Gli Agnolotti del lunedì per Marco Travaglio!

Ha un viso  che improvvisamente si illumina quando sorride… Ma lo fa poco e,  in genere, quello strano pallore e  gli occhi di ghiaccio mettono  soggezione… Ha una bella voce e un tono pacato, distaccato…      Quasi monotono… Ma  in realtà scatena l’ansia!  Le sue non sono mai semplici enunciazioni,  ma fatti  e ricordi spesso nascosti dal tempo, che all’improvviso balzano in primo piano…… Evocata, entra Madama Pace… scriveva Pirandello e allo stesso modo, con quel rigore quasi maniacale con cui si documenta, lui evoca  dai suoi appunti che smuove appena, con le mani che, leggère,  li toccano, personaggi dimenticati  che  tornano sulla scena…Tempi del passato  che si  saldano  agli istanti del presente,  concatenazioni di causa ed effetto che diventano un trattato di logica …

Molti nemici, tanti detrattori… Qualche grande maestro… Uno è Indro Montanelli…  Lui, Marco Travaglio, confessa di essere un liberale  come Montanelli e proprio come lui, di aver avuto, almeno in alcuni periodi della sua vita, un odio viscerale per tutto quello che  era sinistra o   matrice comunista… Strane affermazioni tuttavia per un uomo che buona parte della sua vita   l’ha trascorsa a scrivere per giornali  come l’Unità e Repubblica.

Quel modo gelido, obiettivo, da reportage neorealista che ha, di scrivere e di raccontare, probabilmente lo ha imparato  nel liceo cattolico, dove ha studiato… i Salesiani, si sa, sono dei grandi  formatori, ma il rigore scientifico,  quello sicuramente  glielo ha inculcato  Indro Montanelli, che nella sua cattiveria da maledetto toscano, agiva sempre con immenso rispetto della verità…. E sempre pronto a ricredersi se sbagliava… Ma l’allievo  deve aver superato il maestro, se lo stesso Montanelli diceva di Travaglio “È un Grande Inquisitore, da far impallidire Vyšinskij, il bieco strumento delle purghe di Stalin. Non uccide nessuno. Col coltello. Usa un’arma molto più raffinata e non perseguibile penalmente: l’archivio”

Con Montanelli doveva lavorare proprio bene Travaglio perché quando era ancora  corrispondente da Torino de “Il Giornale” rifiutò un ingaggio propostogli da Repubblica… Montanelli che era un galantuomo lo fece assumere in pianta stabile… Travaglio poi  seguì Montanelli nel 1994 nell’avventura sbagliata de “La Voce”… e solo dopo la sua chiusura si mise sul mercato come battitore libero… e fra i tanti giornali approdò anche a Repubblica, perché, come spiegò lo facevano lavorare liberamente.

Di scoop ne ha fatti tanti, sembra abbia quasi un perverso piacere a scoprire e confrontarsi con il male… Gli si schierarono tutti contro quando pubblicò su un giornale chiaramente di destra come “Il Borghese” le intercettazioni telefoniche che seguirono all’arresto di Adriano Sofri, accusato di essere il mandante dell’omicidio Calabresi…   E da quelle telefonate viene fuori  uno spaccato della realtà  italiana sicuramente poco esaltante… In cui i massimi esponenti di  “Lotta Continua,” il gruppo estremista e sovversivo, avevano in realtà  solidi rapporti col partito istituzionale che da anni governava l’Italia… Il Partito Socialista di Bettino Craxi… Emblematico, di quella brutta storia e  di tante storie dell’Italia malata e vigliacca, il fuggi fuggi dei più autorevoli big socialisti non appena si ebbe sentore dell’arresto di Sofri… Le intercettazioni sono spietate… E forse il cattivo non era Travaglio.

Un altro grosso colpo al sistema, Travaglio lo  assestò nel 2001 con  il suo libro-inchiesta L’odore dei soldi, scritto con Elio Veltri, in cui avevano cercato di risalire  all’origine dell’arricchimento di Silvio Berlusconi e ai possibili coinvolgimenti del Cavaliere e di Marcello Dell’Utri con esponenti di Cosa nostra… Per anni Berlusconi e Dell’Utri hanno negato tutto, ma la sentenza più recente con i sette anni di condanna a Dell’Utri ha dimostrato che Travaglio non aveva poi tutti i torti.

