Francesco Baracca e il Bustrengo, un dolce rustico della terra di Romagna!

Una  ricca famiglia di provincia, il padre proprietario terriero e una madre  nobile che portò in dote altre terre. Su quel figlio   avevano  riversato tutte le loro ambizioni…  Scuole di prestigio…  Il violoncello e l’accademia di Modena… Sua madre  se lo immaginava in una vita brillante, con un buon matrimonio, le feste del circolo ufficiali e più tardi l’amministrazione delle terre. Invece fu tutta un’altra storia…  Francesco era  un grande sportivo e all’improvviso nel 1912 gli prese quella folle passione  per il nuovo sport…. Il più alla moda di tutti…Il volo…  E il suo Reggimento di Cavalleria allora lo mandò a Reims a imparare a pilotare gli aerei…  L’estate del 1912 deve essere stata una stagione splendida, che Baracca passò volando sopra la Champagne, cavalcando e vistando Parigi. Alla madre la sua grande amica e unica confidente scriveva  tutto spensierato  “Facciamo una vita brillante e dispendiosa, come è sempre stata degli Ufficiali Aviatori…Ci divertiamo e cercheremo di restare in Francia il più che sarà possibile. Domani sera andremo a Parigi ed abbiamo già un programma meraviglioso da svolgere in tre giorni circa tutti i luoghi da visitare… e quelli fino a mezzanotte … E quelli dopo mezzanotte”

Tornato in Italia  continuò la splendida stagione… Sembrava tutto un grande gioco… Abilità e acrobazie di cui si era subito appassionato… Un ‘esercitazione a novembre con un volo in formazione di 8 velivoli…L’anno dopo portò suo padre in volo e prese parte alle esercitazioni della Cavalleria…   Per la prima volta in cielo c’erano   quattro squadriglie…

Lo scoppio della guerra lo sorprese e lo lasciò con l’amaro in bocca… Anche se era un militare forse non aveva mai pensato che sarebbe successo alla sua generazione…  Lo mandarono di nuovo in Francia ad allenarsi  … Adesso non si trattava più di imparare a gestire un aereo… Bisognava imparare la nuova tattica… Il combattimento  aereo, il duello…   Ma quegli  aerei erano già vecchi… Le armi a bordo poco efficaci … Ricominciarono l’allenamento da capo con nuovi comandi con il timone ai piedi… I giovani Ufficiali non lo capivano bene , ma le lettere di Francesco alla madre sono ormai più consapevoli e meno allegre: “Il Nieuport”che dobbiamo pilotare, che fa da 145 a 150 km. all’ora è difficile ed occorre procedere con prudenza; non so poi se nei nostri terreni potrà trovare applicazione, perché ha bisogno di un gran campo di partenza e di atterraggio; ma ora escono già altri apparecchi anche migliori del nostro “Nieuport”  …Forse potremo cambiare…”

Difatti i primi combattimenti non sono un successo… La prima volta che Baracca  intercetta  un aereo nemico che  stava bombardando Udine  la sua arma s’inceppa per due volte  e lo devono salvare i compagni…  Il suo aereo è  colpito in tre punti … La seconda volta pochi giorni dopo non va  meglio…   di nuovo l’arma lo tradisce. Si salva mettendosi in picchiata, mentre il mitragliere nemico gli sparava contro, colpendolo…

A ottobre gli danno finalmente un aereo nuovo, un Nieuport X , ma gli aerei nemici sembrano scomparsi… Loro non lo sanno, ma anche l’aviazione  austriaca è in serie difficoltà e sta cercando aerei piu efficienti!…  Le autorità  promettono un premio in denaro a chi abbatterà il primo aereo… Baracca ci scherza  su…” Ci potrei fare una buona puntata a Montecarlo… Da una parte la vita, dalll’altra il premio e la gloria” A novembre ce la fanno ad abbattere un aereo nemico, ma non gli verrà nemmmeno riconosciuto…

