La Serenissima Repubblica di San Marino e gli Strozapret!

Ha 20 milioni di anni, e francamente non li dimostra!   Era successo nel Terziario … Ci fu  a quel tempo un susseguirsi  di  violenti terremoti … E fra  spaventosi  boati e cieli lampeggianti si  sconvolse tutta la superficie terrestre… Fu  uno di questi, in uno scenario di  tremenda apocalisse, che riuscì a spostare una  Montagna  di roccia, la trascinò via  per 80 chilometri e la fece scivolare tutta intera  nell’ Adriatico …Il mare fu costretto  a ritirarsi per   15 chilometri… Ed è per questo che oggi, se  vi capitasse di scavare sulle pendici  del Monte Titano potreste trovare qualche pesce fossilizzato ché non fece in tempo a  fuggire via col mare. Sono per  lo più squali e  peccato che il pezzo più bello, il cranio e le vertebre di una balenottera  se lo sono portato via …   Per fortuna, il Museo di Bologna, dove l’hanno esposta, con tutti gli onori,  è lì vicino…

Gli uomini arrivarono molto dopo e trovarono tutto sistemato… Da un lato la montagna era rimasta ripida, scabra rocciosa, ma nella parte   opposta  scendeva in un leggero declivio ricoperto di alberi, ricco di fiori e di uccelli… Se si saliva in cima  si vedeva da lontano il mare… Ed era  tutto talmente bello che non se ne sono più andati… Ognuno ha lasciato qualcosa …Forse per  non essere dimenticato… Dall’ascia di pietra all’ascia di bronzo, dalle urne cinerarie ai  resti della  spendente civiltà romana… Ma è dal passaggio di quei semi barbari Goti  che è arrivata la testimonianza più curiosa…Accadde alla fine del 19° secolo… A Domegnano, nel territorio di San Marino,  un contadino  trovò  un tesoro nel campo … Un mucchietto di gioielli tutti d’oro che portò subito al suo padrone…  Erano oggetti  da favola… Forse il corredo funebre di una principessa o forse li aveva sepolti la  principessa stessa  mentre  sfuggiva dalle armate  bizantine, durante la lunga “Guerra Gotica”…  L’avido padrone smembrò il tesoretto e lo vendette a pezzi… fra i vari musei del mondo quello di Norinberga si è aggiudicato il pezzo più interessante… la “Fibula ad aquila” che è divenuta poi il simbolo dei Goti in Europa…

E’ uno degli Stati più piccoli di Europa con i suoi 61 Kmq, ma è anche,  dopo quella  romana, la più antica Repubblica d’Europa perché esisteva già, incastrata in chissà  quale contesto giuridico e amministrativo, all’epoca dell’Impero Romano. Sembra infatti che, dal mare di fronte, attorno al  257   fossero arrivati due  operai tagliatori e incisori di pietra…  Dicono che  ci fosse urgenza di ricostruire le mura di Rimini… L’Impero all’epoca era un po’ nei guai perché  i barbari alle frontiere  premevano per entrare a godersi la società del benessere… Forse i due profughi, invece, erano scappati da qualche persecuzione locale contro i cristiani… La storia  si fa un po’ confusa ed è  meglio non approfondire troppo… Si da per certo che si chiamassero  Leo e Marino e li mandarono a estrarre pietre sul Monte Titano … Dopo tre anni si dividono … Leo va a fondare  San Leo…, la Rocca  da dove scapperà  Cagliostro e Marino si fa  una grotta sul Monte Titano… Quando poi il figlio della matrona del luogo proverà a scacciarlo… per punizione divina resterà paralizzato… Inutile dirlo… all’atto della donazione del Monte Titano a Marino, il ragazzo guarirà e Marino dopo questo miracolo è già diventato S. Marino. Risale ufficialmente… ma non  del tutto, al 3 settembre 301, la fondazione di questa Serenissima Repubblica…