Il Cavaliere nel suo decennale, appena interrotto dal governo Prodi, ha fatto chiudere diverse trasmissioni dei suoi oppositori… “Annozero” di Santoro e “Il Fatto” di Enzo Biagi con cui Travaglio collaborava… Ma la bocca, al terribile Marco non è riuscita a chiuderla nessuno. Imperterrito fustigatore di costumi, dopo un lungo periodo di collaborazione a L’Unità, nel 2009, si è aperto un giornale in proprio  assieme ad  Antonio Padellaro  e, in memoria dell’altro grande maestro, il mite, grandissimo Enzo Biagi,  distrutto da Berlusconi, l’hanno chiamato “Il Fatto Quotidiano” … La prima regola che si sono dati, in tempi di facili sovvenzioni, non prendere soldi dallo Stato.

Brillante,  cattivo, in controtendenza con destra e sinistra, perchè sempre alla ricerca della verità, “il Fatto Quotidiano” non ha risparmiato critiche al Presidente della Repubblica per quelle strane telefonate intercettate fra Napolitano e l’ex Ministro Mancino coinvolto nella trattativa Stato – Mafia e, recentemente, ha anche infuriato contro uno dei pochi miti rimasti nel cuore degli Italiani, dimostrando come  Emma Bonino, in lista per raggiungere il Colle, avesse in realtà per anni appoggiato la politica di aggressione dell’America a paesi come l’ex Jugoslavia e l’Iraq…

Il monologo più drammatico, aggressivo e profondamente  umoristico, dove si ride, anche se con molto amaro in bocca, forse Travaglio l’ha interpretato il 18 aprile a Servizio Pubblico, la trasmissione risorta dalle ceneri di Annozero… Se l’è presa con l’imbelle, incapace Pd che  ha bruciato in pochi mesi la possibilità di vincere elezioni già vinte, non è riuscito a mettere in piedi un governo e si è fatto  bocciare  tutti i suoi candidati alla Presidenza della Repubblica… Alla fine della lettura, Travaglio  sconsolato conclude:

“Bersani è il settimo leader che si fuma il centrosinistra in 20 anni, mentre a destra c’è sempre e solo B”. “Ma questi (il PD) –  si chiede con la sua impassibile faccia- sbagliano ininterrotamente da 20 anni o sono 20 anni che sono d’accordo con Berlusconi?”

Scomodo, arrogante, polemico, Travaglio non è solo l’Inquisitore di Montanelli… Spesso sembra animato da un sacro fuoco… quasi religioso… E con quegli occhi accesi e  indagatori e la  voglia di “cupio dissolvi”, fa venire piuttosto in mente Savonarola o Martin Lutero…  Ma  per fortuna che esiste! Perché in un’Italia povera e sconfitta con la distruzione morale che si trascina appresso, come la palla al piede di un condannato, abbiamo ancora Marco Travaglio, qualcuno che ci costringe a ragionare, ad aprire gli occhi e forse…  Se riusciamo a tenerli ben aperti, tutto non è perduto!

Marco Travaglio è torinese, riteniamo che gli piacciano gli agnolotti che da quelle parti fanno in modo eccezionale e con molta saggezza…Perchè spesso di lunedì c’è la tradizione di prepararli riciclando gli avanzi di carne del giorno di festa… Quelli che presentiamo dunque sono una proposta che potrete variare a vostro piacimento e secondo le carni di cui disponete… Arrosto di coniglio, stufati vari,animelle etc…

AGNOLOTTI PIEMONTESI DEL LUNEDI’8191b

INGREDIENTI per 6/8 persone: stufato di manzo circa 350 g, arrosto di maiale 200 g, salsiccia a metro 100 g, cervella di vitello 100 g, un cespo di scarola, 6 uova, 1 pizzico di noce moscata, parmigiano grattugiato 4 cucchiaiate abbondanti più 100 g per condire gli agnolotti, burro 120 g, sale q.b., farina bianca 600 g, acqua 250 g, tartufo 10 g e qualche foglia di salvia.

