Que viva Mexico… Frida Kahlo e le Fajitas!

Frida Kahlo… una vita difficile,  sicuramente eccezionale. Nasce con la Rivoluzione Messicana… per la verità la precede di tre anni, ma  ci si identifica in modo così totale che dirà di essere nata nel 1910…La passione politica è  dominante perchè   è anche lo strumento della sua indipendenza… A quindici anni, alla  scuola di preparazione fa già parte dei “cachucas”, un gruppo di studenti che sostiene le idee socialiste nazionaliste  e la riforma dell’insegnamento… E’ lì perché vuole fare il medico, professione un po’ insolita per una donna  in  un paese dove  la rivoluzione, indubbiamente c’è, ma è tutta al maschile…  A diciotto anni ormai sapeva tutto sul movimento comunista… Erano mesi  ormai che lo leggeva e lo studiava stesa nel suo letto… E di fare il medico non se ne parlava più…  Aveva avuto  uno spaventoso incidente d’auto che l’aveva legata al letto per mesi…”Salii sull’autobus con Alejandro.. Poco dopo, l’autobus e un treno della linea di Xochimilco si urtarono.. Fu uno strano scontro; non violento, ma sordo, lento e massacrò tutti. Me più degli altri. È falso dire che ci si rende conto dell’urto, falso dire che si piange. Non versai alcuna lacrima. L’urto ci trascinò in avanti e il corrimano mi attraversò come la spada il toro». Per 9 mesi deve portare un busto di gesso e stare quasi sempre  sdraiata… Oltre  a leggere la storia de la Rivoluzione d’0ttobre, comincia a dipingere.. «Da molti anni mio padre teneva…una scatola di colori a olio, un paio di pennelli in un vecchio bicchiere e una tavolozza..   chiesi a mio padre di darmela…Mia madre fece preparare un cavalletto, da applicare al mio letto, perché il busto di gesso non mi permetteva di stare dritta. Così cominciai a dipingere il mio primo quadro»  Dopo la madre  trasforma il letto di Frida in un letto a baldacchino e ci monta sopra un enorme specchio, in modo che lei, immobilizzata, possa almeno vedersi.. E’ cosi cominciano a nascere i suoi primi autoritratti… Alla fine ne avrà dipinti più di 50.

Più di un anno dopo ricomincia a camminare… Con un terribile busto che dovrà portare a vita. Ha  mille dolori che non la lasceranno più in pace, ma ha anche  molto da fare…  Innanzitutto si iscrive al partito comunista  e si  occupa subito di ciò che più le  sta a cuore, l’emancipazione delle donne,… Poi si unisce ad un gruppo di artisti e di intellettuali che sostengono il ” Rinascimento Messicano” l’ arte, indipendente,  tutta espressione popolare e “pittura murale… ” C’è da raccontare la Storia del Messico anche alla massa analfabeta …E poi naturalmente va a cercare, con i suoi piccoli autoritratti sotto il braccio, il più grande fra i pittori dei “Murales”… Diego Rivera, che a poco più di 40 anni è già una leggenda…Una pittura tutta sociale  la sua, in cui per la prima volta c’è la storia degli umili, degli sconfitti, dei reietti,… Grandi affreschi storici del Messico, nell’Eden  prima della “Conquista”   e poi la schiavitù, degli Indios prima  e dei campesinos dopo… Sino alla riscossa nell’apparire delle bandiere rosse e dei ritratti di Marx e Lenin nel Palazzo del Governo. Una  storia narrata con toni ora epici ora lirici, ma  sempre realisti, commossi e partecipati…

Non è così la pittura di Frieda, più drammatica, più onirica, spesso  simbolista… anche se i presupposti sono  simili a quelli di Diego… soprattutto quell’amore sconfinato per il Messico e per le tradizioni che si intrecciano e si confondono…

L’anno dopo nel 1929  Frida e Diego si sposano… Lei nonostante le sue menomazioni fisiche e la gamba più corta  è molto bella,  lui è grasso e ha venti anni di più, ma  le donne sono ai suoi piedi… Si innamora di Frida  ma la comincia a tradire, ancor prima di sposarla… Un  matrimonio che durerà 25 anni… Qualche giorno prima di morire Frida compra per il marito il regalo per le nozze d’argento… Ma in mezzo c’è di tutto… Liti, separazioni, tradimenti, divorzi… Lei è una donna emancipata…e accetta molte cose…  In fondo soffre molto di più perché non riesce ad avere figli   piuttosto che per i tradimenti del marito… Stanno tre anni negli Stati Uniti dove si sono innamorati della pittura di Diego, ma lei non è felice … Torneranno a precipizio e senza una lira in Messico quando distruggeranno il Murale del Rockfeller Center da dove lui si era rifiutato di togliere l’immagine di Lenin. Ma intanto  Diego ha introdotto Frida negli ambienti più selettivi e più intellettuali…  Nella “Casa Azul” dove ora c’è il Museo, al pianterreno c’era un tempo il living room dove negli anni si erano alternati  e  ritrovati  visitatori come Sergei Eisenstein, Nelson Rockefeller, George Gershwin,  e  attrici famose  come  Dolores del Río  e  María Félix… Lei,  tradita senza scrupoli da Diego, che era diventato l’amante di sua sorella…Non  avrà scrupoli a trovare in mezzo agli ospiti famosi i suoi amanti o le sue amanti…Del resto, se sono donne, Diego nemmeno si arrabbia… A Dolores Del Rio, Frida dedica  il quadro “Due nudi della Foresta” e il ritratto di Maria Felix lo appende sopra il suo letto…

Nel gennaio del 1937, Lev Trotsky e sua moglie arrivarono in Messico. Diego aveva fatto fuoco e fiamme perché il grande esule avesse un po’ di pace… Anche Frida farà  la sua parte …  Avrà con Trotsky una breve ma intensa relazione segreta. Parlavano in inglese per non farsi capire dalla moglie di lui e si scambiavano i bigliettini dentro le pagine dei libri.

