Dobos… Una torta dall’ Ungheria, per il giramondo Robert Capa !

Nel 1920  c’era già  clima di restaurazione. Una monarchia delegittimata  tornava  a sedere sul trono d’Ungheria e il Governo provvisorio era guidato dal conservatoreo Horthy…  E poichè spesso niente è più duraturo del provvisorio, lui   ebbe molto tempo per  imprimere il pugno  della   reazione contro tutti quelli che   si impegnavano per un’ impossibile democrazia. Rischiò di cadere nella trappola un giovane di sinistra, di origini ebree che trovò opportuno rifugiarsi in  in fretta a Berlino. Sperava di poter scrivere, ma trovò  da fare solo il fattorino per un’agenzia fotografica… Qualcuno si accorse che era dotato e cominciarono ad affidargli qualche servizio… Una volta lo mandarono anche all’estero… Ma mentre   Endre Ernő Friedmann affrontava il suo noviziato, l’ascesa di Hitler era diventata irresistibile…

Iniziato così male quel funesto anno 1933,  Il giovane Friedmann scappò a Parigi…  La vita degli esuli e dei fuggitivi raramente è facile, per lui fu difficile fare il lavoro free lance…  Ma Parigi almeno un pò di magia, in fondo non la fa mancare a nessuno,  e a lui  fece incontrare l’amore… Una giovane fotoreporter anche lei in fuga dalla Germania… Una vampata d’amore, giovane, allegra e spensierata..Ma un  sentimento così  forte che,  quando lui morì, più di20 anni dopo nel portafogli   aveva ancora la foto di quella  scatenata, bellissima ragazza che era passata nella sua vita come una meteora. Visto che il lavoro non arrivava fu lei, Gerda Taro  a convincerlo a inviare ai giornali, le foto di Friedmann,  facendole passare per quelle di un fantomatico e famoso  fotografo…  Robert Capa, nome un pò esotico e un po’più comprensibile, che provocò una favorevole  assonanza con il nome del famoso regista Frank Capra…

Quando scoppiò la guerra di Spagna partirono insieme con la voglia di documentare il riscatto della Repubblica…E un modo nuovo di rappresentare la guerra… Raramente una guerra era stata prima documentata nelle sue mille sfaccettature e così dal centro della linea di fuoco. Lavoravano fianco a fianco, insoliti reporter di guerra che prendevano immagini doppie, dai loro  rispettivi punti di vista, con l’occhio  sempre più attento e partecipe alla disperazione del popolo, al pianto di un bambino, alle madri in fuga.. Nel 1936, Capa diviene famoso in tutto il mondo per la  foto  del soldato colpito a morte da un proiettile  franchista. . . Fu pubblicata,  sulla rivista VU, poi su Life, sulPicture Post e poi migliaia di altre volte. Il soldato  in primo piano    che cade col le braccia spalancate e il fucile ancora in mano, fa capire a quale distanza ravvicinata dalla battaglia  fosse Robert Capa mentre scattava… Provarono a contestargli la foto, parlarono di scena preparata ad  arte e lui rispose amaramente “Per scattare foto in Spagna non servono trucchi, non occorre mettere in posa. Le immagini sono lì, basta scattarle. La miglior foto, la miglior propaganda, è la verità.”

Lei era nota fra i soldati … aveva una bellezza e una  simpatia che non  passavano  inosservate… E se la ritrovavano sempre in prima linea … Quello della battaglia di Brunette fu per lei un reportage eccezionale… Fotografò  tutto dal principio alla fine.  Pareva che i repubblicani potessero vincere …E poi invece dovettero scappare sotto il fuoco di un bombardamento eccezionale…. Gerda era sul predellino di un ‘auto, un carro armato nel fare retromarcia la fece a pezzi… Capa quei giorni  era a Parigi a portare foto alle Agenzie…

Nel 1938 alcuni tra i loro scatti più commoventi furono riuniti nel volume “Death in the Making”… Lui l ‘avrebbe voluta sposare e questa  fu invece l’unica cosa…

