Evita Peron e la dolcezza degli Alfajores!

Un po’ sogno  e un po’ incubo quella bellissima signora bionda nell’ Europa stremata dalla guerra, appena finita. In sostanza la moglie di uno dei tanti dittatori del Sud America…  Ma questo  non si riusciva  a etichettare… Populista e fascista  si diceva, ma intanto nazionalizzava le  industrie come nel più  ortodosso dei paesi comunisti…  Lei era arrivata sorridendo a tutti  con un’eleganza ostentata da palcoscenico,  vertiginosi abiti da sera e gioielli che le pendevano da tutte le parti… Era quasi estate  ma scese dall’aereo a Madrid avvolta in un’opulenta pelliccia da grande Nord… Eppure  molti governanti fra l’ammirazione e l’imbarazzo dovettero riceverla.. Arrivava da uno Stato ricco e potente… Che poteva riempire di grano l’Europa affamata…  Era tutta una strana situazione… Una First Lady che non era al seguito del marito metteva in difficoltà i protocolli…  E ancor più lei metteva in difficoltà  i suoi ospiti andando in giro per i quartieri  poveri delle città… Parlava con tutti, si informava, lasciava  somme ingenti per aiutare…   Mancava di tatto e non nascose la sua indifferenza di fronte   alle meraviglie artistiche inserite nei programmi ufficiali. Dura, provocatoria, seguitava a ripetere “Mi commuovo solo di fronte al popolo, non di fronte alle cose inanimate”  In Spagna comunque fu un gran successo, almeno di facciata, a Roma fu ricevuta dal  papa Pio XII… 20 minuti di udienza come per le regine e non era poco per una dal passato così recente e così chiacchierato. In  Inghilterra non ce la vollero  proprio…. Quell’affronto di nazionalizzare i treni togliendoli a un’onorata compagnia britannica, non riuscivano a mandarlo giù. Appena gentili in Francia,  l’unico a mostrarle simpatia,  tutta  ricambiata, fu il nunzio apostolico di Parigi, monsignor Angelo Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII. Lui probabilmente andò oltre le apparenze…

Apparenze  che  facevano a pezzi la reputazione di Eva Peron…Alle spalle una famiglia di illegittimi… 5 fratelli  con un padre sposato a un’ altra donna, una mamma povera che cuciva sulla Singer e  a scuola le irrisioni dei bambini “bene”… Lei Eva cresce con un brutto carattere, mutevole e spaventato.. mangia poco per non ingrassare…Ha già capito che ha un’unica ricchezza… Il suo corpo comincerà presto a utilizzarlo…A quindici anni se ne va a Buenos Aires con Agustìn Magaldi, il cantore del tango, secondo solo a Gardel… Una vita durissima, per conquistarsi un posto …   Il mondo degli artisti  è spietato, vendicativo, meschino. Impara  la necessità di avere amicizie importanti per  evitare quando possibile lo”ius primae noctis” … Quello che si richiedeva dalle attricette sconosciute. Per 5 anni  resiste in  piccoli ruoli, spesso disoccupata, sempre  con  paghe da fame. Testarda, cocciuta seguitava a ripetere a sé stessa “Io non me ne vado” Nel 1939  ha ragione lei… Una compagnia radiofonica  trasmette radiodrammi  ed  Evita è la protagonista.  Diventa famosa con la sua voce calda e appassionata… Più in là ci infiammerà le piazze… adesso serve a far sognare gli argentini con i personaggi femminili  dalla vita tragica e dal finale allegro

Juan Peron lo conosce allo stadio nel 1943. C’è stato un terremoto a San Juan e hanno organizzato un Festival… Serve a raccogliere fondi… Eva ormai è un’attrice affermata che può anche essere presentata alle autorità.  Juan Peron nel governo in carica è Segretario al Lavoro e agli Affari sociali, come dire un ministro… Pare che sia stato amore a prima vista … Lui aveva il doppio degli anni di Eva, e gli piacevano le ragazze giovani… Ma lei cercava qualcuno   che potesse darle il mondo che sognava ad occhi aperti quando era piccola …  quello delle lenzuola di seta, dei telefoni bianchi, delle pellicce…  Cercava però anche  qualcuno a cui affidarsi, qualcuno solido… e considerò una fortuna questo colonnello, membro del Governo… Che l’avrebbe sostenuta a aiutata…  Invece fu lei a doverlo  fare… Il vento politico gli si girò intorno a Peron… Non a caso lo consideravano un fascista e lo cacciarono dal governo… Appena dietro l’angolo c’era pronto l’esilio… Lei con un’abilità da politico di razza,  senza esserlo mai stata, andò a cercare tutti i suoi sostenitori, uno per uno, nei quartieri poveri….