 Finalmente il 7 aprile 1916 con un Nieuport N.13 abbatte un Hansa-Brandenburg C.I austriaco presso Medeuzza,   La sua prima vittoria fu anche la prima vittoria italiana in un combattimento aereo nel corso del conflitto.   Ma la prima cosa che fa Francesco Baracca è scendere a terra per vedere cos’è successo al nemico… Così annoterà nel suo diario:”Il pilota, un cadetto viennese di 24 anni, ferito leggermente alla testa è salvo per miracolo perché ben otto palle lo hanno sfiorato; l’osservatore, un primo tenente, è invece ferito gravemente da tre palle e forse non e la caverà. L’apparecchio era tutto intriso di sangue coagulato al posto dell’osservatore, e dava una triste impressione della guerra. Ho parlato a lungo col pilota austriaco, stringendogli la mano e facendogli coraggio poiché era molto avvilito; veniva dal fronte russo dove aveva guadagnato la croce di guerra e medaglia al valore che portava sulla sua uniforme azzurra. Non aveva potuto salvarsi dalla mia caccia e mi esprimeva la sua ammirazione con le poche parole di italiano che sapeva.”

Lo farà spesso,al termine delle battaglie…Ogni volta che gli sarà possibile… Diceva sempre  “E’ all’apparecchio che io miro, non all’uomo”. Quà e là ritroviamo le sue annotazioni “L’ufficiale osservatore è colpito al polmone e ad un braccio ma forse se la caverà. Gli ho parlato a lungo all’ospedale …Venivano da Villach”  E ancora,in un altra occasione, dopo un duello aereo terribile l’11 febbraio del 1917 «Il nemico con gran coraggio accettava combattimento, forse sicuro di respingerci tutti…  Poi colpito incominciò la discesa precipitosa ed atterrò verso Remanzacco urtando un albero e rovinando le ali. Immagina quale spettacolo hanno veduto da terra tutta Udine e decine di migliaia di persone.… Gli aviatori nemici erano stati già portati via: l’osservatore è un tenente di cavalleria polacco, di nobile famiglia. E due mesi dopo ancora annotava “Siamo stati a trovare il tenente   ferito a Udine: è molto malandato, ha ancora la ferita aperta ma guarirà, gli portai le fotografie dell’apparecchio, gli ho promesso un pezzo d’elica per ricordo e dei libri da leggere. La madre sua chiede con insistenza notizie per via della Svizzera: abbiamo saputo che è il terzo figlio, superstite unico della guerra e che la sua famiglia tiene un centinaio di nostri prigionieri che lavorano nei loro campi e sono molto ben trattati”. Pochi altri assi ebbero il rispetto e l’umanitàdi Francesco per le vittime …  Ma  lui in effetti era rimasto un antico cavaliere…

Fece la guerra per due anni, ma molto meno  ci mise per  diventare un mito…Tre vittorie seguirono presto  quella del 7 aprile…  A maggio sette vittorie individuali e tre in collaborazione… Una sequenza che sembra senza fine..  Gli danno un nuovo aereo  il Nieuport 17 Bébé  dove  dipinge il suo famoso “Cavallino Nero Rampante”… Un’immagine che  gli sopravviverà… Mentre  il numero crescente delle  vittorie aeree lo  rende famoso  e fa sognare l’Italia . Nel settembre 1917, con 19 vittorie al suo attivo, è l’asso italiano  Altri cinque  vittorie  in ottobre, con due doppi abbattimenti in due singoli giorni.  Nel 1918 lo mettono a riposo per alcuni mesi, ma  quando torna le  vittorie diventano 34… Di quelle riconosciute!

 Ma negli ultimi tempi non era sereno. Vedeva la guerra ormai affidata alla tecnica sempre pià sofisticata e crudele delle armi e non al valore individuale.  Alla madre scriveva tutto il suo dolore per l’uso di pallottole traccianti, quelle  con la carica pirotecnica   che si accendeva  all’atto dello sparo … Aveva    visto un aviatore austriaco, avvolto dalle fiamme, gettarsi nel vuoto da alta quota.  url-3

Il 19 giugno del 1918 mentre  era impegnato in un’azione di mitragliamento a volo radente  sul Montello, il suo aereo venne abbattuto. Baracca fu ucciso probabilmente da un colpo di fucile sparato da terra, mentre sorvolava le trincee austriache. Aveva  da poco compiuto 30 anni… Il giorno prima aveva trovato una pallottola penetrata nel suo giubbotto senza ferirlo e ci aveva riso sopra, con la sua aria di grande ragazzo che non credeva alla sfortuna… Non credeva nemmeno di essere un eroe  e invece lo era…   Perché aveva fatto quello,  che lui diceva sempre…  In guerra devi sempre fare più del tuo dovere…