PREPARAZIONE: lessate leggermente e in pentolini separati la salsiccia e le cervella. Lessate la scarola, solo per pochi minuti, strizzatela, tritatela e insaporitela in poco burro, il resto servirà per condire gli agnolotti. Tritate finemente tutte le qualità di carne e la salsiccia mettendole in un recipiente a cui aggiungerete la scarola, un pizzico di sale, una grattata di noce moscata e 3 uova intere mescolando accuratamente l’impasto.

Con la farina, le restanti 3 uova e l’acqua preparate la pasta e poi stendete con il mattarello due sfoglie sottili, mantenendole coperte fino al momento del loro utilizzo. Dal composto di carni ricavate pallottoline grandi quanto una nocciola e sistematele sulla sfoglia distanziate fra loro ricoprendoil tutto poi con altra sfoglia, premendo con le dita tra un ripieno e l’altro e successivamente utilizzando una rotellina dentata ricaverete agnolotti di sfoglia quadrata. La  tradizione vuole che questi ravioli siano serviti come piatto in brodo, ma si possono anche presentare asciutti cuocendoli sempre però in brodo. Si passerà a condirli poi con burro fuso, qualche foglia di salvia, una spolverata di parmigiano e sottile fettine di tartufo.

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L’esotico agnello al curry di Charlot!

Era quasi un anno che lavorava alla Keystone. La paga che gli avevano offerto, 150 dollari  a settimana per lui era da capogiro,  peccato che non riuscisse ad adattarsi a quei ritmi di lavoro infernali… Due cortometraggi  la settimana…  Impossibile ripetere anche una sola scena perché non c’era tempo… Era tutto affidato  alla bravura dell’attore  e alla sua improvvisazione. Quel giorno si sentiva più disperato del solito … la sua fantasia gli sembrava agli sgoccioli..”Non sapevo più che trucco farmi…Mentre puntavo al guardaroba pensai di mettermi un paio di calzoni sformati, due scarpe troppo grandi, senza dimenticare il bastone e la bombetta. Volevo che fosse tutto in contrasto con la giacca attillata e il cappello troppo piccolo…. Poi aggiunsi i baffi che mi avrebbero invecchiato… senza nascondere la mia espressione. Non avevo la minima idea del personaggio. Ma come fui vestito, il costume e la truccatura mi fecero capire che tipo era. Cominciai a conoscerlo e quando mi incamminai verso l’enorme pedana di legno, esso era già venuto al mondo. Invenzioni comiche e trovate spiritose mi giravano incessantemente nel cervello…. Cominciai a passeggiare  su e giù dondolando il bastoncino, passando e ripassando davanti a lui… IL mio era un personaggio originale e poco familiare agli americani, poco familiare persino a me. Ma una volta nei suoi panni io mi immedesimavo in esso, per me era una  realtà e un essere umano. Anzi mi infiammava di idee folli di tutti i generi che non avrei mai avuto se non mi fossi messo il costume e la truccatura”. Il buffo omino che cerca di darsi una nota di distinzione con la bombetta e il bastoncino, nacque nel 1914 e venne subito inaugurato con due film: “La  strana avventura di Mabel” e “Charlot si distingue.” Charlot è un vagabondo, un essere libero,…umano e un po’ anarchico… inevitabile per lui il conflitto con la società. Romantico e patetico, comico e tragico farà la fortuna del suo inventore per più di venti anni…Lui,  Charlie Chaplin ne aveva veramente bisogno, dopo  una vita disperata a Londra! Il padre e la madre lavoravano nel varietà, ma si  separarono … Il padre aveva trovato la moglie a letto con un altro uomo…La madre finì presto negli ospedali psichiatrici e lui e Sidney, il fratello più grande in un orfanatrofio… Eppure Charlie Chaplin di sua madre avrà sempre un ricordo tenerissimo…lei gli aveva insegnato a cantare, e poi a a guardare la gente, a studiarla, coglierne i tic…Gli atteggiamenti… Insomma tutti  i ferri del mestiere … Quando avrà fatto fortuna in America la sistemerà in una bella casa amorevolmente assistita sino alla fine… L’altro suo grande affetto fu Sidney il fratello  che già lavorava in teatro  e riuscì a procurargli piccole parti  che non aveva ancora 13 anni…Qualche anno dopo  lavoravano tutte  i e due nella compagnia di Fred Karno!  Sid inventava le gags e Charlie le portava in palcoscenico…una grande scuola per imparare a esprimersi con il corpo.