Se ne  sa poco durante tutto il Medioevo…  Ma è sicuro che la democrazia  fosse diretta… L ‘avevano copiata ai greci, e, nella loro versione della Città –  Stato,  tutti i padri di famiglia partecipavano all’Arengo, la grande Assemblea  che radunava tutti i poteri , legislativo, politico, giudiziario… Durerà fino al 13° secolo poi saranno costretti a farsi rappresentare.. Lo Stato era sempre piccolo, ma la popolazione aumentava…E ‘ certo però che  i due Capitani Reggenti, i loro capi di Stato,   discendono direttamente dai Consoli romani, solo che  nella durata della carica erano stati ancora più drastici… 6 mesi invece di un anno… Lo dovevano aver capito subito che il potere corrompe…

La parola “Libertà ” l’hanno scritta dappertutto, perché non ci fossero dubbi da parte di nessuno…  Nella bandiera, nello stemma  e nella Piazza del Governo dove c’è una bella statua  proprio al centro a testimoniarla… “Reliquo vos liberos ab utroque homini”… Forse non l’ha detto proprio San Marino come hanno voluto far credere per non pagare le tasse,  ne’ all’Imperatore né allo Stato della Chiesa,  ma di fronte al nome del Santo fondatore persino il processo del 1296 riconobbe la loro indipendenza ” Non dipendono da nessuno” proclama un antico documento ritrovato in un Convento da quelle parti…”Non pagano perché non hanno mai pagato. E’ stato il loro Santo a lasciarli liberi”. Il Papa del resto si era già arreso qualche anno prima… Aveva riconosciuto la Repubblica nel 1291…  Sessanta anni dopo San Marino era anche libero Comune…

Solo una volta ha aumentato il territorio… quando il Papa nel 1463 per gratitudine  gli cedette  Fiorentino, Montegiardino e Serravalle… poi non ne ha più voluto sapere. C’era sempre il rischio di perdere qualche libertà a farsi beneficare dai potenti… Un paio di volte San Marino se l’é vista brutta come quando Cesare Borgia, il duca Valentino l’occupò con le sue truppe per quasi un anno… Figurarsi il Duca s’era messo in testa di  prendersi tutta L’Italia… Come avrebbero fatto a cacciarlo da San Marino? Ci volle la morte del Papa per costringerlo a levare le tende con armi e bagagli…  Ormai non aveva più la protezione della Chiesa…  Chiesa che  tuttavia  ci riprovò a mettere le mani  su San Marino anche nel ‘700, ma insorse mezza Europa a difendere il piccolo Stato … Faceva  comunque  barriera  al dilagante imperialismo dello Stato pontificio.

Per lo scampato pericolo arrivò anche a rifiutare le profferte amiche di Napoleone che gli voleva allungare il territorio sino al mare “la Repubblica di San Marino – disse l’allora Capitano Reggente –  contenta della sua piccolezza non ardisce accettare l’offerta generosa che le viene fatta, né entrare in viste di ambizioso ingrandimento che potrebbero col tempo compromettere la sua libertà”

Fu meno prudente durante il Risorgimento e i moti di liberazione… Considerò l’Italia la sua Patria più grande, in cerca della  libertà  e aprì le porte. Troppo dura sarebbe stata altrimenti la sorte dei carbonari e dei patrioti in fuga…  E un’altra volta San Marino  rischiò l’occupazione dell’Austria e dello Stato Pontificio… Nel 1849 Garibaldi in fuga da Roma dopo la Caduta della Repubblica Romana  procedeva a marce forzate, con la moglie incinta e 1500 uomini, per tentare di raggiungere Venezia… Ma nelle Marche era ormai accerchiato da  quattro eserciti nemici…  Però era un grande  condottiero e nella via di fuga aveva puntato su San Marino… A cui chiese asilo… Solo un momento il Capitano Reggente provò a rifiutare, terrorizzato per le conseguenze, ma Garibaldi era già davanti a lui e la richiesta d’asilo fu accolta… Dopo l’Unità d’Italia San Marico ricominciò a sentirsi sicura…