Pochi lo sanno… Abituati come siamo a vederlo sulle favolose vetture della Scuderia  Ferrari, abbiamo quasi la sensazione che sia una cosa del tutto naturale  e magari sia nato  da qualche designer della Ferrari stessa. Invece  la storia del cavallino rampante è più  lunga e  affascinante e l’ha raccontata proprio Enzo Ferrari … Era il 1923 e   il «Drake» aveva appena  vinto  il primo circuito del Savio che si correva a Ravenna e proprio lì fra una congratulazione e l’altra conobbe il conte Enrico Baracca …A quel primo incontro ne seguirono altri… divenne un’amicizia profonda con tutta la famiglia…Poi un giorno  la Signora Francesca volle donargli l’emblema del “Cavallino”… Era il simbolo del figlio morto in battaglia, di sicuro faceva fatica a privarsene, ma sapeva che quello poteva essere il modo migliore per mantenere viva la memoria di quello che era stato l'”Asso”  della  1° guerra mondiale…”Ferrari- mi disse – metta sulle sue macchine il Cavallino Rampante del mio figliolo. Vedrà, le porterà fortuna…”

Era nato a Lugo, in terra di Romagna, in una terra che  era tutta una fertile campagna…  Gli abbiamo dedicato un dolce dei contadini, rustico e buonissimo!  La ricetta è rimasta in gran parte segreta e  per questo se ne hanno parecchie varianti… In alcune zone di montagna, fino a pochi anni fa  si cuoceva ancora sul focolare sotto una coppa metallica…

BUSTRENGO

INGREDIENTI per circa dieci fette: 10o grammi di farina gialla, 200 grammi di farina bianca, 100 grammi di pan grattato, 200 grammi di zucchero o miele, 500 ml di latte, 500 grammi di mele sbucciate e tagliate a tocchetti, 100 grammi di uva passa,100 grammi di fichi secchi a pezzetti, la scorza di un limone, la scorza di un’ arancia, 3 uova, 1/2 bicchiere di olio extra vergine di oliva, 1 cucchiaino di sale, zucchero a velo.

PREPARAZIONE: Amalgamate perfettamente tutti gli ingredienti e metteteli in una teglia tonda dal bordo sganciabile e infornate a temperatura di circa 160°C per circa un ora. Estraetela dal forno,sganciate il bordo appena si fredda e lasciatela riposare prima di tagliarla a fette e servirla, spolverizzata di zucchero a velo Si gusta piacevolmente con “Albana di Romagna Passito DOCG”

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Il Barone Rosso e i Pyzy, una ricetta polacca, con tante affinità in Europa!

“…Così entrambi iniziammo come due pazzi un carosello  con i motori a massimo regime. Le virate che compivano uno intorno all’altro erano così strette che a mio avviso non dovevano avere un raggio superiore agli ottanta-cento metri.  Un po’ alla volta il  pilota, per quanto in gamba, deve averne avuto abbastanza, tanto più che doveva decidersi se atterrare entro le nostre linee oppure ritornare a casa sua…  Io lo seguivo ad un’altezza di 50-30 metri di quota, sparando in continuazione…. Alla fine l’avversario, colpito alla testa, precipitò per circa 50 metri tergo alla nostra linea.”…  Quello era l’undicesimo aereo abbattuto da Manfred von Richthofen  in poco più di due mesi e stavolta la vittima era l’asso dell’aviazione inglese, il maggiore Lanoe Hawker…  La mitragliatrice  dell’aereo avversario finì come un trofeo davanti all’ingresso del suo alloggio. Si stava ormai diffondendo la fama di questo giovane abilissimo e spericolato che faceva la guerra come se fosse un torneo fra antichi cavalieri medievali…

Forse perché lui veniva  dalla cavalleria, arma di cui  però, in poco tempo  era rimasto ben poco… In effetti quando iniziò la prima guerra mondiale tutti pensavano che si sarebbe combattuta secondo la tradizione… Fanti, assalti alla baionetta e lo svolazzare romantico dei mantelli dei cavalieri… Invece tutto  stava cambiando … La guerra era di posizione dentro la trincea e  la mitragliatrice leggera diventava la principale arma della fanteria…  e le tradizionali truppe, con l’arrivo dei carri armati, cominciavano a chiamarsi truppe corazzate. Il ruolo dell’aeroplano  all’inizio era di osservare, prendere appunti  e dopo il  1915 anche fotografare…Ma  in un cielo  sempre più affollato cominciarono  i primi bombardamenti, la reazione della parte avversa  e  gli  scontri/ duelli  sempre più frequenti fra i velivoli, armati  di mitragliatrici…