Da quel momento fu senza pace e prese a rincorrere le guerre… Che  allora non mancavano… Andò a cercare il conflitto Cino Giapponese… Quel preludio di seconda guerra mondiale…  Ma tornò in Spagna per fotografare la disperazione della resa di Barcellona… Poi, quando arrivò il 1939 scappo’ dall’Europa… Hitler avanzava e lui non aveva più spazi per sfuggirlo. Molte  foto   della Guerra civile spagnola forse le lasciò a Parigi,comunque sembravano perse per sempre e invece  riemersero come  nella soluzione di un intrigo internazionale a Città del Messico in quella che é diventata la leggendaria “Valigia Messicana” nello stesso ordine in cui le aveva riposte Capa.

La seconda guerra mondiale … Niente sembrava fermarlo. Veniva dalla Tunisia e sulla Sicilia  discese in paracadute, ma finì su un albero e ci restò una notte e un giorno…  Ma il  reportage dello   sbarco Anglo – Americano i fu eccezionale  Dalla Sicilia  comincerà ascrivere   “Slightly out of focus”  il suo diario di guerra dal 1942 al 1945…Una soggettiva incisiva per raccontare il vuoto e l’angoscia dei combattimenti… Non amava la guerra, ma  non poteva nemmeno a starne lontano…«Eravamo alla periferia di Palermo…   La jeep che mi ospitava, seguiva i primi carri della seconda divisione corazzata… La strada era fiancheggiata da decine di migliaia di siciliani in delirio che agitavano fazzoletti bianchi e bandiere americane fatte in casa con poche stelle e troppe strisce. Avevano tutti un cugino a “Brook-a-leen” … A Troina, nell’interno dell’isola  scatterà una delle foto più famose della guerra… Il vecchio contadino che indica col bastone  la strada al soldato americano accovacciato. Lui sa che sta facendo buone, semplici foto, ma il dolore   non gli dà tregua.. “Ci eravamo distesi per terra nella piccola piazza del paese, di fronte alla chiesa, stanchi e disgustati. Pensavo che non avesse alcun senso questo combattere, morire e fare foto”… Ma seguiterà lo stesso a risalire l’Europa sino allo sbarco in Normandia, uno dei più sanguinari e martoriati episodi della guerra dove i soldati per ore vennero falcidiati appena arrivavano sulla spiaggia… Lui  scende dal mezzo anfibio con l’acqua alle ginocchia traballando  squilibrato sotto il  peso delle macchine fotografiche e in quell’inferno riesce a scattare più di 100 foto che poi corre a  consegnarle a un motociclista  già pronto che le porterà a stampare… Se ne salveranno solo 11 di quello che fu uno dei momenti più drammatici e cruenti del secolo… Sbagliano l’essicatura dei negativi e le  poche salvate, sono fuori fuoco… Cercheranno di difendersi … Al fotografo tremavano le mani per la paura… Anche se la verità venne subito fuori avevano distrutto uno dei più importanti documenti della storia.

Parigi nel primo dopoguerra sembra, nonostante tutto, il ritorno al Paradiso. All’hotel Ritz  c’è quella bellissima attrice che è venuta a portare conforto alle truppe … Quando torna in America, Ingrid Bergman si trascina dietro Robert Capa… Ha una piccola bambina, ma  è pronta a lasciare il marito… e sul set di Notorius  cerca di convincere Capa a fermarsi, lavorare in un Agenzia a Hollywood, sposarsi… Hitchcock  osserva divertito  e sornione quello strano “dietro le quinte…”  Li riproporrà entrambi come  interpreti de “La finestra sul cortile”… Ma se il finale del film rimane un po’ dubbioso, la scelta di Capa è chiarissima…La bella attrice non ha niente del fascino scapigliato e  generoso  di Gerda e la vita  in un’ Agenzia  lo fa solo ridere… Piuttosto se ne andrà  in Turchia… e poi col suo amico John Steinbeck in Russia… faranno un bellissimo lavoro su quel pianeta contadino ancora sconosciuto ai più…