Oggi vive di eccellenze… Il turismo, la finanza, le monete e i francobolli… Spesso con un annullamento nel  giorno indovinato ci si fanno i soldi…  Il piccolo territorio ha una grinta estremamente moderna ed efficiente e  nonostante la crisi ha il tasso di disoccupazione più basso d’Europa… Ma non ditegli di rinunciare alla cerimonia di investitura  dei Capitani Reggenti  o di cambiare la date del suo calendario… Per San Marino l’anno comincia il 3 settembre   e  l’anno in corso e’ 1l 1713 d.F.R., cioè dalla Fondazione della Repubblica… Perché tutto cominciò  il giorno che San Marino dette loro la libertà…

Dal 2008 San  Marino e il Monte Titano sono diventati Patrimonio dell’Unesco… “… Sono eccezionali testimoni della costruzione di una Democrazia rappresentativa basata  sull’ autonomia civica e  sull’auto-Governo con un’unica, ininterrotta continuità nell’essere Capitale di una Repubblica indipendente sin dal 13° secolo.  …”

La cucina… Molto è in comune con le Marche e la Romagna, le sue  confinanti,  alcune  cose  però sono tipiche di San Marino, come i fagioli con le cotiche di maiale o la polenta servita sul tagliere magari con un sugo di salvia e uccelletti… Oppure la pasta e ceci della tradizione natalizia e la minestra Bobolotti,  quella dei poveri fatta con pasta fresca, fagioli scuri e lardo…Alcuni dolci sono ecccezionali come  la Pagnotta, tipica di Pasqua  o la Torta Titano o la Torta Tre Monti… Ma di alcuni  di essi non si conosce nemmero la rcetta precisa…Segreto della Repubblica!

Noi abbiamo scelto un piatto che nel nome ripete una certa dose di ironica insofferenza per quello Stato pontificio che per molti secoli è stato lo scomodo  vicino di casa della Serenissima Repubblica

STROZAPRET AL SUGO DI CARNE E FORMAGGIO DI FOSSA

INGREDIENTI PER IL SUGO per 4 persone: pomodori maturi 400 grammi, fegatini di pollo grammi 200, lombata di vitello grammi 100, burro grammi 80, besciamella grammi 100, prosciutto crudo grammi 50, 1 cipolla, 1 carota, 1 manciata di prezzemolo, marsala secco 5 cucchiai,  1/2 litro di brodo di carne,   noce moscata 1 pizzico, cannella 1 pizzico, sale e pepe a piacere.

INGREDIENTI PER LA PASTA per 4 persone: farina bianca 620 grammi, acqua, sale, formaggio di Fossa di san Marino 60 grammi (è una specialità del posto che si ottiene mescolando latte vaccino e latte di pecora)

PREPARAZIONE: per quanto attiene al sugo, sbucciate, lavate e  tritate la cipolla, la carota e il prezzemolo,  metteteli in un tegame di terracotta insieme a 50 grammi di burro e fateli rosolare sul fuoco a fiamma media. Tagliate a pezzi piccoli sia la carne che i fegatini e uniteli al soffritto, mescolando il tutto con un cucchiaio di legno, aggiustate di sale e pepe  e bagnate con il marsala. Lavate i pomodori, togliendo loro i semi (si possono usare anche i pelati in scatola, preferibili ai pomodori freschi nei mesi invernali,  dato che i pomodori freschi fuori stagione si rivelano con poco sapore e troppa acqua), tagliateli a pezzi e uniteli alla carne, poi aggiungete al sugo la besciamella, la noce moscata e la cannella e bagnate infine con il brodo versandolo poco per volta.. Cuocete per mezz’ora,poi tritate il prosciutto e fatelo rosolare con il restante burro in un tegamino a parte e unitelo al ragù solo negli ultimi minuti della cottura.