Il 17 ottobre, senza che nessuno avesse dato l’ordine, i “ descamisados“ occuparono Plaza de Mayo esigendo la liberazione di Perón…   Furono costretti a richiamarlo al Governo.  Gli uomini sudati si erano tolti le camicie, così la parola dispregiativa “descamisados”, usata  da “La Prensa, ”  è arrivata alla storia come il simbolo del movimento di Peron.

Lui volle sposare Eva…Adesso non temeva più l’entourage militare e i politici… Era il più forte.   Lei per l’occasione falsificò tutti i suoi documenti di nascita diventando figlia legittima e aggiungendosi quel vezzo di Maria che avevano, come primo nome. le ragazze della buona società…  Qualche mese dopo Peron vinse le elezioni e diventò Presidente.

E’ importante analizzare quello che Eva Peron fece  soprattutto quando tornò dall’Europa…  Spesso giudizi un pò superficiali e qualunquisti hanno dato un tono riduttivo o demagogico ai suoi interventi… Ma se guardiamo bene, innanzitutto in lei non ci fu nessuna metamorfosi rispetto a quando era un’attricetta povera o una ragazza qualunque… Dire che Eva fosse  maturata  non è renderle giustizia. Lei rimase quello che era sempre stata, con i suoi ricchi vestiti e i suoi gioielli da favola, solo che adesso aveva il potere e le risorse economiche per riscattare tutti i poveri dell’Argentina e, con loro, riscattare se stessa e tutte le umiliazioni.   Portava  con sè le parole di Monsignor Roncalli, sull’esigenza di sacrificarsi fino in fondo quando si abbraccia la strada della solidarietà..  e finì che dormiva due ore per notte…  Ma quello che soprattutto sorprende, in una donna che comunque lavorava all’interno di una dittatura, fu la straordinaria modernità e il rigore dei suoi interventi… Infatti  non ci fu in lei nessuna mano misericordiosa  tesa a  fare opere buone,  nessun pietismo da ballo di beneficenza, ma un organico, serrato disegno politico riformista,  tutto fatto di  leggi e di diritti ai cittadini. Il marito non aveva tempo  e  il mondo del sociale lo affidò a Eva…Un rapidissimo volgere di tempo e le donne ebbero il diritto di voto …

Legge 13010..Articolo 1: le donne argentine hanno gli stessi diritti politici e obblighi che la legge argentina impone agli uomini….Articolo 3: per le donne vige la stessa legge elettorale che per l’uomo…  Poi passa al  “Decalogo per la difesa degli anziani”,  per  stabilire i diritti della fascia più dimenticata … Il “diritto alla casa”, all’ “alimentazione”, alla “salute”… al “tempo libero”…   il diritto al “lavoro”, che è forse quello più stupefacente …”Quando lo stato di salute e le condizioni dell’anziano lo permettono, l’occupazione attraverso il lavoro produttivo deve essere fornita. Si eviterà così il declino della personalità”  E via su questo ritmo…  Evita Peron non ha avuto bisogno degli psicologi e dei sociologi degli ultimi 60 anni per formulare le sue riforme… L’impegno maggiore forse lo dedicò alle ragazze madri e a tutte le persone che non sapevano dove andare… Fece delle case di accoglienza in cui si insegnava un mestiere o una professione e si dava a tutti la possibilità di un un futuro migliore… Per quelle che avevano meno istruzione comprò le macchine da cucire Singer… Sua madre ci aveva dignitosamente mantenuto 5 figli…  La sanità…Sapeva che l’Argentina era in ritardo e fece uno sforzo enorme per riguadagnare il tempo perduto… Gli ospedali erano importanti… Ancora di più la preparazione del personale…  Fra il 1950 e il 1951 furono preparati 5000 infermieri con alta specializzazione… Andarono anche in Equador quando quell’anno ci fu il terremoto. Furono più di 20 gli ospedali che fondò in Argentina…L’ultimo, quello dei bambini era quasi pronto quando lei morì… Non fu mai portato a termine e nel 1976, con un atto di sfregio  non casuale, all’inizio della dittatura militare del Generale Videla   fu trasformato in un campo di concentramento per i desaparecidos…