Temerario e senza paura lo era sempre stato…  In Indocina nel 1954, di ritorno ad Hanoi,  dopo una missione riuscita al seguito delle truppe francesi, si allontanò dal gruppo e salì su un terrapieno…  Voleva fotografare una colonna in avanzamento sulla radura. Non poteva sapere che stava poggiando i piedi sopra una mina… Si salvò poco a parte quella foto di Gerda…

Girò tutto il mondo e non si fermò a lungo da nessuna parte…In fondo l’unica patria che ebbe fu l’Ungheria da dove forse non si sarebbe mai mosso senza quell’opprimente regime… Buon ritornoa casa Robert Capa, con la rorta più famosa di Budaperst che faceva impazzire anche l la principessa Sissi che ne era  così ghiotta che spesso lasciava in gran segreto il Palazzo Reale di Buda ed entrava tutta trafelata al Caffè Ruszwurm..

 TORTA DOBOSTorta-Dobos

INGREDIENTI per circa 12 persone:

Per i dischi di pasta:

 350 gr. tuorli d’uovo
235 gr. di zucchero
10 ml estratto di vaniglia
350 gr. farina 00
525 gr. albumi d’uovo
7 gr. sale
175 gr. zucchero semolato

Per lo sciroppo :

500 gr. di zucchero
500 gr. di acqua
la buccia di un’arancia ed un limone
100 gr. di rum scuro

Per la crema di burro al cioccolato:

500 gr. zucchero
250 gr. albumi
750 gr. burro in pezzi, ammorbidito
10 ml. estratto di vaniglia
300 gr. di cioccolato fondente

Decorazioni in caramello e altro

500 gr. zucchero
190 gr. acqua
1 pizzico di cremore di tartaro, 30 grammi di mandorle tritate

PREPARAZIONE DELLE TEGLIE:

Dovrete ricavare,secondo le modalità appresso specificate 9  dischi di pasta. Ogni   disco sara’ cotto direttamente su placche  da forno del diametro di circa 20 cm, rivestiti  di fogli di carta da forno ricavati da un rotolo, di  un diametro leggermente inferiore della placca
Ungete leggermente la parte centrale di ogni placca, poggiarci sopra uno dei fogli preparati,
Ungere leggermente anche l’interno del cerchio
Preparare tante teglie quante il forno puo’  accoglierne e ripetete l’operazione per quante volte è necessario.

PREPARAZIONE DELLO SCIROPPO
Unire lo zucchero, l’acqua e le bucce di arancia e limone e portare ad ebollizione. Far bollire per qualche minuto. Lasciar raffreddare ed aggiungere il rum

PREPARAZIONE DEI DISCHI DI PASTA
Pre-riscaldare il fondo a 190º
Misurare accuratamente gli ingredienti.
Unite i tuorli d’uovo e lo zucchero in una ciotola di metallo, posta al di sopra di una pentola contente acqua in ebollizione. Mescolare velocemente con una frusta fino a quando la temperatura del composto raggiunge 43ºC.
Trasferire la pentola e la ciotola sul piano di lavoro, battete il composto con una frusta elettrica fino diventi soffice e di   colore giallo pallido.  Si consiglia il procedimento a  caldo,  per ottenere un  composto più spumoso.
Aggiungete alle uova l’estratto di vaniglia, amalgamandolo al composto con un cucchiaio di legno.
Incorporate la farina setacciata, mescolando delicatamente con un cucchiaio di legno  senza   “sgonfiare” la spuma.  In una ciotola di metallo  montate gli albumi col sale a neve ferma e aggiungete lo zucchero poco alla volta, continuando a montare per ottenere un compostolucida e compatta. Incorporate ¼ dell’albume al composto precedente, utilizzando preferibilmente un cucchiaio di legno, con un movimento circolare dal fondo della ciotola verso l’alto. Il composto risultera’ notevolmente ammorbidito.
Incorporate gradualmente tutt o l’albume, con lo stessa tecnica e con molta delicatezza.