Il  tenente degli Ulani, il barone Manfred von Richtofen  preparato a una guerra più tradizionale cominciava ad annoiarsi…  Gli assalti della cavalleria, in quella guerra  sempre più diversa,  erano  rari,  tanto che sul fronte russo e su quello francese  le occasioni di combattere furono  inesistenti…L’unico fatto memorabile fu un’imboscata in  una foresta vicino a Virton e la fuga precipitosa.

Era  passato quasi un anno dall’inizio della guerra, quando esasperato scrisse al Comando Generale che era stanco di trasportare vettovaglie…   E  iniziò così la sua avventura nell’aviazione tedesca. Cominciò facendo l’osservatorea
  quasi assiderato dal freddo e dal vento e la prima volta che avvistò un aereo nemico  non riuscì a colpirlo… Con grandi rimproveri del pilota…. Inizi sicuramente non brillanti…  soprattutto quando fece la prima prova per diventare pilota… riuscì  in qualche modo a decollare ma  dopo aver abbozzato varie manovre  una peggiore dell’altra, decise di atterrare, ma  non regolò la velocità, le ruote  si impuntarono e l’aereo si cappotto’. Fu solo alla terza volta che ottenne il suo brevetto di pilota… Non c’è che dire anche gli eroi hanno le loro piccole défaillance… come quella volta che in volo sul seggiolino dell’osservatore in mezzo alla tempesta perse l’orientamento e fece sbagliare rotta al pilota… così provarono ad atterrare e finirono in un pollaio in mezzo alle facce stupite e inferocite dei contadini.

 Le sue strabilianti imprese cominciarono in Russia come bombardiere, ma i duelli aerei, per i quali è passato alla storia cominciarono sui cieli francesi… Nel mese di settembre del 1916 un aereo inglese fu costretto ad atterrare dentro le linee tedesche e per Manfred fu la prima vittoria ufficiale. A Gennaio dell’anno dopo  gli aerei abbattuti erano diventati 17… Il bombardamento  sui campi nemici o sulle industrie non l’interessava affatto,ancor meno quello sulla popolazione civile, quand’era al comando della sua squadriglia lo rifiutò sempre… Non lo riteneva cavalleresco..Era solo la sfida in cielo che l’emozionava e dava senso alla sua guerra.

Era riuscito ad avere uno dei primi Fokker,un aereo innovativo, un monoposto … non c’era più bisogno dell’osservatore che sparava,  perché un congegno sincronizzato consentiva alla mitragliatrice montata sulla fusoliera di sparare automaticamente soltanto quando l’elica non occupava la linea di tiro.

Per qualcuno il numero 17 porta male, ma non così la pensava Manfred von Richthofen che dei suoi 17 aerei abbattuti era orgogliosissimo. Per tutti ormai era il miglior pilota da combattimento e lui sembrava non aver paura di nessuno, anzi voleva che tutti sapessero che lui era lì a guardia dei cieli… Così  decise di dipingere il suo Fokker interamente di rosso… Immediatamente riconoscibile… Una sfida agli avversari e al suo stesso destino…  Lo chiameranno “Il Barone Rosso”, il titolo con cui passerà alla storia. Gli uomini della sua squadriglia non furono da meno … Li cominciarono a chiamare il “Circo Volante” perché ognuno si era dipinto l’aereo con un colore sgargiante e tutti insieme volteggiavano nei cieli come un grande circo intento a fare le più spericolate acrobazie… Ogni combattimento quando c’erano loro diventava  uno spettacolo…

All’inizio di  Aprile del 1917 gli aerei abbattuti erano diventati 32 alla fine del mese 53… L’aprile di sangue lo chiamarono gli alleati,  che rischiarono l’estinzione delle loro forze aeree.