Poi per un po’ di tempo Frida preferisce lasciare il Messico…A Parigi nel 1938  diventa  l’amante di Breton che  l’ama forse  per  il surrealismo che  vede  nella sua pittura.. nonostante  Frieda non si senta surrealista o almeno la sua è l’ idea di un surrealismo   giocoso… Spesso diceva ridendo e prendendosi gioco delle strane figure o degli strani oggetti che popolavano i suoi quadri ” Il surrealismo é la magica sorpresa di trovare un leone nell’armadio, dove eri sicuro di trovare le camicie ”  Ma a Parigi c’è soprattutto la sua consacrazione… Prima ancora che la riconoscano in Messico, dove a lungo viene considerata poco più di un’ appendice del grande Rivera… “Kandiskij  fu così commosso dai quadri di Frida che, davanti a tutti, la sollevò tra le braccia e la baciò su entrambe le guance e sulla fronte mentre lacrime di schietta emozione gli scorrevano lungo il viso. Persino Picasso, il più difficile dei difficili, cantò le lodi delle qualità artistiche e personali di Frida. Dal momento del loro incontro fino al suo ritorno a casa, Picasso rimase sotto l’incantesimo di Frida.”

La rottura con Diego che sembra definitiva avverrà nel 1939 con il divorzio, E’ appena tornata dalla Francia e ora anche in Messico  cominciano a ri – conoscere i suoi quadri … Fa effetto quel  malinconico doppio di se stessa abbandonata ne “Le due Fride”, che dipinge subito dopo la separazione…Dal 1926 quando dipinse il primo autoritratto riflessa nello specchio del suo letto a baldacchino, il  tema del suo sdoppiamento, anche onirico, torna spesso, si ha come l’impressione che questo doppio riguardi  anche la sua natura. Ogni tanto, fin da ragazza, amava vestirsi con abiti da uomo e i capelli corti. C’e persino una foto in cui è ritratta in giacca e  capelli indietro  con tutta la famiglia e un “Autoritratto  con i capelli tagliati”del 1940.  Ma questo è solo l’ aspetto  più autobiografico della sua pittura… Il suo immaginario deriva dal Messico indigeno precolombiano che si mischia alle esperienze  spagnole …  esperienze e sentimenti di cui  prima ancora dei quadri  lei riveste se stessa… I grandi orecchini, il rossetto rosso fuoco, le gonne da contadina, dai colori caldi. Tutto poi va a trasferirsi nei quadri…   Lei diventa   ipnotica e sensuale, col viso metà indio, i capelli capelli neri come l’inchiostro e le  sopracciglia folte, “le sue due ali nere”, come lei stessa le definì. Con lei o senza di lei  la pittura si riempie del paesaggio messicano in una visione naif che spesso ricorda il “Douanier ”  nella ricchezza dei simboli… Nel fiorire del  cactus, nelle aggrovigliate piante della giungla dove appaiono le scimmie, i cani itzcuintli, i cervi e i pappagalli…   Quando  dipinge nei paesi  li riempie di immagini votive popolari, raffigurazioni di martiri e santi cristiani, tutti i miti ancorati nella fede del popolo…

Il divorzio con Rivera non durerà a lungo… Si risposano solo un anno dopo… Sono una coppia impossibile che non riesce  a fare a meno l’uno dell’altro…. Diego le è vicino anche perché la  salute di Frida peggiora di giorno in giorno e ai terribili dolori alla schiena nessuno sa dare medicine adeguate che non siano alcool e droghe…

Lei riuscirà a vivere ancora per vedere la prima grande mostra per lei che faranno in Messico nel 1953… Lui la costringe a partecipare trasportandole il letto a baldacchino… Stordita dagli antidolorifici  lei a letto, beve  e canta  con il pubblico…  L’anno dopo si ammala  di polmonite. Durante la convalescenza va   a una dimostrazione contro l’intervento statunitense in Guatemala, reggendo un cartello con il simbolo della colomba che reca un messaggio di pace. Pochi giorni dopo muore, ma nel suo ultimo quadro fatto di rossi cocomeri, su uno di esso aveva scritto “Viva la vita”

Un piatto fortemente messicano  per Frida, dove  forte si sente il sapore dei peperoni, arrivati sino a noi da lontane civiltà…

FAJITAS CON POLLO

INGREDIENTI per 4 persone: 4 tortillas di farina, 3 cucchiai di olio di oliva extra vergine, 2 cucchiai di miele, 2 spicchi di aglio, 2 cucchiai  di erba cipollina, 1 cucchiaino di peperoncino, 4 petti di pollo, 2 peperoni di media grandezza, sale e pepe a piacere