FORMAZIONE DEI DISCHI
Servendosi di un porzionatore per gelati, depositare 4 porzioni (rase) di impasto al centro di ogni cerchio di carta forno.
Con il dorso del porzionatore, ed un movimento circolare, distribuire l’impasto uniformente fino ad un centimetro dal perimetro tracciato.
Spingete l’impasto fino ai bordi aiutandosi con una spatola.
Livellate delicataente l’impasto con la spatola ed infornare immediatamente sul ripiano centrale del forno.
Formate il secondo disco di pasta
Spostate il primo disco di pasta al ripiano inferiore del forno
Infornate il secondo disco sul ripiano centrale
Formae il terzo disco di pasta
Spostate il primo disco di pasta sul ripiano superiore del forno e il secondo disco sul ripiano inferiore del forno.
Infornate il terzo disco sul ripiano centrale del forno.
Ripetete la sequenza di cottura per tutti i dischi di pasta ottenuti.
Considerata la temperatura del forno e lo spessore dei dischi, la cottura e’ piuttosto veloce (6 minuti circa) ed e’ necessario controllare con attenzione.
Mano mano che i dischi son pronti poggiateli l’uno sull’altro e farli raffreddare.

PREPARAZIONE DELLA CREMA DI BURRO AL CIOCCOLATO
 
Versate gli albumi e lo zucchero nella ciotola di metallo del mixer e ponrtela su una pentola con acqua in ebollizione a fiamma media.
Mescolate continuamente con una frusta fino a che il composto raggiunga 70ºC
Rimuovete la ciotola dal fuoco e posizionatela nel mixer
Battete a velocita’ media con l’accessorio frusta, montando a neve ferma ma non asciutta
Gradualmente aggiungete lo zucchero, continuando a montare, fino a completo raffreddamento del composto. La meringa, dovra’ risultare gonfia, lucida e mantenere la forma se lasciata cadere da un cucchiaio. Se necessario porre per alcuni minuti in frigo.
Aggiungete il burro, qualche pezzetto per volta, fino ad incorporarlo tutto.
Aggiungete il cioccolato fuso e la vaniglia ed incorporarlo alla crema.
Se dovesse passare molto tempo dalla preparazione della crema alla composizione del dolce, e’ opportuno porrre in frigo la crema e riportarla a temperatura ambiente prima di usarla.

COMPOSIZIONE

Spalmate un po’ di crema su una base di cartone per dolci dello stesso diametro dei dischi di pasta ed adagiarvi il primo disco.
Con un pennello da cucina, intinto nello sciroppo, inumidite il disco di pasta soprattutto lungo il bordo che risulta piu’ asciutto.
Con la tasca da pasticciere ed una punta tonda media, spremete la crema lungo il perimetro del disco
Mettere un paio di cucchiaiate di crema al centro del disco e livellate con un a spatolaSovrapporre il secondo disco e farcire come spiegato prima.
Ripetete il procedimento di farcitura, sovrapponendo 9 dischi di pasta.
Coprite la superfice del dolce con la stessa crema di burro, livellandola con la spatola e lasciando che scenda fuori dal bordo della torta. Sempre con la spatola, spalmare un po’ di crema sui lati della torta, facendo pressione per riempire eventuali spazi fra gli strati

 Se si desidera, si possono rigare i lati utilizzando l’apposito “pettine”
Decorate tutt’attornola base della torta con un nastro di mandorle in scaglie o nocciole tritate.
Trasferire sul piatto di portata e decorare con le formine di caramello