Per preparare la pasta versate 600 grammi di farina sulla spianatora distribuendola a “fontana”,versate al centro dell’acqua bollente e mescolate rapidamente con un cucchiaio di legno. Lavorate la pasta con le mani  per 15 minuti e poi ricavatene dei bastoncini della grandezza di un dito tagliandoli a pezzi di due centimetri e 1/2. Utilizzate la restante farina per  distribuirla sulla spianatora e con le dita rotolarvi sopra premendo i pezzetti di pasta in modo che restino vuoti all’interno oppure  prendendo ogni bastoncino, arrotolarlo, facendolo scorrere tra i palmi aperti delle mani (imitando il classico gesto di sfregamento che si fa per scaldarsi le mani.) Lessateli in acqua bollente salata. Quando vanno a posarsi sul fondo della pentola  scolateli subito e conditeli con il sugo preparato. Dopo averli ben mescolati spolverateli con il formaggio di Fossa.

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Marco Ferreri, Le Paté de Canard e La Grande Abbuffata!

Nelle eleganti e patinate atmosfere borghesi, Ferreri irrompe  con la sua carica dissacratoria a distruggere  tutte le certezze a cui  eravamo assuefatti… Gli obiettivi  per cui l’uomo ha lottato per secoli… Un buon lavoro, una bella casa, un posto in società.. All’improvviso perdono di significato  o diventano  addirittura proprio le malattie dell’uomo moderno… Quelle per cui vale la pena di morire…

Quando realizza”La grande abbuffata,” Marco Ferreri ha già alle spalle 10 anni di film che hanno dato fastidio e che molti  hanno rimosso perché costringono a riflettere… La famiglia tradizionale è una delle prime istituzioni  su cui, questo gigante, dai dolcissimi occhi azzurri, ha cominciato a  lanciare i suoi strali… “El Pisito” parte dalla problematica tutta  anni ’50, della mancanza di alloggi, per mostrarci un arido  protagonista costretto a rimandare le nozze… A data da destinarsi, perché la coppia non  trova casa…   Lui sposerà allora l’anziana proprietaria della pensione in cui abita, aspettandone con ansia la morte… Avrà in eredità la casa… e  coronerà il suo sogno d’amore. Ma non  fa  bene i conti… Perché  si  affeziona alla vecchia signora e seguiterà a  rimpiangerla  dopo  aver  sposato la sua gretta e prepotente  fidanzata… Ferreri seguiterà poi a infierire con “L’ape Regina,” dove una moglie avida di sesso  distruggerà il marito facendolo morire di consunzione… Mentre con la tragedia de “La donna  Scimmia “, una storia vera, la sua critica feroce al matrimonio – convenzione  diventa accanimento, fiera del grottesco, della cattiveria e del cinismo.

“Dillinger è morto,” invece, avrebbe potuto già essere una conclusione, tante sono le  drammatiche  e corrosive  situazioni  del più totale disfacimento… Le strade senza anima, l’ inquinamento ambientale  e la maschera antigas, lo squallor dei filmini delle vacanze, il sesso anemico e l’inutile uccisione della moglie …   Una sterile ribellione  senza alcuna liberatoria…

Amarissimo “L’Udienza”, con quell’impossibilità tutta kafkiana di comunicare con il potere e il soccombere di chi ci si avvicina è una dura critica alla burocrazia e non solo a quella vaticana… Pronta a tutto, pur di garantire la propria distaccata  supremazia … Grottesco e disperato “La Cagna”, con il gioco dei rapporti di coppia sempre malati, sempre in disequilibrio e la disperazione dell’uomo moderno che non riesce  a vivere nella civiltà  e nemmeno  a starne lontano…