PREPARAZIONE: Preparate una marinata mischiando in un piatto fondo il miele, l’olio, l’erba cipollina, lasciandone per la decorazione u1/2 cucchiaio, il sale, il pepe, gli spicchi di aglio affettati  e il peperoncino tritato. Tagliate i petti di pollo a pezzetti e metteteli a prendere sapore nella marinata, ricoprite il piatto con pellicola  trasparente e fate riposare per almeno un’ora. Nel frattempo arrostite i peperoni,spellateli, togliete i semi, tagliateli a strisce e metteteli da parte. In una padella antiaderente,precedentemente scaldata a fiamma viva mettte a cuocere il pollo ancora imbevuto di una parte della marinata e appena è leggermente dorato aggiungete i peperoni e fate cuocere per un paio di minuti. Nel frattempo in una padella a parte appena imbevuta di olio fate cuocere per un minuto complessivo le dortillas da entrambe le parti. Poggiatele  sul  piatto di portat , copritele con il pollo e i peperoni, arrotolatele, cospargetele della restante erba cipollina e servitele.

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Evita Peron e la dolcezza degli Alfajores!

Un po’ sogno  e un po’ incubo quella bellissima signora bionda nell’ Europa stremata dalla guerra, appena finita. In sostanza la moglie di uno dei tanti dittatori del Sud America…  Ma questo  non si riusciva  a etichettare… Populista e fascista  si diceva, ma intanto nazionalizzava le  industrie come nel più  ortodosso dei paesi comunisti…  Lei era arrivata sorridendo a tutti  con un’eleganza ostentata da palcoscenico,  vertiginosi abiti da sera e gioielli che le pendevano da tutte le parti… Era quasi estate  ma scese dall’aereo a Madrid avvolta in un’opulenta pelliccia da grande Nord… Eppure  molti governanti fra l’ammirazione e l’imbarazzo dovettero riceverla.. Arrivava da uno Stato ricco e potente… Che poteva riempire di grano l’Europa affamata…  Era tutta una strana situazione… Una First Lady che non era al seguito del marito metteva in difficoltà i protocolli…  E ancor più lei metteva in difficoltà  i suoi ospiti andando in giro per i quartieri  poveri delle città… Parlava con tutti, si informava, lasciava  somme ingenti per aiutare…   Mancava di tatto e non nascose la sua indifferenza di fronte   alle meraviglie artistiche inserite nei programmi ufficiali. Dura, provocatoria, seguitava a ripetere “Mi commuovo solo di fronte al popolo, non di fronte alle cose inanimate”  In Spagna comunque fu un gran successo, almeno di facciata, a Roma fu ricevuta dal  papa Pio XII… 20 minuti di udienza come per le regine e non era poco per una dal passato così recente e così chiacchierato. In  Inghilterra non ce la vollero  proprio…. Quell’affronto di nazionalizzare i treni togliendoli a un’onorata compagnia britannica, non riuscivano a mandarlo giù. Appena gentili in Francia,  l’unico a mostrarle simpatia,  tutta  ricambiata, fu il nunzio apostolico di Parigi, monsignor Angelo Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII. Lui probabilmente andò oltre le apparenze…

Apparenze  che  facevano a pezzi la reputazione di Eva Peron…Alle spalle una famiglia di illegittimi… 5 fratelli  con un padre sposato a un’ altra donna, una mamma povera che cuciva sulla Singer e  a scuola le irrisioni dei bambini “bene”… Lei Eva cresce con un brutto carattere, mutevole e spaventato.. mangia poco per non ingrassare…Ha già capito che ha un’unica ricchezza… Il suo corpo comincerà presto a utilizzarlo…A quindici anni se ne va a Buenos Aires con Agustìn Magaldi, il cantore del tango, secondo solo a Gardel… Una vita durissima, per conquistarsi un posto …   Il mondo degli artisti  è spietato, vendicativo, meschino. Impara  la necessità di avere amicizie importanti per  evitare quando possibile lo”ius primae noctis” … Quello che si richiedeva dalle attricette sconosciute. Per 5 anni  resiste in  piccoli ruoli, spesso disoccupata, sempre  con  paghe da fame. Testarda, cocciuta seguitava a ripetere a sé stessa “Io non me ne vado” Nel 1939  ha ragione lei… Una compagnia radiofonica  trasmette radiodrammi  ed  Evita è la protagonista.  Diventa famosa con la sua voce calda e appassionata… Più in là ci infiammerà le piazze… adesso serve a far sognare gli argentini con i personaggi femminili  dalla vita tragica e dal finale allegro

Juan Peron lo conosce allo stadio nel 1943. C’è stato un terremoto a San Juan e hanno organizzato un Festival… Serve a raccogliere fondi… Eva ormai è un’attrice affermata che può anche essere presentata alle autorità.  Juan Peron nel governo in carica è Segretario al Lavoro e agli Affari sociali, come dire un ministro… Pare che sia stato amore a prima vista … Lui aveva il doppio degli anni di Eva, e gli piacevano le ragazze giovani… Ma lei cercava qualcuno   che potesse darle il mondo che sognava ad occhi aperti quando era piccola …  quello delle lenzuola di seta, dei telefoni bianchi, delle pellicce…  Cercava però anche  qualcuno a cui affidarsi, qualcuno solido… e considerò una fortuna questo colonnello, membro del Governo… Che l’avrebbe sostenuta a aiutata…  Invece fu lei a doverlo  fare… Il vento politico gli si girò intorno a Peron… Non a caso lo consideravano un fascista e lo cacciarono dal governo… Appena dietro l’angolo c’era pronto l’esilio… Lei con un’abilità da politico di razza,  senza esserlo mai stata, andò a cercare tutti i suoi sostenitori, uno per uno, nei quartieri poveri….