A lei è rimasto un museo e una sepoltura in patria dopo che la sua cassa  fece il giro di mezzo mondo per sottrarla alle ire della dittatura. A noi resta il ricordo di una donna intelligente che voleva cambiare il mondo e portava i suoi vestiti e i suoi gioielli come una sfida  di tutto ciò che, di bello, di sognante e di spettacolare  fa parte del mondo  al femminile…

Mangiava poco Eva Peron… Aveva paura di non essere più amata se si fosse ingrassata… E non sapeva che c’erano milioni di persone che l’avrebbero accettata comunque… Se l’avesse saputo forse avrebbe apprezzato gli “Alfajores” i tipici biscotti argentini imbottiti di dolcezza…

ALFAJORES CON  DULCE DE LECHE

INGREDIENTI  per  circa 30  alfajores: 100 grammi di zucchero,130 grammi di burro ammorbidito, 3 tuorli di uova, 180 grammi di maizena, 120 grammi di farina 00, 1 cucchiaio di lievito per dolci, 1/2 cucchiaino di bicarbonato, 1 pizzico di sale,  .

INGREDIENTI PER IL DULCE DE LECHE: 1 litro di latte,300 grammi di zucchero, 1/2 bacca di vaniglia, 1/2 cucchiaino di bicarbonato

PREPARAZIONE DEL DULCE DE LECHE: mettete sul fuoco un pentolino antiaderente,versateci il latte e lo zucchero, rimestate con un cucchiaio di legno,unite il bicarbonato e scioglietelo seguitando a rimestare,poi unite la vaniglia  e seguitate a mescolare facendo raggiungere  il bollore  poi prolungate la cottura seguitando a mescolare sino a quando il latte non avrà raggiunto il colore marrone e la densità del caramello. Se resta troppo sul fuoco l’impasto diventerà troppo duro quindi testate frequentemente la densità sino a raggiungere una consistenza media. Se,in attesa di essere utilizzato si indurisse troppo rimettetelo qualche istante sul fuoco per ridargli morbidezza.

PREPARAZIONE DEGLI ALFAJORES: lavorate  il burro a crema con lo zucchero e il sale,aggiungete i tuorli, mescolate e unite la farina setacciata con la maizena e il lievito impastando il più velocemente possibile, formate una palla, avvvolgete con la pellicola trasparente,e mettete in frigo per circa tre ore. Stendete l’impasto raggiungendo lo spessore di 5 mm di diametro e con uno stampino o il bordo di un bicchiere ricavatene i biscotti tondi che poggerete su più teglie ricoperte di carta da forno. Riponete le teglie in frigo per circa 30 minuti e poi cuocete in forno riscaldato a  180°C per 30 minuti circa. Sfornate appena dorati e lasciate freddare i biscotti  su una griglia a perdere l’umidità. Poi farcitene la metà con piccole quantità di dulce de leche e ricopriteli con l’altra metà dei biscotti. Spolverate con zucchero a velo,se piace e servite.

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Empanadas de Tango!

Tango Argentino… In realtà è platense perchè attorno al 1880 lo ballavano a Buenos Aires e a Montevideo, su tutte e due le sponde  del grande fiume, il Rio de la Plata… Il popolo di migranti  era lo stesso…  Le speranze perdute, una vita dura e la nostalgia della patria. Erano venuti da mezza Europa in quella terra spopolata  perché la fortuna sembrava facile… Ma per loro c’erano stati solo i lavori  umili, la difficoltà di comunicare… E quei quartieri desolati, “le orillas” venuti su dal niente e solo per loro. Strani migranti quasi tutti uomini… le donne erano rimaste  a casa aspettando il colpo di fortuna che non arrivava.

Ma i giorni di festa, nonostante tutto si ballava! Erano Polke, Mazurche, Valzer, Habanera portati da casa, che si mischiavano con il  Candombe,  danza dove la coppia non si toccava… E più che melodia erano percussioni. Quello lo ballavano i neri, da tanto sul territorio, ma soli come loro … e da secoli! Quando diventò Tango, di preciso non lo sa nessuno…   forse non si accorsero neanche loro, bianchi e neri,  che stavano creando il Tango, un universo nuovo.  Un ballo che si ballava solo fra gli uomini…Perché all’inizio di donne ce ne erano poche e in ogni caso era  immorale ballarlo con una donna… troppa, sfacciata l’allusione all’atto sessuale… Le donne  le trovavi solo se andavi nei bordelli di Buenos Aires  “a 10 centesimi il giro, compresa la dama” come racconta Borges… Dopo un po’ che la ballavano, quella strana  ibrida musica si riempì di canzoni. Molte si persero perchè nessuno sapeva scrivere la musica ma quelle che si salvarono come “El Choclo” erano allusive o direttamente oscene.. Per fortuna che spesso nemmeno le capivano perchè il linguaggio  era il Lunfardo, quell’idioma meticcio infarcito di tutte le lingue degli emigranti…