Quella di Karno era una compagnia itinerante… Così in America Charlie attirò l’attenzione di Mark Sennet e cominciò la sua lunga avventura nel cinema americano che si concluse solo quaranta anni dopo…Una strada tutta in discesa con quel fantastico personaggio  che  presto divenne internazionale… Il nome  Charlot  l’hanno inventato i francesi…

Nel 1915  Chaplin è a Chicago  con 14 corti in un anno, nel 1916  realizza 12 film e guadagna  600.000 dollari l’anno … Mentre Charlot diventa di volta in volta cameriere, milionario, muratore…Nel 1919 Chaplin fonda una sua casa di produzione, la United Artists, una delle glorie di Hollywood, mentre cominciano ad arrivare i suoi capolavori…”Il Monello” forse  il capolavoro in assoluto e tutta la fantasia di Charlot, padre tramp  per caso, che trasforma un’amaca in culla  e una caffettiera in biberon…  e poi a  seguire un film dopo l’altro, uno più bello, più spassoso, più tenero dell’altro… “La febbre dell’oro”… Con la grande illusione dei cercatori,  la denuncia sociale, la girandola di gag che  stempera il dramma   mentre le montagne ricostruite in studio divennero un attrattiva turistica…”Il Circo”, a livello personale, fu l’esperienza in assoluto più disastrosa, con la prima attrice minorenne e incinta, da sposare immediatamente per evitare a Chaplin l’accusa di violenza carnale e il carcere…  Il tendone distrutto dal vento, Il set incendiato, la fuga di Chaplin con la pellicola perché la moglie, già in fase di divorzio, ne aveva chiesto il sequestro… La depressione e i capelli improvvisamente bianchi  di Chaplin… Non è rimasta traccia di nulla in un film sublimato dalla poesia, dalle invenzioni comiche e  dal sentimento…e l’Oscar fu ben meritato… Chaplin invece per almeno trent’anni non ne volle più sentir parlare… Quando girò  “Luci della Città” invece furono gli altri a disperarsi…una scena la fece ripetere 342 volte, battendo il Guiness dei primati, la prima attrice la licenziò provvisoriamente perché non riusciva a fare una scena…  Neanche i musicisti si salvarono perché gli avevano proposto qualche nota più comica… Ma all’intransigenza maniacale del genio dobbiamo  alla fine  questo gioiello di grazia e di  commozione.

Praticamente era rimasto solo Chaplin a non cedere alle lusinghe del sonoro, ma ancora una volta ebbe ragione lui … “Tempi moderni”  del 1936 è perfetto così… Esplicito, comprensibilissimo, fra le nevrosi delle macchine e la depressione che già corrode le fragili conquiste del capitalismo. Un tripudio di gag ma la storia del vagabondo e della monella è triste anche se l’ultima scena, con l’inguaribile fiducia di Chaplin, si chiude sugli spazi sconfinati della speranza…

E finalmente suo fratello Sid riesce a convincerlo … “Il grande Dittatore” è la prova del fuoco di Chaplin davanti al mondo nuovo…  Per il sonoro deve abbandonare anche il suo mitico Vagabondo  per fare spazio a un rispettabile barbiere ebreo e a un folle dittatore. Ma siamo ancora  nella più alta poesia e nell’accorato grido alla pace e all’amore, mentre sul mondo si accumulano i venti di guerra. Tragico e satirico  Chaplin umilia i grandi e li sbeffeggia nei loro folli sogni di potere. Hitler  gioca col  mappamondo che si trasforma in un etereo palloncino…  Chi mai più  inventerà una scena con tanta surreale  ironia?…

