in quella bella tenuta di campagna a Schweidnitz, dov’era cresciuto fra caccia e boschi…

Sarà l’ultima volta…  A luglio   la sua  buona stella comincia a tradirlo … Quel numero 17 a cui lui non credeva era anche nei numeri dell’anno!  Durante un combattimento il Capitano inglese Donald Cunnell lo colpisce alla testa  “Mi avevano beccato,- scriverà nel suo diario – Per un attimo rimasi completamente paralizzato. Le mani pendevano inerti e le gambe ciondolavano” Poi l’operazione e la lunga convalescenza. Nelle alte sfere sono preoccupati… L’assenza del Barone Rosso può  demoralizzare l’intero esercito e dare nuovo coraggio ai nemici…

Lui appena possibile torna a combattere… Lo nasconde  a tutti, ma in realtà non è più lo stesso…  Mal di testa, nausee, una profonda malinconia… Il ragazzo spavaldo e  allegro non c’è più…”…

Il 21 aprile 1918 decolla dal campo di Cappy… Nel gruppo c’è anche suo cugino, alle prima armi… Quando durante il combattimento vede che è in pericolo cerca di salvarlo, ma in una virata sconfina sopra le linee nemiche. e si abbassa troppo… Chissà se a colpirlo è stato il Capitano canadese Arthur Roy Brown o la contraerea nemica… Dopo 11 giorni, il due maggio avrebbe compiuto 26 anni…

Poco dopo un caccia inglese lasciò cadere sul campo-base tedesco di Cappy il  messaggio: “AL CORPO D’AVIAZIONE TEDESCO. Il capitano barone Manfred von Richtofen è stato ucciso in battaglia il 21 aprile 1918 e seppellito con tutti gli onori militari” La fotografia d’epoca con le esequie del Barone Rosso mostra il rispetto e anche la mestizia dei suoi nemici… Chissà cosa provava  Manfred  in quel momento… Forse era anche lui un po’ triste perchè  era così giovane… Ma sapeva anche che stava entrando nella leggenda.  Nessuno come lui riuscirà ad abbattere nella grande guerra più di 80 aeroplani nemici… 

La terra  dove nacque e visse il Barone Rosso, una volta tedesca è oggi terra polacca, però la ricetta che abbiamo scelto, pur essendo ufficialmente polacca in  realtà con tutte le varianti del caso,  si ritrova in mezza Europa…  Perché in fondo di “gnocchi” si tratta… Forse a lui piacerebbe sapere che oggi  molte cose in Europa sono patrimonio comune e non ci sono più quei terribili conflitti storici  che  una volta dividevano i popoli…  Quelli che hanno portato a morire  tanti giovani generosi come lui che avevano solo 25 anni…

PYZY

INGREDIENTI  per 4 persone: 1 kg di patate, 4 cucchiai di farina, 3 uova, 1/2 kg di carne bovina macinata, 1 cipolla, 1 cucchiaio di burro, 2 cucchiai di pan grattato, sale e pepe a piacere.

PREPARAZIONE: Fate cuocere in acqua bollente metà delle patate , fatele raffreddare e poi schiacciatele  aiutandovi con un bicchiere  o nel passapatate.  Grattate finemente le patate rimaste crude e mischiatele con quelle già bollite. Aggiungete la farina, 2 uova,  un po’ di sale e impastate.

Fate sciogliere in un tegame, a fiamma molto bassa, il burro e poi fatevi rosolare la cipolla tagliata finemente, insieme alla carne precedentemente  bollita in acqua avvolta in un panno. Aggiungete poi il pan grattato, 1 uovo, il sale e il pepe.

Dall’ impasto di farina ricavate  dei cerchi grandi circa tre volte gli gnocchi italiani, mettete al centro un cucchiaino di ripieno di carne e richiudete dando loro una forma ovale o tonda.

Fate bollire dell’acqua e fate cuocere in essa i pyzy per 5 minuti circa. Come per tutti gli gnocchi,quando sono cotti affiorano in superficie e li potete estrarre dalla pentola con il mestolo forato. In Polonia e in parecchi pawsi del Nord vengono serviti con burro e pancetta soffritta, ma un condimento a base di salsa di pomodoro è una piacevolissima variante . A voi la scelta per questo piatto  decisamente sopra nazionale!

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A Carnevale… Mehlsuppe di Basilea!

700px-Panorama_baselNon c’é che dire! Almeno 3/4 di nobiltà non glieli toglie nessuno La città nasce bene  e nel corso della storia mantiene sempre  il suo pedigree. L’aveva fondata nel 44 a.C. un Generale romano, Lucio Munazio Planco, amico intimo di Giulio Cesare e di AugustoTinguely-Brunnen_01  cui l’aveva dedicata con la titolatura imperiale di Augusta Raurica. Sicuramente era nata con la vocazione dell’arte e della cultura perchè già allora fra i vari splendori, aveva un teatro da 10.000 posti, il più grande a Nord delle Alpi. Sarà per quei buoni inizi, imagema anche oggi il tratto più significativo di Basilea è la cultura, che si respira ovunque. Non quella mummificata e immobile che mette in soggezione e allontana, ma quella delle continue avanguardie che, qui, sono sempre di casa e fanno della città una   punta di diamante verso il futuro. Sembra che Basilea l’abbia avuto come destino, quello di essere stata il crocevia di tutte le novità, con un’Università  fra le più antiche d’Europa, docenti al top come Erasmo, Paracelso e Nietzsche, una giovanissima casa editrice, la Schwabe, attiva dal 1488, un riformatore come Zwingli e un sognatore come Herman Hesse.