  DECORAZIONI DI CARAMELLO

Versate il caramello preparato come  di seguito sul migliore dei dischi di pasta savoiarda  posto su una graticola o in qualche modo rialzato. Lavorando velocemente, il caramello va spalmato con una spatola coprendo anche i bordi del disco. Prima che si raffreddi completamente, con un coltello a lama lunga bagnato, incidere la superfice caramellata come per dividere la torta in spicchi.  Cuocere lo zucchero con l’acqua a fuoco medio, in un pentolino dal fondo spesso, mescolando continuamente fino a che lo zucchero si sciolga. A quel punto, inserire un termometro e lasciar cuocere senza mai mescolare. Di tanto in tanto “pulire” le pareti del pentolino con un pennello bagnato ma non grondante d’acqua.
Appena lo sciroppo raggiunge 150ºC spegnere la fiamma. Lo sciroppo continuera’ a cuocere per un po’.
Trasferire sul piatto di portata e decorare con le formine di caramello
Per i triangoli che compongono la decorazione della parte superiore, tracciare su un pezzo di cartone, un cerchio delle stesse dimensioni dei dischi di pan di spagna, ritagliarlo e poi dividerlo in 8 spicchi. Rivestire ogni spicchio con foglio d’alluminio.
Per i mezzi anelli laterali, rivestire di foglio di alluminio delle forme concave (in questo caso mezzi tubi di plastica, normalmente usati per tenere in forma fiori di glassa reale fatti con la tasca da pasticciere)
Bagnate un pezzo di carta da cucina con un po’ d’olio ed ungere tutte le forme. Con un pezzo di carta da cucina pulito, ripassare ogni pezzo per eliminare eccessi d’unto.
Preparate il caramello come indicato
Prelevando il caramello a cucchiaiate direttamente dalla pentola, farlo scendere in fili sulle forme preparate, con veloci movimenti di polso. Piu’ distante e’ il cucchiaio dalle forme, piu’ sottili saranno i fili.
Lasciar indurire e poi rimuovetele gentilmente dalle forme, sono piuttosto fragili.

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Stromboli Pizza

875511_TYBSO43TLQJ2NMW1JTUK4TYFEMTANJ_ingrid-bergman-30-anni-morte-007_H162726_L“Stelle doppie”… così definiscono in astronomia due stelle che ruotano attorno a un baricentro comune. Stelle però si chiamano anche  alcune attrici del cinema, in genere le più belle, le più brave o le più famose, tutte gelosissime della loro unicità e della loro immagine.  Ma qualche volta può succedere anche a loro di perdere se stesse e cominciare a ruotare, ruotare assieme a qualcun’ altra, attorno a un medesimo baricentro.

Questa storia di stelle doppie è ormai una storia antica… che risale all’anno 1949 e tutto cominciò con una lettera… “Caro Sig. Rossellini…”roberto-rossellini

Era una lettera innocente. Una famosa diva di Hollywood si congratula con un regista italiano e in tono leggero e  scherzoso aggiunge  che è pronta a lavorare con lui, pur ammettendo di non conoscere la lingua italiana, salvo due parole  “Ti amo”. Erano quelle che conoscevano tutti, attraverso le canzoni alla moda e  i personaggi ispirati al mito dell'”amante latino”, bello e focoso, che faceva innamorare le sprovvedute straniere che capitavano in Italia. Niente quindi di più banale e scontato o che si potesse prestare a equivoci.

L’attrice che  aveva scritto quelle parole  oltre a essere bella e famosa, era  anche una sposa felice ( almeno così sembrava) e  una buona madre di famiglia. La persona a cui era indirizzata non era nè ingenua, nè sprovveduta e soprattutto dell’amante latino aveva ben poco, mezzo calvo, mezzà età e un inizio di pancetta.

Nel 90% dei casi non ci sarebbero state conseguenze. Invece successe il finimondo! Ingrid Bergman arrivò in  Italia per lavorare con Rossellini, ma i due si innamorarono e, mentre giravano il loro primo film, successe di tutto.

Hollywood si sentì tradita, ripudiò la Bergman e le rovinò l’immagine. Lui dovette affrontare Anna Magnani, ( ed era quasi peggio che affrontare l’intera Hollywood)  attrice divina, ma compagna dal carattere impetuoso e  turbolento che non si arrese – ed era assurdo pensarlo – a quell’improvviso abbandono. Così, mentre i due felici innamorati giravano “Stromboli,” la Magnani piombò come un’ Erinni, troupe al completo e cominciò a girare su un’isola vicina,- poco più di un’ora di barca – il film “Vulcano.”

magnaniFu allora che cominciò la sarabanda dei “doppi” attorno al baricentro Rossellini,” latin lover” per un puro scherzo del destino e quasi a sua insaputa, che mai avrebbe sospettato una tempesta del genere. 2 film  e troppe somiglianze, con 2  donne interpreti, in conflitto con la medesima società ostile, il mare in comune come confine invalicabile, la stampa e i fotografi che  andavano come impazziti, da un’isola all’altra per lo scoop del secolo e…Quei  2 vulcani a guardare dall’alto, come Dei offesi, tutto quel clamore e quel disturbo. Uno dei due a un certo punto non resse più e cominciò a buttar fuori lava. Era solo uno, ma andò a finire che, in tutti e 2 i film, i vulcani  cominciarono a eruttare.