Il 17 ottobre, senza che nessuno avesse dato l’ordine, i “ descamisados“ occuparono Plaza de Mayo esigendo la liberazione di Perón…   Furono costretti a richiamarlo al Governo.  Gli uomini sudati si erano tolti le camicie, così la parola dispregiativa “descamisados”, usata  da “La Prensa, ”  è arrivata alla storia come il simbolo del movimento di Peron.

Lui volle sposare Eva…Adesso non temeva più l’entourage militare e i politici… Era il più forte.   Lei per l’occasione falsificò tutti i suoi documenti di nascita diventando figlia legittima e aggiungendosi quel vezzo di Maria che avevano, come primo nome. le ragazze della buona società…  Qualche mese dopo Peron vinse le elezioni e diventò Presidente.

E’ importante analizzare quello che Eva Peron fece  soprattutto quando tornò dall’Europa…  Spesso giudizi un pò superficiali e qualunquisti hanno dato un tono riduttivo o demagogico ai suoi interventi… Ma se guardiamo bene, innanzitutto in lei non ci fu nessuna metamorfosi rispetto a quando era un’attricetta povera o una ragazza qualunque… Dire che Eva fosse  maturata  non è renderle giustizia. Lei rimase quello che era sempre stata, con i suoi ricchi vestiti e i suoi gioielli da favola, solo che adesso aveva il potere e le risorse economiche per riscattare tutti i poveri dell’Argentina e, con loro, riscattare se stessa e tutte le umiliazioni.   Portava  con sè le parole di Monsignor Roncalli, sull’esigenza di sacrificarsi fino in fondo quando si abbraccia la strada della solidarietà..  e finì che dormiva due ore per notte…  Ma quello che soprattutto sorprende, in una donna che comunque lavorava all’interno di una dittatura, fu la straordinaria modernità e il rigore dei suoi interventi… Infatti  non ci fu in lei nessuna mano misericordiosa  tesa a  fare opere buone,  nessun pietismo da ballo di beneficenza, ma un organico, serrato disegno politico riformista,  tutto fatto di  leggi e di diritti ai cittadini. Il marito non aveva tempo  e  il mondo del sociale lo affidò a Eva…Un rapidissimo volgere di tempo e le donne ebbero il diritto di voto …

Legge 13010..Articolo 1: le donne argentine hanno gli stessi diritti politici e obblighi che la legge argentina impone agli uomini….Articolo 3: per le donne vige la stessa legge elettorale che per l’uomo…  Poi passa al  “Decalogo per la difesa degli anziani”,  per  stabilire i diritti della fascia più dimenticata … Il “diritto alla casa”, all’ “alimentazione”, alla “salute”… al “tempo libero”…   il diritto al “lavoro”, che è forse quello più stupefacente …”Quando lo stato di salute e le condizioni dell’anziano lo permettono, l’occupazione attraverso il lavoro produttivo deve essere fornita. Si eviterà così il declino della personalità”  E via su questo ritmo…  Evita Peron non ha avuto bisogno degli psicologi e dei sociologi degli ultimi 60 anni per formulare le sue riforme… L’impegno maggiore forse lo dedicò alle ragazze madri e a tutte le persone che non sapevano dove andare… Fece delle case di accoglienza in cui si insegnava un mestiere o una professione e si dava a tutti la possibilità di un un futuro migliore… Per quelle che avevano meno istruzione comprò le macchine da cucire Singer… Sua madre ci aveva dignitosamente mantenuto 5 figli…  La sanità…Sapeva che l’Argentina era in ritardo e fece uno sforzo enorme per riguadagnare il tempo perduto… Gli ospedali erano importanti… Ancora di più la preparazione del personale…  Fra il 1950 e il 1951 furono preparati 5000 infermieri con alta specializzazione… Andarono anche in Equador quando quell’anno ci fu il terremoto. Furono più di 20 gli ospedali che fondò in Argentina…L’ultimo, quello dei bambini era quasi pronto quando lei morì… Non fu mai portato a termine e nel 1976, con un atto di sfregio  non casuale, all’inizio della dittatura militare del Generale Videla   fu trasformato in un campo di concentramento per i desaparecidos…

A lei è rimasto un museo e una sepoltura in patria dopo che la sua cassa  fece il giro di mezzo mondo per sottrarla alle ire della dittatura. A noi resta il ricordo di una donna intelligente che voleva cambiare il mondo e portava i suoi vestiti e i suoi gioielli come una sfida  di tutto ciò che, di bello, di sognante e di spettacolare  fa parte del mondo  al femminile…

Mangiava poco Eva Peron… Aveva paura di non essere più amata se si fosse ingrassata… E non sapeva che c’erano milioni di persone che l’avrebbero accettata comunque… Se l’avesse saputo forse avrebbe apprezzato gli “Alfajores” i tipici biscotti argentini imbottiti di dolcezza…

ALFAJORES CON  DULCE DE LECHE

INGREDIENTI  per  circa 30  alfajores: 100 grammi di zucchero,130 grammi di burro ammorbidito, 3 tuorli di uova, 180 grammi di maizena, 120 grammi di farina 00, 1 cucchiaio di lievito per dolci, 1/2 cucchiaino di bicarbonato, 1 pizzico di sale,  .