“La grande abbuffata” ha opulente  scenografie e una disperazione cupa per un suicidio… Collettivo, ragionato e dimostrato come un teorema… “Se non mangi non puoi morire”  sentenzia Tognazzi, capovolgendo il grido della fame del mondo che arriva da continenti interi. Ma i 4 quattro uomini quel grido non lo possono udire… Sono troppo stanchi della loro vita noiosa e inappagata … L’anima l’hanno già persa… E’ necessario perdere anche il corpo… Così si chiudono in una casa un po’ decadente, nei dintorni di Parigi e mangeranno… Tanto, troppo, smodatamente e a lungo, fino a morirne. E in questo percorso, assurdamente illuminato dalla tenerezza e dall’amicizia e sempre più degradato, si arriverà alla fine… Ferreri non  farà loro  mancare niente… Gli strumenti del suicidio, quelle materie prime, così indispensabili all’obiettivo, arriveranno tutte le mattine, spesso da Fauchon e  Ugo, proprietario del ristorante “Le Biscuit a Soup” e grande chef, provvederà amorevolmente a preparare per i suoi amici suicidi  le pietanze più prelibate, come il “Cocktail di gamberetti” o quelle più immaginifiche come  “Il Paté de Canard” o gli “Ossibuchi giganti”…

L’immaginazione più sfrenata e la morale più severa, sia pure travestita da sarcasmo o  sberleffo, convivono nella personalità poliedrica e unica di un  Maestro del cinema come Ferreri che, qualche volta ricorda il surrealismo di Bunuel e a volte l’Italia delle grandi corti rinascimentali. Sui personaggi, su quei quattro  favolosi interpreti e sulle ricche  pietanze  che entrano in scena come cammei, occorre approfondire e tornarci sopra… Oggi presentiamo  uno  dei piatti più famosi della cucina francese, spesso oggetto di numerose varianti, nella versione in cui ce l’ha tramandata Ugo Tognazzi  grande cuoco, nella vita e nell’arte… Così come l’aveva preparata nella villa di Parigi.

PATE’ DE CANARD

INGREDIENTI per 10 persone: 1 anatra di circa un Kg, 200 grammi di pancetta,300 grammi di carne di maiale, 250 ml di vino liquoroso (Porto,Madera o Marsala), 1/2 bicchiere di vino bianco secco, 2 bicchieri di cognac o brandy, 4 fegatini di pollo, un dado per brodo, qualche fogliolina di timo, 1 carota, 1 foglia di alloro , 1 tartufo nero, 1 barattolo di fegato d’oca  da 50 grammi, 1 uovo, sale e pepe q.b.,

INGREDIENTI PER  LA PASTA DEL PATE: 300 grammi di farina, 100 grammi di burro, 2 uova, sale q.b.,acqua.

INGREDIENTI PER 1/2 LITRO DI GELATINA:  7 foglietti di colla di pesce, 50 cl di acqua fredda,1 cucchiaio di estratto di carne, 2 cucchiai di vino marsala secco, 4 grani di pepe,sale

PREPARAZIONE DELLA GELATINA:lasciate ammorbidire  i foglietti di colla di pesce in acqua per 15 minuti,strizzateli e metteteli in una casseruola con acqua fredda,sale,pepe,l’estratto di carne e sbattete con una frusta. Ponete la casseruola su fuoco molto basso e sempre sbattendo portate a ebollizione. Coprite e lasciate sobbollire per 5 minuti. Filtrate la gelatina attraverso un setaccio molto fine e lasciate raffreddare a temperatura ambiente.

le-saint-regisPREPARAZIONE DEL PATE: disossate l’anatra, ponete  le ossa in una casseruola e la carne  spezzettata dell’anatra in una ciotola. In un’altra ciotola mettete  i petti che avrete tolto all’anatra disossata, il fegato d’anatra, i fegatini di pollo con  la metà del vino liquoroso, 1 bicchiere di cognac e fate marinare tutta la notte. Nella ciotola dove c’è l’anatra aggiungere la carne di maiale, la pancetta tagliata a cubetti, il timo, l’alloro  poi cospargete di vino bianco, il resto del vino liquoroso, il resto del cognac e lasciate ugualmente marinare per l’intera notte. Il giorno dopo preparate  il brodo con le ossa dell’anatra, la carota,il dado da brodo, il sale e il pepe, ricoprite d’acqua e fate bollire per circa tre ore a fuoco basso. Se è necessario aggiungete altra acqua durante la cottura. Dovrà risultare alla fine un brodo molto ristretto.