I film non ebbero un gran successo, nessuno dei due. In America Vulcano non arrivò mai e Stromboli  fu un fiasco solenne …perchè “c’era la pubblica concubina Bergman,” come affermò uno stimato uomo politico del tempo…

Ma, pur distruggendo il film, nell’immaginario collettivo americano,”Stromboli”  ebbe un impatto enorme. Diventò il simbolo di  una realtà e di un’avventura fuori dall’ordinario, dove la natura, potente e drammatica  non è mai estranea  ai destini degli uomini …I media non la finivano più di parlarne, gli americani si scandalizzavano, gli italiani si inorgoglivano perché la loro terra era balzata prepotentemente alla ribalta in 181859_353636544701815_1691547917_nquella società ignara, di tutto quello che non apparteneva agli States.

Molti degli italiani e degli ormai italo – americani  lavoravano da decenni nei ristoranti e nelle pizzerie, che cominciavano ad andare terribilmente di moda. Erano stati i soldati, tornati dal fronte italiano, che avevano raccontato le delizie della pizza. E  attorno alle mille pizze che i ristoranti italiani copiavano o si inventavano come varianti all’originale, spesso si scatenavano duelli… all’ultima forchetta, su chi meglio interpretasse la pizza storica o sulla paternità delle nuove pizze. Uno dei casi più famosi è stata la lunga contesa su un derivato della pizza, destinato a diventare famoso e classificato, di volta in volta panino, sandwich, arrotolato, calzone. L’avevano chiamato “Stromboli” perchè era effervescente e colorato come il vulcano. Su di esso, 2 ristoratori oriundi, ricominciarono, stavolta in America, il gioco del “doppio” che si protrasse per anni, attorno al baricentro Pizza.

Per alcuni l’inventore  era Nazareno Romano, emigrante di lunga data e ormai per tutti Nat, che agli inizi degli anni ’50 gestiva la “Romano & Pizzeria, da Nazareno Romano”, a Tinicum Town un’antica cittadina vicino a Philadelphia. Una signora, all’epoca studentessa, si ricorda che tutti andavano a mangiare da Nat, questo eccezionale “panino, di forma rettangolare”, ancora senza nome. “Una sera – racconta la signora, ero nel locale e alcuni studenti, forse un po’ bevuti, stavano discutendo, per l’ennesima volta sulla necessità di dargli un nome, quando uno di essi sollecitato dal peperone che gli bruciava in bocca  e dal film che in quel periodo circolava per le sale, insieme allo scandalo, esclamò: ma chiamiamolo Stromboli! E naturalmente – conclude la signora- non poteva che essere  l’anno 1950”

Ma a sostegno della tesi che un “Burger Royale” sia stato per la prima volta inventato a Spokane, nello Stato di Washington, con il nome di Stromboli, c’è fra l’altro la testimonianza di un esperto culinario, Seth Lewkovitz, che sul “Bollettino Gonzaga”del 2003, la rivista dell’Università, ha lasciato scritto ” Un giorno del 1954, Mike Aquino Sr si stava impazzendo per inventare qualcosa di nuovo per tutti gli studenti che affollavano il suo ristorante. Approfittando del fatto che da poco era passata la mezzanotte del venerdì, pensò che poteva anche adoprare il capocollo che aveva a negozio e unendolo al provolone fuso e a una salsa al peperoncino, ci riempì un pane di tipo francese. Poiché bisognava dargli il nome e a quel tempo era in circolazione il film  Stromboli, fu normale, chiamare quel panino così piccante, col nome del vulcano.”