INGREDIENTI PER IL DULCE DE LECHE: 1 litro di latte,300 grammi di zucchero, 1/2 bacca di vaniglia, 1/2 cucchiaino di bicarbonato

PREPARAZIONE DEL DULCE DE LECHE: mettete sul fuoco un pentolino antiaderente,versateci il latte e lo zucchero, rimestate con un cucchiaio di legno,unite il bicarbonato e scioglietelo seguitando a rimestare,poi unite la vaniglia  e seguitate a mescolare facendo raggiungere  il bollore  poi prolungate la cottura seguitando a mescolare sino a quando il latte non avrà raggiunto il colore marrone e la densità del caramello. Se resta troppo sul fuoco l’impasto diventerà troppo duro quindi testate frequentemente la densità sino a raggiungere una consistenza media. Se,in attesa di essere utilizzato si indurisse troppo rimettetelo qualche istante sul fuoco per ridargli morbidezza.

PREPARAZIONE DEGLI ALFAJORES: lavorate  il burro a crema con lo zucchero e il sale,aggiungete i tuorli, mescolate e unite la farina setacciata con la maizena e il lievito impastando il più velocemente possibile, formate una palla, avvvolgete con la pellicola trasparente,e mettete in frigo per circa tre ore. Stendete l’impasto raggiungendo lo spessore di 5 mm di diametro e con uno stampino o il bordo di un bicchiere ricavatene i biscotti tondi che poggerete su più teglie ricoperte di carta da forno. Riponete le teglie in frigo per circa 30 minuti e poi cuocete in forno riscaldato a  180°C per 30 minuti circa. Sfornate appena dorati e lasciate freddare i biscotti  su una griglia a perdere l’umidità. Poi farcitene la metà con piccole quantità di dulce de leche e ricopriteli con l’altra metà dei biscotti. Spolverate con zucchero a velo,se piace e servite.

Rudy Valentino e un ricordo di Taranto… Le cozze arraganate!

Contraddizioni, confusioni, omissioni, anche persecuzioni… C’è di tutto dietro al mito Valentino… Un grande amatore  spaventato dalle donne, sex simbol e  ragazzino gracile dalle orecchie a sventola ….Ed era stato così fin dall’inizio… Una famiglia di notabili in un  arretrato borgo del Sud,  nell'”Italietta” di fine ‘8oo… A Castellaneta il padre è  un veterinario, malato di snobismo che  studia l’araldica in cerca del suo  quarto di nobiltà … Approda a quel ridicolo suffisso “di Valentina d’Antonguella” che non si sa bene che significhi, ma, se non altro, servirà al figlio per ricavarne uno pseudonimo… La madre ,invece, era una vera figlia di nobili, vissuti in Francia, ed  era stata dama di compagnia di una marchesa locale.. Aveva una gran cultura… E Rudy ricevette da lei un’istruzione al di sopra della media… Con molte lingue straniere e un’apertura mentale  tutta europea, impensabile per i suoi compagni  della provincia Tarantina…  Cominciava così la sua  odissea  dell’essere diverso!

Poi il padre muore  presto   e lui finisce  in collegio … A Perugia. La chiave del personaggio Valentino sta sicuramente lì,  in quegli  anni   lontani dalla madre..  coperti dal silenzio e dalle omissioni …  Se ne conosce però la  conclusione… Cacciato per indisciplina  a 14 anni… Dietro c’era sicuramente un triste, freddo orfanatrofio per ragazzi poveri, dai muri grondanti umidità e dalle rigide imposizioni, dove   lui era preso in giro perchè bruttino… ma forse   anche molestato da qualche ragazzo più grande… Sarebbe bastato molto meno  a ferire un ragazzino sensibile come Rudy… uno che a Hollywood, dopo tutto il cinismo ingoiato, sarà ancora capace di scrivere… “Meglio essere un filo d’erba che conosce  i battiti del cuore di Madre Terra, piuttosto che una pianta travasata, viziata e relegata”

Quegli anni di collegio  fanno di Rudy un disadattato e un ribelle… Soprattutto poi quando lo rifiutano all’Accademia navale di Venezia perchè è miope… E pensare che sarà la miopia a dare a quegli occhi  sensualità e profondità … Saranno  ondate di donne a cadere ai suoi piedi… In qualche modo la madre riesce a fargli prendere il diploma di agrario… Chissà pensava di farne  un amministratore per i terreni della marchesa… Ma il ragazzo che torna in Puglia è irrequieto e non trova pace… E poiché sua madre gli ha insegnato anche il Francese va a Parigi… Lì c’era la “Belle Epoque” e lui non  tardò a immergersi e divenne un abilissimo ballerino… Pensava di darsi alla vita dissoluta e invece  aveva imparato un mestiere …Pare che per mantenersi  facesse il gigolò .