Nel frattempo preparate   la pasta facendo una sfoglia con la farina, due uova, il burro fuso, il sale e un po’ d’acqua.  Rendete omogeneo l’impasto, formate una palla e fatelo riposare in un canovaccio umido per circa tre ore. Prendete la carne di anatra e di maiale ridotta a pezzi e passatela due volte al tritacarne, poi  mettetela in un tegame e aggiungete un poco di brodo passato al setaccio. Stendete la sfoglia di  pasta e con questa foderate la base e le pareti di uno stampo rettangolare, dal bordo apribile,  facendo fuoriuscire la pasta  di un centimetro oltre il bordo. Preparate un altra sfoglia rettangolare che vi servirà per coprire il paté. Ricoprite ora il fondo dello stampo con uno strato di carne tritata sopra il quale metterete i filetti di petto d’anatra, il fegato d’anatra e i fegatelli di pollo scolati dalla marinata e infine  aggiungete il resto della carne macinata. Ricoprite con la sfoglia saldando i bordi e praticate un foro  di sfogo sulla superficie nel quale inserirete un piccolo imbuto di alluminio per evitare che si possa richiudere durante la cottura. Sbattete un uovo e ricoprite la superficie della pasta, poi mettete lo stampo in forno pre – riscaldato a 150°C e fate cuocere per un’ora controllando di tanto in tanto che la crosta non bruci. Se necessario abbassate il calore del forno e prolungate la cottura. Prima di aprire lo stampo fate raffreddare il paté, poi attraverso il foro lasciato in superficie, versate la gelatina  mescolata con un po’ di vino liquoroso e mettete in frigo per almeno 3 ore. Estraete dal frigo il paté mezz’ora prima di portare in tavola e accompagnate con pane tostato, riccioli di burro, qualche foglia di insalata, olive etc.

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17 Gennaio: l’Ola del Tiramisù!

med_cosimo-iii-br17 Gennaio, “Tiramisù  Day ” in 70 Paesi!  Soavemente morbido, combattuto fra il dolce della crema e l’amaro del cacao, avvolto in sontuosi colori ecrù a contrasto, il Tiramisù ha conquistato il mondo.

Lo apprezzano, lo mangiano .. e in parecchi ci sperano. Quel nome  allusivo e un pò piccante ne ha di sicuro alimentato la fama, mentre il gossip circola a bassa voce  fra una risatina complice e il racconto degli ultimi successi. Dicono che è il dolce più amato del mondo e, persino in Cina, che ha gusti  così diversi, lo mangiano 14 milioni di persone. Gli americani con sguardo sognante e il cucchiaio a mezz’aria l’hanno addirittura definito “Un pezzo di Paradiso in bocca”.

Oggi tutti rivendicano il primo Savoiardo e la prima spruzzata di cacao, ma risalire alle origine non è facile. La leggenda più antica? C’era una volta un Re… dirà qualche piccolo lettore. No, c’era solo un Granduca e neanche tanto importante perchè in Europa si rifiutavano di chiamarlo “Altezza Reale”, cosa  che invece gli avrebbe fatto tanto piacere. Cosimo III di Toscana era anche un uomo molto solo e infelice perchè il suo matrimonio era andato a rotoli. Sua moglie era  scappata in Francia e lì l’avevano vista persino fare il bagno nuda nei fiumi!  Al marito Cosimo, che era anche  un terribile  bigotto, quando lo seppe, venne quasi un colpo e bisognò chiamare di corsa il medico di corte. E come se non bastasse anche i figli davano al Granduca parecchi grattacapi e al pover’uomo ormai era rimasta solo la gioia del cibo.