Chissà dov’è la verita della doppia invenzione. C’è da dire però che D’Aquino il suo sandwich  fu svelto a registrarlo il 1 luglio del 1954. Ma c’è anche da riflettere sul fatto che la versione originale di Nat Romano è molto più vicina a un calzone, benché  avesse l’aspetto rettangolare, anziché a mezzaluna. In questo  continuo gioco dei doppi, da cui è sempre difficile uscire  si è ritenuto che la la primogenitura di Romano sia  da riconoscergli soprattutto per il fatto che, il suo Stromboli, essendo più calzone e meno panino è più vicino alla sorella “Pizza” da cui siamo partiti. Oggi, dopo molti cambiamenti lo Stromboli di Romano si presenta come una pizza arrotolata ripiena, ma la ricetta sia quella vecchia che quella più recente non è stato posibile rintracciarla, perchè è ancora segretata. Ma non c’è da tremare! Quella scelta, fra i molti Stromboli oggi  in circolazione, è buonissima e fra il rosso dei peperoni e il nero delle olive, somiglia proprio tanto  ai colori del vulcano.

STROMBOLI

stromboli_325x435INGREDIENTI (per 4 persone):

INGREDIENTI  PER LA PASTA: 500 grammi di farina, 25 grammi di lievito, 1/2 bicchierino di olio extra vergine di oliva, sale q.b., acqua tiepida.

INGREDIENTI PER IL PESTO ROSSO: 1 peperone rosso,50 grammi di basilico, 1 spicchio di aglio, 30 grammi di pinoli, 6 pomodori secchi sott’olio, 2 pomodori, 3 cucchiai di passata di pomodoro, 1/2 cucchiaio di peperoncino, 50 grammi di parmigiano grattugiato, 150 ml di olio extra vergine di oliva,

INGREDIENTI per  il resto della farcitura: 4 peperoni rossi, 4 cucchiai di  olio extra vergine, 125 grammi di olive nere.

PREPARAZIONE DELLA PASTA: sistemate su una spianatora la farina a fontana e  al centro mettete l’olio, il lievito sciolto in un po’ d’acqua tiepida e un pizzico di sale. Impastate e fate un impasto ben levigato di forma sferica, che coperto, metterete a riposare per due ore in un luogo caldo e asciutto.

Nel frattempo pre – riscaldate il forno a 200°C e foderate la teglia con carta da forno. Strofinate i peperoni con l’olio di oliva  e fateli arrostire in forno per circa 25 minuti. Privateli della pelle e dei semi e divideteli a strisce.

Trascorse le due ore per la lievitazione, scoprite la pasta, lavoratela di nuovo per qualche minuto e aggiungetevi 55 grammi di olive denocciolate e tagliate a pezzetti e reimpastate la pasta. Dividetela in 4 panetti e spianateli  formando 4 rettangoli di circa 17 per 24 cm circa. Distribuite sulla superficie di ciascun panetto il pesto, i peperoni e il resto delle olive denocciolate e a pezzetti, lasciando libero il bordo per circa un centimetro. Arrotolate l’impasto e premete sui due lati aperti sino a sigillarli. Disponeteli sulla teglia, copriteli con una pellicola oliata e lasciateli lievitare per 20 minuti.

Togliete  la pellicola e fate cuocere gli stromboli per 25-30 minuti fino a quando saranno dorati. Lasciateli raffreddare per 5 minuti prima di tagliarli e servirli, oppure serviteli freddi.

PREPARAZIONE DEL PESTO ROSSO CON CUI FODERARE ALL’INTERNO GLI STROMBOLI: mettete il peperone sulla griglia del forno preriscaldata e fallo arrostire, fino a che la pelle sarà completamente bruciacchiata. Fatelo intiepidire, poi privatelo della pelle, tagliatelo a metà e rimuovete la parte centrale e i semi. Versate il peperone e gli altri ingredienti, ad eccezione dell’olio, in un tritatutto. Tritate fino ad ottenere una crema omogenea, quindi, senza spegnere l’apparecchio, aggiungete gradatamente l’olio. Trasferite il pesto in un barattolo con tappo a vite, coprendo con uno strato d’olio per evitare il contatto con l’aria, conservate in frigorifero per un massimo di 2 settimane,in modo da averlo già pronto al momento di preparare gli Stromboli.

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