Ma a Taranto comunque non ci voleva proprio più rimanere …   Troppa la ristrettezza mentale di chi lo circondava… E  in America ci arrivò a bordo del transatlantico Cleveland… 

New York, New York…un sogno amaro per il giovane Rudy… Dormiva al parco e faceva il lavapiatti …  Poi incontrò Ugo Savino, cantante e amico di famiglia  che lo mise a lavorare da Maxim … “taxy-boy” danzante per le donne, in cambio di due pasti e delle mance delle clienti, sempre che le accompagnasse a casa... Quando comincia a fare seriamente il ballerino resta coinvolto  come testimone in una causa di divorzio durante la quale la moglie uccide il marito…  I soliti lati oscuri della vita di Rudy che scappa letteralmente in California… Li c’è un vecchio amico  o qualcosa di più, che lo inserisce nel Cinema…

“Allora alzai lo sguardo e colsi il profilo della bellissima testa di Rudy. Immediatamente mi colpì la speciale qualità dei lineamenti perfetti, qualità che i francesi avrebbero chiamato fotogenia. Era il mio lavoro di regista cercare nuove facce e certo, se solo la recitazione del ragazzo si fosse mostrata all’altezza del suo profilo, mi trovavo davanti a una scoperta eccitante” Questa è la testimonianza  di  D.W. Griffith  quando Rodolfo Valentino sta  per diventare  il più incredibile mito del cinema di tutti i tempi.

Lavorava già parecchio a Hollywood … In tante parti esotiche e in  secondo piano…  Ma nell’ambiente  non  si muoveva con disinvoltura… Avrebbe voluto sua madre, ma lei morì prima di poterlo raggiungere. Forse fu per questo che si sposò poco dopo con una donna bellissima, l’attrice Jane Acker, che però era completamente lesbica e lo tenne fuori la porta della camera da letto la prima notte di nozze … E anche quelle a seguire! E non gli andò meglio neanche con la seconda moglie, anche lei lesbica, che però gli affinò lo stile e il gusto… Quasi una sua seconda mamma…

Per fortuna  l’incontro decisivo della sua vita arrivò lo stesso, ma nel  lavoro!   Fu quello con la sceneggiatrice June Mathis, donna di enorme talento e potere nella Hollywood del tempo.
Quando lo vide nel solito ruolo secondario in “Eyes of youth”, ne restò folgorata, lo trovò perfetto per il personaggio di Julio Desnoyers, eroe romantico e sconfitto de I quattro cavalieri dell’Apocalisse, il romanzo che stava sceneggiando…  Lo  impose, riscrisse il ruolo  sui suoi occhi tenebrosi e iniziò il  mito di Valentino… In un fumoso locale da ballo dell’America latina, vestito da gaucho, Rudy strappa la donna a un rivale  e la trascina in una violenta indimenticabile  sequenza di tango…

Dopo di allora in ogni personaggio  che  interpretò proiettava  un’aura epica, fantastica, ultra romantica…  Tutto era più grande e più emozionante d’ogni vita immaginata e vissuta   dagli spettatori… Anzi dalle spettatrici…  Non era l’unico bel seduttore un po’ esotico,un po’ mediterraneo, ma solo  a lui fu dato  un carisma senza precedenti e senza seguito.  Un’assoluta fotogenia e un’ allusiva carica erotica, ma soprattutto tanta letteratura di infimo ordine che per la prima volta si affidava a lui, l’archetipo  dell’eroe, di volta in volta sentimentale, avventuroso eroico… o erotico… Diventò  l’immaginario collettivo delle donne americane.

Lo “Sceicco”    lo sfumò di passione romantica, d’esotismo e di virilità selvaggia… E del famoso rito che diventò poi quasi il suo marchio di fabbrica… La vestizione-svestizione in scena, che si ritroverà ancora in Sangue e arena, Monsieur Beaucaire, Aquila nera, Il figlio dello sceicco…  Tutto   poneva l’accento sul corpo  di Rudy come oggetto di culto collettivo.

Ma Rudy era anche un vero attore, dotato di grandi  doti di eleganza e sensibilità. Lo aveva da subito capito Charlie Chaplin  che   così lo ricordò il giorno dei suoi funerali a tutti quelli che, offuscati dal suo sguardo obliquo e dal suo corpo perfetto, poco ci avevano badato. “La morte di Valentino è una delle più grandi tragedie che abbia mai colpito il mondo cinematografico. Come attore egli possedeva arte e distinzione. Come amico, riscuoteva affetto e ammirazione. Noi che apparteniamo all’arte cinematografica, con la sua morte perdiamo un carissimo amico ed un compagno di grande valore. »

Una meteora, una morte improvvisa a 31 anni per una peritonite, nascosta però, dietro un’ulcera gastrica… il testimone muto delle sue ansie, della sua fallita vita matrimoniale e del montare  del gossip, a stento trattenuto dalle produzioni, gossip   che voleva parlare di lui al suo adorato pubblico femminile,  come del  “Piumino di Cipria”… Era giunta anche in Patria la diceria e il regime fascista lo teneva lontano… Forse se ne era andato appena in tempo, prima di compromettere la sua leggendaria carriera.. che in fondo era l’unica cosa che era riuscito ad avere.

Per il bellissimo Rudy, le buonissime cozze della sua terra, una ricetta che viene da  Taranto,la città dei due mari e della sua prima giovinezza…

COZZE ARRAGANATE

INGREDIENTI per 3 persone: 1 kg di cozze, 100 grammi di mollica di pane, 1/2 bicchiere di vino bianco secco, 1 mazzetto di prezzemolo, 1 spicchio di aglio,  2 cucchiai di passata di pomodoro,  2 cucchiai di olio extra vergine di oliva, pepe . Per quanto riguarda il sale il consiglio è di assaggiare prima della preparazione una cozza fatta aprire in padella perché ci sono tratti di mare più salati di altri o periodi dell’anno particolari,in cui le cozze hanno già la giusta sapidità e aggiungere altro sale sarebbe dannoso per gli esiti della ricetta).