Dopo di allora i film di Chaplin però si fanno più rari e non tutti sono dei capolavori. Senza Charlot la vita è dura anche per un poeta come Chaplin. Il più lirico e sicuramente il più bello di quelli che vennero dopo  è “Luci della ribalta” con la storia del vecchio clown in cui Chaplin  scopre  se stesso, al tramonto di un percorso eccezionale. E sembrò veramente un livido tramonto…   Mentre  era a Londra lo dichiararono indesiderabile e non rientrò più negli Stati Uniti …  Le accuse di comunismo da parte della Commissione McCarthy l’avevano trasformato nel nemico pubblico numero uno della democrazia … E questo avveniva dopo l’onta di tutti quei processi  per violenza carnale  e crudeltà mentale. La prima moglie, Mildred Harris, aveva cominciato a fare l’ attrice a 9 anni e sposò Chaplin a 17, costringendolo con una falsa gravidanza. Il figlio che in seguito ebbero morì dopo pochi giorni e per la ragazza  quella fu l’occasione per  fare soldi col divorzio… Analoga  la storia con la seconda moglie Lita Grey. Una brutta storia… Con i parenti di lei tutti pronti a testimoniare le nefandezze sessuali di Chaplin.  Anche Lita l’aveva sposata incinta e minorenne, sotto la pressione dello scandalo e la solita minaccia di violenza carnale….Al momento del divorzio forse  chissà avrebbero tentato anche la carta della pedofilia visto che Chaplin l’aveva conosciuta quando aveva appena 8 anni. Alla fine anche l’America si rese conto che dietro c’era un’abile trappola e si schierò con Chaplin… ma il dubbio rimase e Nabokov si ispirò alla vicenda di Chaplin e di Lita per raccontare la sua Lolita…Dopo un divorzio “tranquillo” da Paulette Godard, Chaplin aveva incontrato la giovanissima, bellissima Oona O’Neil, la figlia del commediografo… ma alla vigilia del matrimonio saltò fuori un’altra ragazza… Joan Barry annunciò di aspettare un bambino da Chaplin. Il processo fu lungo e penoso e anche se tutte le prove del sangue dimostrarono che Chaplin non c’ entrava con la bambina, il tribunale decise che il padre era lui, che avrebbe dovuto darle il suo nome e mantenerla. Il rappresentante della pubblica accusa lo chiamò cane libidinoso, vecchia poiana dai capelli grigi, spudorato imbroglione … A quel punto nessuno avrebbe più scommesso un sol dollaro sul matrimonio di Chaplin con Oona che al contrario si rivelò un unione felicissima  che durò sino alla morte di Chaplin.  Dopo l’espulsione dall’America andarono a vivere in Svizzera  e in tutto ebbero 8 figli… Chi se lo sarebbe mai aspettato Chaplin nella parte del pacificato patriarca?

Il piatto che presentiamo  era uno dei preferiti di Chaplin… Onestamente dichiarò che aveva tentato più volte di diventare vegetariano, soprattutto dopo l’incontro con Gandhi, ma non c’era riuscito … Troppo forte era sempre la tentazione … di questo delizioso e un pò esotico:
STUFATO DI AGNELLO AL CURRY

INGREDIENTI per 6 persone: 1,5 Kg di agnello disossato,1 cucchiaio di semi di coriandoli, 2 cucchiaini di pepe nero in grani, 2 cucchiaini di cardamomo, 2 cucchiaini di semi di cumino, 6 chiodi di garofano, mezza stecca di cannella sbriciolata, 2 cucchiai di olio extra vergine di oliva, 1 cipolla, 2 spicchi di aglio, 2 cucchiaini di zenzero fresco grattugiato, 1 stelo di citronella lungo 10 centimetri, 400 grammi di pomodori pelati in scatola, 300 ml  di acqua circa,  200 ml di latte di cocco, 2 cucchiai di curry, sale q.b.

PREPARAZIONE:  tagliate l’agnello a cubetti di circa 2,5 cm di lato. Pestate in un mortaio il coriandolo,il cardamomo, il cumino,i grani di pepe, i chiodi di garofano e la cannella. Riscaldate l’olio in una larga padella e rosolatevi l’agnello in modo uniforme e mettendolo per il momento da parte su un piatto. Nella padella utilizzata per l’agnello soffriggete la cipolla, l’aglio, lo zenzero e la citronella, fin quando la cipolla non sarà appassita. Fate attenzione a non bruciarla!. Unite le spezie pestate nel mortaio e fate insaporire tutti gli ingredienti per qualche minuto. Rimettete l’agnello in padella insieme al curry  diluito nell’acqua, il latte di cocco e i pelati. Salate, portate ad ebollizione, poi riducete la fiamma e fate cuocere per circa un’ora e mezza. Se il sugo durante la cottura dovesse restringersi troppo,aggiungete altra acqua calda.