Città dai cento e insoliti musei, compresi quello della Carta e quello delle Bambole, al viaggiatore che arriva, attratto da tante meraviglie di sentito dire, Basilea appare subito viva e affascinante, divisa dal suo famoso fiume e riagganciata dai  6  grandi  ponti. Del suo polo industriale e delle mitiche industrie farmaceutiche quasi non c’è traccia in città. Con tre svincoli si entra nel centro storico e la Markplatz sta ancora lì col mercato, le arcate del Municipio e il cinquecentesco Palazzo dei Bottai. Poi appena un po’ oltre, fra le architetture gotiche, si insinuano le novità, i tocchi del design Carnevale di Basilea_2contemporaneo e si arriva sul lungo fiume dove già si fa sentire quello spirito cosmopolita che infonde alla città l’Art Basel, la mostra estiva che è  la più squillante vetrina di tutta l’arte moderna. Per scoprire invece…l’arte in pianta stabile, basta cercare le banane. Sono all’ingresso delle gallerie, dei musei, degli spazi espositivi, disegnate da Thomas Baumgartel per tutti iluoghi di interesse artistico…  e con questo filo d’Arianna,  dopo un pò che si gira, ci si rende conto che qui la creatività è passata dal vecchio al nuovo, sempre arricchendosi e mai interrompendosi. Al Museo Tinguely c’è la più grande collezione di questo artista anarchico e irriverente  fra cui “Memoriale per Joackim B”,  l’elegia di metallo di una macchina spalancata, resa solenne dal ricordo dell’amico morto  in un incidente d’auto. E’ un’0pera  triste che tocca il cuore, ma c’è anche un altro aspetto di Tinguely. Divertita, originale e  stravagante “La fontana del Carnevale” cinetica e tutta spruzzi vuole essere un simbolo di questa città che, anche del Carnevale, ha voluto fare un atto di creatività in movimento che si rinnova di anno in anno.

carnevale_di_basileaUn Carnevale un po’ “sui generis” che inizia quando gli altri  già stringono la cinghia della quaresima quasi da una settimana… Sembra che sia stato un dispetto alle gerarchie cattoliche appena la città divenne protestante. L’altra eccentricità è che tutto comincia alle 4 di mattina “svizzere,” di un lunedì e guai a chi scatta un flash prima dell’inizio. C’è un silenzio da paura nel centro storico completamente avvolto dal buio della profonda notte invernale, prima che il Mazziere esclami “Morgenstraich vorwarts marsch.”  Allora comincia il rullo dei tamburi, il suono del piffero e il lungo corteo di maschere con piccole lanterne sulla testa e altre più grandi in mano, inizia ad avviarsi. Le piazze si animano, con vecchie e nuove ballate, caricaturi e ilari scenette al suono di tromboni vecchi e ammaccati che danno vita a ritmi stridenti o stonati, tutti di grande comicità, in cui si fa ironia su personaggi in vista della vita cittadina. La giornata del lunedì è piena di sfilate delle “clique” le associazioni organizzatrici del carnevale che, fra costumi orridi o satirici, secondo le tematiche che cambiano di anno in anno, passano in mezzo a due ali di folla che si 0b7787eac0aae24bb1e1d543bf38b9a7accalca… E chi non trova posto, a turni regolari si scalda e si riposa nei caffè e nei ristoranti aperti tutta la notte… Il martedì è tutto per i bambini, ma la serata è di nuovo dedicata all’assordante, irridente cacofonia della “Guggemuusige” nella città invasa dai musicanti mascherati. E mercoledì tutto prosegue ancora con la musica, i canti e le sfilate, con l’euforia alle stelle che invade strade e vicoli di maschere e spettatoti, in un divertimento sfrenato senza sosta o attimi di tregua. Nè il tramonto, né la notte hanno più alcun potere sul Carnevale impazzito…fino alle prime luci dell’alba del giovedì. Solo allora i locali danno il segnale, cominciando a chiudere i battenti e la folla, dispiaciuta, ma in fondo… anche un po’ stanca, comincia lentamente a disperdersi.

Allora, quando il silenzio  inizia a scendere sulle strade filanti, ma già silenziose, arriva l’ultimo, magico sprazzo del Carnevale e i più fedeli alle antiche tradizioni trovano i locali giusti, aperti solo per loro, dove possono lietamente concludere la grande festa mettendo mano a scodelle e cucchiai dove, fumante, li aspetta la grande zuppa del carnevale svizzero, quella Mehlsuppe  che scalda e rincuora l’ultima Fasnacht, in un legame fra passato e presente che è il segreto della bella e grande Basilea.

MEHLSUPPE

INGREDIENTI (per 2,5 litri di zuppa): grasso vegetale 80 grammi, cipolle 700 grammi, farina  200 grammi, brodo di carne 3 litri, vino rosso 2 dl, sale e pepe q.b., 100 grammi di Sbrinz grattugiato.

PREPARAZIONE: pelare le cipolle e tagliarle a rondelle. Far colorare la farina  in una padella su fuoco medio girandola in continuazione. Versare in un’altra padella il grasso e farvi rosolare a fuoco dolce la cipolla, aggiungere poi la farina e far raffreddare.

Versare ‘impasto di farina e cipolla in una pentola,aggiungervi il brodo caldo e il vino e far cuocere per circa un’ora, schiumando frequentemente la superficie del brodo.

Filtrare la zuppa in un colino e travasarla in una zuppiera aggiungendo sale e pepe e servire con lo Sbrinz  distribuito sulle singole scodelle.

Carnevale-Basilea