PREPARAZIONE: spazzolate le cozze con  la paglia d’acciaio e  strappare  a ciascuna il filamento il cui  tratto finale esce all’esterno. La pulizia deve essere molto meticolosa e alla fine la buccia della cozza deve essere lucente. Lavatele a lungo, ma esclusivamente sotto l’acqua corrente e non in acqua ferma. Poi ponetele sul fuoco con un poco di acqua e aspettare che i gusci si aprano. Non forzate l’apertura di quelle che rimarranno chiuse, limitatevi a buttarle via. Una volta aperte eliminate una delle due valve, vuota e, le altre, con il frutto di mare al loro interno, ponetele su una teglia sul cui fondo avrete messo un po’ di acqua. In una ciotola amalgamate la mollica di pane con il prezzemolo ben tritato, l’origano, la passata di pomodoro, una parte dell’olio, l’eventuale sale, il pepe e, una volta che il tutto sia ben amalgamato, spolverizzatelo sulle cozze. Spargete su di esse un filo uniforme di olio e ponetele nel forno caldo a 200 gradi centigradi per circa 15 minuti, finché non siano gratinate. A metà cottura estraetele dal forno e distribuite il vino uniformemente. E’ un piatto che si gusta caldo!

 

 

Il Gaspacho di Pedro!

Una specie di Lampada di Aladino…  Non si finì nemmeno di svitare il tappo che venne fuori, irruenta e inarrestabile, col frastuono delle band, le parole urlate dei poeti  e i giovani  nelle strade, di notte, già immemori della cappa di piombo  che  tutto aveva avvolto   per quasi 40 anni … Arrivava la Movida, creativa, chiassosa, poetica, senza  freni, inneggiava  alla musica e alla droga insieme, nella disperata voglia di recuperare gli anni  letali della dittatura …Madrid, della “Movida” fu il  primo Testimone…  Il passato era quello che era…   Da dimenticare, il presente, invece era tutto da vivere e il futuro da immaginare…

All’epoca, ancor  prima  che iniziassero gli anni ’80, l’ultimo Don Chisciotte  venuto dalla Mancia si trovava a Madrid già da parecchio, nascosto sotto la divisa di un anonimo centralinista della  “Telefonica”, la Compagnia Nazionale  di Spagna. Una divisa che di sicuro gli stava stretta… ma non aveva fatto in tempo ad entrare nelle sospirate scuole di cinema perché il regime franchista le aveva chiuse tutte. Con lo stipendio  era riuscito però a comprarsi una macchina da presa… una Super 8… Dal 1972 al 1978 gira cortometraggi…, i suoi biglietti d’ingresso nel mondo della Movida  e il suo nome, sconosciuto ai più, diventa rapidamente famoso negli ambienti underground .  Fa l’attore di teatro coi “Los Goliardos “, scrittore di racconti  e di  fumetti porno… Patty Diphusa è una star in viaggio all’interno della “movida”, tra avventure, droghe, sesso, musica e  un catalogo dissacrante, ironico dei vizi cittadini…

Ma lui è prima di tutto Don Chisciotte e nel 1980 comincia seriamente a difendere le donne… Certo Pepi è una ragazza un po’ particolare che coltiva droga sul suo terrazzino, ma la violenza è sempre violenza e il poliziotto che l’ha fatta non se la caverà facilmente  “Pepi, Lucy, Bom e le altre ragazze del mucchio”, nel suo voluto trash è un film  di storie grottesche, esagerate e sempre più complicate che alla fine, come in altre opere di Almodovar, si scioglieranno  quasi miracolosamente nel ritorno alla normalità…  che sarà poi il  modo più graffiante  per  fare il verso alle telenovelas,  una delle chiavi di lettura di Almodovar. L’altra chiave di lettura  sono le donne e  fortunate le attrici che lavoreranno  nei suoi film  perchè diventeranno miti nel cinema internazionale, da Carmen Maura a Penelope Cruz…

Con Pepi, Almodovar è ormai lanciato  e a ritmo  serrato  girerà “Labirinti di passione”, con i suoi intricatissimi amori  omo ed etero e “L’indiscreto fascino del peccato” con una  incursione nel mondo dei conventi femminili dove però  accanto alla graffiante satira c’è  l’umana complicità col mondo  delle donne.

“Che ho fatto io per meritare questo?” sfiora il capolavoro con  la disperata figura di Gloria, una delle donne più difese e amate da Almodovar -Don Chisciotte… Gloria che sia pur non volendo,  ammazza il cattivo marito con quel provvidenziale osso di prosciutto, mentre il figlio 12enne  viene venduto al dentista gay e il figlio più grande spaccia droga col sogno tutto melò di tornare in paese con la nonna…

Quando nel 1987 Almodovar riuscirà ad avere una casa di produzione con il fratello  è già al top  e l’Occidente famelico  è  lì ad aspettare le nuove storie come se si trattasse di un lungo romanzo a puntate… “Donne sull’orlo di una crisi di nervi” , dove le pazze isteriche donne sono sempre le migliori e le più generose, perché  il sarcasmo di Almodovar è tutto per gli uomini e   le segreterie telefoniche… Una piccola vendetta per i 12 anni passati alla reception… E poi a seguire “Legami” con un giovane ottuso Antonio Banderas, il tragico “Tacchi a spillo” con l’eccentrica  madre che in punto di morte salva la figlia e ” Carne  Tremula”