Anche tutto il resto tardarono un po’ a capirlo. Anche quando nei locali malfamati e nei bordelli il tango si aprì alle donne. C’era dentro tutto quello che non si può dire, c’era la nostalgia struggente e la tristezza…e la felicità, però più effimera  e illusoria…Soprattutto se era  felicità d’amore. E il Bandoneon lo strumento a mantice  che dopo un po’ arrivò col piano e il violino, aveva un suono denso  e frammentato  che sembrava fatto apposta per aumentare il disagio. Ma non c’era solo questo… Il tango sapeva di fantasia e di miracolo… Era l’improvvisazione. Bastava il passo base, la camminata … E poi i ballerini si scatenavano in tutte le figure possibili… l’uomo guidava e la sensibilità fisica e corporea di tutti e due costruiva quell’immediato fluido dialogo, fatto d’intesa, di movenze e di sesso … Ogni volta diverse …Perché non c’era limite… Il tango era libertà e liberazione. Quando i ricchi e i borghesi di  Buenos Aires cominciarono a  conoscerlo durante le loro incursioni  nei quartieri malfamati… Il tango se ne andò dall’Argentina.

Emigrò a Parigi portato da un talento  eclettico, Angel Villoldo. Parigi era all’epoca moda, glamour, allegria e  audacia. La cultura aveva accettato già tutto, cubismo e astrattismo genio e sregolatezza. E fra tutto questo adoravano il ballo… Lì la vita del tango fu più facile… Un terreno fertile fra curiosità e passione  che prese  l’Europa. Quando tornò in Argentina, appena un po’ depurato delle figure troppo  sensuali c’era ad aspettarlo un mito… Si chiamava  Carlos Gardel ed era nato… forse da quelle parti, ma in una data imprecisata.  Probabilmente non lo iscrissero mai in nessun registro comunale. Durante l’infanzia e l’adolescenza  stava a  Buenos Aires in mezzo alle bande  dei giovani di strada… Lo chiamavanio “El Morocho”  e fu anche arrestato dalla polizia, però all’epoca imparò il Lunfardo… e cantava per la strada. Gli studi  li interrompe, ma in teatro ci arriva presto, magari dietro le quinte a fare il macchinista, ma fra una cosa e l’altra impara a suonare la chitarra. Solo notizie  a frammenti… Gardel  arrivato al top   capì che non era il caso i dare in pasto al pubblico la storia della sua giovinezza esclusa… Dal 1912  si comincia a sapere di più …E’ in un trio …Canta con Josè Razzano e  Francisco Matino suona la chitarra.  Nel 1913 canta in un locale esclusivo di Buenos Aires l’Armenoville dove l’avevano invitato dopo averlo sentito cantare in un bordello. Comincia a incidere dischi  e sono milongas, cifras e tonado… Il tango è ancora lontano… e la sua vita ha ancora lati oscuri….Lo feriscono in una rissa e un proiettile gli rimarrà in un polmone…

Ma arriva il 1917 e al Teatro Empire di Buenos Aires stavolta è tango! “Mi noche triste” con i versi in lunfardo  è l’inizio.. .Dopo vorranno in tutto il mondo la sua voce incredibile di baritono, estensibile sino ai registri di tenore e di basso. Lui è il protagonista del primo film argentino “Flor de Durazno”, nonostante il cinema sia  ancora muto… Suppliranno con il cantante e  l’orchestra in sala e fingeranno che sia lui a cantare dallo schermo. Intanto comincia a incidere dischi e saranno  900  alla fine. A Madrid è al Teatro Apollo, a Barcellona al Goya e a Parigi si esibisce con Josephine Baker. Quando arriva il sonoro,il cinema lo porta in trionfo perchè ormai il mondo intero canta e balla il Tango e Gardel è il suo  Profeta più schietto, appassionato e nostalgico. Morirà in un disastro aereo sulla pista di Medellin nel 1935… Un incidente misterioso qualcuno disse che a bordo di uno dei due aerei ci fu uno sparo prima che si scontrassero. Quell’aura di mistero, di  oscuro che l’aveva accompagnato per buona parte della sua vita riapparve al momento della sua morte… Quasi un destino che andò ad a alimentare il suo mito  e il  legame  con il tango… entrambi  usciti dai bassifondi per conquistare il mondo. Molti anni dopo l’Unesco dichiarerà la sua  unica ineguagliabile voce, Patrimonio dell’umanità.