La sua fama era ormai  non aveva più confini! In tutta Europa, amici e nemici parlavano di lui  e il 2 maggio quando Manfred compie 25 anni  il Kaiser Guglielmo II lo vuole  conoscere… Poi lui va a trovare i suoi  nobili genitori in quella bella tenuta di campagna a Schweidnitz, dov’era cresciuto fra caccia e boschi…

Sarà l’ultima volta…  A luglio   la sua  buona stella comincia a tradirlo … Quel numero 17 a cui lui non credeva era anche nei numeri dell’anno!  Durante un combattimento il Capitano inglese Donald Cunnell lo colpisce alla testa  “Mi avevano beccato,- scriverà nel suo diario – Per un attimo rimasi completamente paralizzato. Le mani pendevano inerti e le gambe ciondolavano” Poi l’operazione e la lunga convalescenza. Nelle alte sfere sono preoccupati… L’assenza del Barone Rosso può  demoralizzare l’intero esercito e dare nuovo coraggio ai nemici…

Lui appena possibile torna a combattere… Lo nasconde  a tutti, ma in realtà non è più lo stesso…  Mal di testa, nausee, una profonda malinconia… Il ragazzo spavaldo e  allegro non c’è più…”…

Il 21 aprile 1918 decolla dal campo di Cappy… Nel gruppo c’è anche suo cugino, alle prima armi… Quando durante il combattimento vede che è in pericolo cerca di salvarlo, ma in una virata sconfina sopra le linee nemiche. e si abbassa troppo… Chissà se a colpirlo è stato il Capitano canadese Arthur Roy Brown o la contraerea nemica… Dopo 11 giorni, il due maggio avrebbe compiuto 26 anni…

Poco dopo un caccia inglese lasciò cadere sul campo-base tedesco di Cappy il  messaggio: “AL CORPO D’AVIAZIONE TEDESCO. Il capitano barone Manfred von Richtofen è stato ucciso in battaglia il 21 aprile 1918 e seppellito con tutti gli onori militari” La fotografia d’epoca con le esequie del Barone Rosso mostra il rispetto e anche la mestizia dei suoi nemici… Chissà cosa provava  Manfred  in quel momento… Forse era anche lui un po’ triste perchè  era così giovane… Ma sapeva anche che stava entrando nella leggenda.  Nessuno come lui riuscirà ad abbattere nella grande guerra più di 80 aeroplani nemici… 

La terra  dove nacque e visse il Barone Rosso, una volta tedesca è oggi terra polacca, però la ricetta che abbiamo scelto, pur essendo ufficialmente polacca in  realtà con tutte le varianti del caso,  si ritrova in mezza Europa…  Perché in fondo di “gnocchi” si tratta… Forse a lui piacerebbe sapere che oggi  molte cose in Europa sono patrimonio comune e non ci sono più quei terribili conflitti storici  che  una volta dividevano i popoli…  Quelli che hanno portato a morire  tanti giovani generosi come lui che avevano solo 25 anni…

PYZY

INGREDIENTI  per 4 persone: 1 kg di patate, 4 cucchiai di farina, 3 uova, 1/2 kg di carne bovina macinata, 1 cipolla, 1 cucchiaio di burro, 2 cucchiai di pan grattato, sale e pepe a piacere.

PREPARAZIONE: Fate cuocere in acqua bollente metà delle patate , fatele raffreddare e poi schiacciatele  aiutandovi con un bicchiere  o nel passapatate.  Grattate finemente le patate rimaste crude e mischiatele con quelle già bollite. Aggiungete la farina, 2 uova,  un po’ di sale e impastate.

Fate sciogliere in un tegame, a fiamma molto bassa, il burro e poi fatevi rosolare la cipolla tagliata finemente, insieme alla carne precedentemente  bollita in acqua avvolta in un panno. Aggiungete poi il pan grattato, 1 uovo, il sale e il pepe.

Dall’ impasto di farina ricavate  dei cerchi grandi circa tre volte gli gnocchi italiani, mettete al centro un cucchiaino di ripieno di carne e richiudete dando loro una forma ovale o tonda.

Fate bollire dell’acqua e fate cuocere in essa i pyzy per 5 minuti circa. Come per tutti gli gnocchi,quando sono cotti affiorano in superficie e li potete estrarre dalla pentola con il mestolo forato. In Polonia e in parecchi pawsi del Nord vengono serviti con burro e pancetta soffritta, ma un condimento a base di salsa di pomodoro è una piacevolissima variante . A voi la scelta per questo piatto  decisamente sopra nazionale!