Un cinema sempre più trasgressivo, scatenato… Le sceneggiature sono  assurde   ma così  travolgenti  che lo spettatore le accetta come realtà quotidiana … Nel 1999  quello che vince l’Oscar, il David,  il Cesar e il Golden Globe “…E’ “Tutto su Mia Madre,”  il capolavoro… E’ una delle storie più strane fra tutte  quelle  strane di Almodovar…  Con  una bellissima trans padre di due figli, una  dolcissima suora incinta e  sieropositiva, un’elegia  senza fine del dolore e della salvezza… Forse  il top della raffinatezza formale e un cast di attori fantastico… Antonia San Juan nella parte di Agrado, la prostituta trans diventerà cult……

Il secolo nuovo  porta altri  film,  “Parla con Lei”, che prenderà un altro Oscar  e “Volver” quello che più si avvicina agli intricati rapporti femminili delle origini, ma Almodovar inesausto comincia a battere strade nuove col crudele fantascientifico “La Pelle che Abito” mentre  si abbandona al suo grottesco sarcasmo contro i passeggeri di un aereo in pericolo che diventano il simbolo della Spagna  nella crisi economica…

Dallo schermo gli infiniti personaggi di Almodovar sono li a guardarci, a scrutarci pronti a  cogliere le nostre debolezze, le nostre ipocrisie e anche  quel poco di buono che è in noi. Nonostante il mondo assurdo in cui vivono, in fondo è fin troppo  facile  capirli e identificarcisi,  anche perché i gesti quotidiani, le  tradizioni o i  sentimenti  sembrano identici…

Uno dei vettori che Almodovar adopera a piene mani per legare assieme personaggi e spettatori è la cucina… Che per lui e il suo vissuto è stata importantissima… Tutto nella sua infanzia si era consumato nella cucina dei suoi genitori…

E così davanti a un bicchiere di vino molti personaggi rivelano  se stessi,  nella cucina  si prendono le decisioni più importanti, e seduti ad un tavolo imbandito si cerca di salvare il salvabile o di trovare nuovi accordi.  Pepa in “Donne sull’orlo di una crisi di nervi” prepara un gaspacho al sonnifero  per trattenere l’amante in fuga  e in quel frullatore che gira vorticosamente  mischia, con  i suoi dispiaceri, pomodori, cetrioli, peperoni, cipolla, sale e pepe… alla ricerca di equilibri impossibili.  Ne “Il Fiore del mio Segreto” Leo Marcia cerca di riaccendere la passione del marito che la vuole lasciare con  la “Paella”, “Tutto su mia madre” inizia  con Manuela  che prepara una ricca insalata… Lattuga, patate lesse, acciughe, pomodori,basilico e cipolla  mentre poi, dato che è la madre di tutti, preparerà per  Agrado  un pasticcio di carne e altre specialità.  Rosa invece  mangia  da un take away,    Benigno, in “Parla con lei” seduto al tavolino di un bar, intinge nel latte una brioche subito dopo aver abusato di Alicia  e in “Volver” la madre, fantasma, ma sempre madre, prepara maiale per le figlie…  Senza parlare dei cioccolatini con la scatola a forma di cuore di “Legami”  o il pane tostato con l’aranciata di “Carne Tremula” davanti ai quali la protagonista confessa il suo tradimento

gazpachoFrastornati dall’esuberanza di Almodovar naturalmente eccessivo anche in cucina, nell’imbarazzo della scelta che ne  è derivato   e nella primavera che ormai avanza,  alla fine abbiamo deciso per il “Gaspacho,” la fresca  zuppa estiva che è quasi un simbolo della Spagna in cucina… Ovviamente senza aggiunta di sonniferi o tranquillanti!

GASPACHO ANDALUSO

INGREDIENTI per la zuppa, per 4 persone: 1 peperone verde e 1/2 rosso, 1 cetriolo,  1 cipolla rossa di Tropea, 1 spicchio di aglio, 1/2 bicchiere di aceto bianco, 50 ml di olio extra vergine di oliva,  100 grammi di mollica di  pane raffermo, sale e pepe a piacere, pomodoridsa sugo rossi 600 grammi,

INGREDIENTI per accompagnare la zuppa: 2 pomodori rossi tagliati a dadini,2 fette di pane  tostato  tagliato a piccoli pezzi, 1 cetriolo  tagliato a listarelle o a dadini, 2 uova soda  sbriciolate,  2 cipolle di Tropea a strisce sottili.

PREPARAZIONE: fate ammorbidire il pane raffermo nell’acqua e l’aceto, tagliate a piccoli pezzi i pomodori, i peperoni,il cetriolo, la cipolla e l’aglio e frullate il tutto aggiungendo l’olio poco per volta  sino a ottenere una vellutata a cui aggiungerete il pane, il sale e il pepe e frullerete nuovamente. Fate riposare il Gaspacho per qualche ora e al momento di servire, se già si sente il caldo estivo, aggiungete in ogni singola  scodella un cubetto di ghiaccio e portate in tavola le verdure , le uova e il pane di accompagnamento che i commensali,a loro piacimento,aggiungeranno alla zuppa.