Questo lo sapevano tutti, così quando fu annunciata una sua visita a Siena, i pasticcieri di Città  si dettero un gran da fare per inventare un dolce nuovo che chiamarono appunto la “Zuppa del Duca.” A  Cosimo, da quel goloso che era, piacque moltissimo e volle portarsi la ricetta a corte, ma i più felici furono i suoi cortigiani che capirono, quello che a Cosimo, ormai preso solo dalle sue  frequentazioni ecclesiastiche, era sfuggito. Fra un passaparola e un pettegolezzo i nobili di Corte dovettero tutti convenire che il dolce aveva indubbie qualità afrodisiache ed eccitanti così che in poco cavourealtro005_thumb_500x400tempo lo soprannominarono “Tiramisù”. Per fortuna Cosimo non lo seppe mai, se no lo avrebbe fatto bandire, come esempio di cattivi costumi.

Un’ altra leggenda invece rivendica al dolce, origini… squisitamente piemontesi, appellandosi ai Savoiardi  che, come dice il nome, in Piemonte sono di casa. Era il dolce preferito, raccontano, dal Conte Camillo Benso di Cavour che aveva un gran bisogno di energie, non tanto per via delle donne, per le quali gli rimaneva poco tempo, ma per portare a termine quell’impresa quasi impossibile che era l’Unità d’Italia. A Torino, il Tiramisù glielo preparavano nel ristorante che stava proprio di fronte al suo Ufficio. Lì fanno ancora vedere il suo tavolo, proprio vicino alla vetrina dell’ingresso, così se succedeva qualche guaio o scoppiava una guerra, magari a sua insaputa, mentre stava mangiando, il valletto, dal balcone di fronte sventolava un drappo e il Conte capiva che doveva correre subito in Ufficio. Troppe volte in quegli anni agitati non riusci’ a finire il suo “Tiramisu”, ma in ogni caso quello che mangiò  fu sufficiente per “Fare l’Italia”.”Fare gli Italiani” invece, fu più difficile e pare che non ci siano ancora riusciti!

Le ultime leggende affidano l’origine del “Tiramisù all’Italia del Nord Est fra Treviso e la Carnia e  sostengono che è invenzione recente! Decennio prima o decennio dopo sarebbe tutto avvenuto nella seconda metà del XX secolo.

La signora Norma Pielli che gestiva  l’ “Hotel-Ristorante Roma” a Tolmezzo, vicino Udine, ha sempre sostenuto di averlo inventato nei primi anni ’50 per gli sciatori che tornavano dalle piste. “Tiriamoli un po’ sù questi ragazzi, sembrano stanchi”, disse una sera il marito e la  signora Norma preparò il dolce con le uova sbattute, notoriamente energetiche, a cui rimase attaccato il nome di “Tiramisù”.

Ma Treviso contraddice Tolmezzo e  sostiene, a spada tratta, che il dolce fu inventato nel Ristorante  “Alle Beccherie” dal cuoco pasticciere Loly Linguanotto, che aveva lavorato a lungo in Germania e volle creare un dolce  con qualche riminescenza asburgica che  negli anni ’70, ancora in dialetto, chiamarono il “Tiramesù.”

Ma tutto questo ormai è storia! Oggi si fa festa al Tiramisù che ha conquistato il mondo! Centinaia di cuochi, ristoratori e  foodlover stanno preparando il Tiramisù con ingredienti genuini e  secondo la ricetta autentica. Una gigantesca  ola di piacere che corre lungo i fusi orari di tutti i continenti da Verbania sul Lago di Como alla Grande Mela dove si tiene una “Conferenza stampa” e una “Lectio Magistralis” con collegamenti in tempo reale  con l’Olanda, la Russia e l’Italia.

Da un continente all’altro  il Tiramisù ogni tanto si modifica, toglie qualche ingrediente, ne inserisce altri. Anche nelle ricette più vecchie c’è qualcuno che invece dei Savoiardi adopera il Pan di Spagna a fette e altri  che insistono controcorrente con un bagno di Vino Marsala. Per altri ancora il Tiramisù è diventato un gelato. Tutto sommato non è questo il vero problema! L’importante è che gli ingredienti siano genuini, freschi e possibilmente biologici e poi si può anche aggiungere un pizzico di fantasia. E’ per questo motivo che segnaliamo due ricette una più tradizionale e un’altra in versione estiva, che utilizza le fragole.