Morì appena in tempo per non accorgersi che il Tango stava passando di moda… Ci vorranno molti anni e un musicista di eccezione per  riportarlo ai livelli di Gardel… E sarà un tango nuovo… Nonostante in Argentina si dicesse che tutto poteva cambiare meno il Tango. E all’inizio suonerà  come un delitto perchè il tango ormai è un classico. Ma Astor Piazzolla infrange la tradizione e mischia  senza paura il tango con il Jazz… usa le dissonanze e introduce altri strumenti  l’organo Hammond, il flauto, la marimba il basso elettrico… Tutto quello che sembrava proibito… E compone con un estro e una fantasia senza fine opere come il “Concerto para Bandoneon, orquesta, cuerdas y percusion” e” Adios Nonino”  solo per citarne qualcuna, perché hanno calcolato che in tutto abbia scritto 3000 brani…  Adesso anche lui è un mito… E il tango è in tutto il mondo più nuovo e più amato di prima….Carlos Gardel era stato il cantore della prima metà del secolo, Astor Piazzolla della seconda metà.Tutto insieme è stato il secolo del tango.

Qualche anno fa hanno intitolato ad Astor Piazzolla l’Aeroporto di Buenos Aires e il Papa argentino appena eletto  ha subito manifestato la sua passione per il tango… Almeno finora, è sempre stato un assiduo a tutti gli spettacoli… Ne ha fatta di strada la musica triste degli emigranti.

All’Argentina e al suo mitico Tango dedichiamo un piatto di grande tradizioni “Las Empanadas” che venivano un tempo preparate dalle donne per festeggiare il ritorno degli uomini dalle Pampas.

20081116122346EMPANADAS ARGENTINAS

INGREDIENTI  per 10 empanadas del diametro di circa 10 – 12 centimetri: farina 250 grammi, olio extra vergine di oliva 4 cucchiai  di olio extra vergine di oliva più abbondante olio extra vergine di oliva per friggere, sale q.b., acqua tiepida 120 ml,  olive verdi o nere 5, carne bovina tritata 250  grammi, 2 uova, 250 grammi di cipolle, grammi 30 di uvetta, peperoncino piccante in polvere 1 cucchiaino, 1 cucchiaio di prezzemolo tritato,  1 cucchiaio di maggiorana fresca.

PREPARAZIONE: Mettete in una ciotola 2 cucchiai di olio e la farina. Sciogliete il sale nell’acqua tiepida e versate nella ciotola, mescolatelo e poi lavorate il composto sulla spianatore sino a quando diventa liscio e omogeneo: Avvolgetelo nella  pellicola trasparente e fate riposare in luogo fresco per un’ora. Nel frattempo preparate il ripieno mettendo in ammollo l’uvetta in acqua calda per circa 10 minuti  e comunque sino a quando diventi morbida e allora strizzatela. Tritate la cipolla e fatela soffriggere a fuoco basso nell’olio di oliva per circa 10 minuti. Attenzione a non farla bruciare! Unite alla cipolla la carne di manzo e fate cuocere a fuoco medio per 10 minuti, aggiungete il peperoncino e mescolate il tutto. Spegnete il fuoco e aggiungete l’uvetta, il prezzemolo, la maggiorana e il sale.Trasferite la carne in una ciotola e fatela freddare. Fare rassodare due uova, sbucciatele e tagliatele a fettine. Dividete in due ciascuna oliva. Togliete la pellicola alla pasta e stendetela sulla spianatora sino ad uno spessore di 2 millimetri, quindi ricavate dei cerchi del diametro di 10 – 12 centimetri servendovi di una coppetta appoggiata sopra la sfoglia e della rotella tagliapasta. Ponete su ogni cerchio un cucchiaio di impasto quindi aggiungete mezza oliva e una fettina di uovo. Spennellate con acqua i bordi di ciascun cerchio e richiudeteli su se stessi, formando intorno un cordoncino. Friggete le impanadas in abbondante olio e scolatele su carta assorbente prima di servirle.