603767_177582TIRAMISU’ tradizionale

INGREDIENTI ( per 8 persone): 6 uova, 120 grammi di zucchero, 500 grammi di mascarpone, 1 pizzico di sale, 400 grammi di Savoiardi o un piccolo Pan di Spagna, 3 tazzine di caffè, 4 cucchiai di Marsala,cacao amaro in polvere.

PREPARAZIONE: Mettere i tuorli delle uova in una ciotola con metà dello zucchero e mescolare con una frusta elettrica sino a ottenere un composto spumoso di color giallo pallido. Unire il mascarpone mescolando con una spatola.

Montare a neve gli albumi delle uova aggiungendo un pizzico di sale.Quando  gli albumi sono montati aggiungere un pò per volta il rimanente zucchero e l’impasto di mascarpone e tuorli d’uova.

Prendere una teglia quadrata o rettangolare se si usano i Savoiardi o una teglia rotonda se si usa il Pan di Spagna, (quest’ultimo consente di dare al dolce la forma prevista dalle ricette più vecchie). Immergere rapidamente nel composto liquido, formato da caffè e marsala, i biscotti o il primo strato di Pan di Spagna che sarà stato preventivamente tagliato in  tre strati in orizzontali e formare una base ,all’interno della teglia, che si dovrà ricoprire con la crema di uovo e mascarpone. Procedere analogamente per strati successivi fino all’esaurimento degli ingredienti. Si dovrà completare con lo strato di crema che sarà abbondantemente ricoperto con il cacao amaro spolverizzato con il setaccio.

Porre in frigo almeno per due ore prima di mangiarlo.

TIRAMISU’ alle fragoleTiramis_alle_fragole

INGREDIENTI (per 8 persone): 450 grammi di fragole di stagione, 1 limone e 1/2, 250 grammi di mascarpone, 100 grammi di yogurt greco, 3 uova, 130 grammi di zucchero, 200 grammi di Savoiardi, 35 grammi di acqua, 4 grammi di gelatina.

PREPARAZIONE: Pulire le fragole, tagliarle a pezzi e condirle con il  limone e 4 cucchiai di zucchero. Farle insaporire almeno per 20 minuti.

Nel frattempo mettere sul fuoco il restante zucchero, l’acqua e portate a ebollizione, ricavandone uno sciroppo.

Amalgamare lo yogurt con il mascarpone, poi sbattere con una frusta elettrica i tuorli d’uovo unendo ad essi metà dello sciroppo di zucchero e al termine unirvi la crema di mascarpone e yogurt. Montare a neve anche glia albumi unendovi il restante  sciroppo  di zucchero, utilizzando  la frusta elettrica a bassa velocità.

Mescolare  tutte le farcie con delicatezza, amalgamando perfettamente. Scolare tutte le fragole dal loro succo e la metà di esse unirle alla farcia.

Bagnare nel succo delle fragole i Savoiardi e creare un primo strato all’interno di una pirofila ricoprendolo con metà della crema. Sovrapporre un secondo strato di Savoiardi bagnati nel succo di fragole e ricoprire con la restante crema. (se il succo di fragole fosse insufficiente si può  allungare con uno sciroppo di acqua, zucchero e limone.).

Mettere il Tiramisù in frigo e immergere in acqua la gelatina  per circa 10 minuti. Nel frattempo frullare le restanti fragole, messe da parte. Metà di questo frullato va messo sul fuoco assieme alla gelatina fin quando  non sarà completamente sciolta, poi si riunisce con il resto del frullato e si ricopre la superficie del Tiramisù. Dopo 2 ore  di frigo, il  dolce è pronto!

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