I Rotolini di Granchio per il re del Manga!

A vederlo per la prima volta, questo signore, già un po’ avanti con gli anni, ma dall’aria affabile e dal sorriso dolcissimo, non lo diresti capace  di tutte quelle cose terribili… Eppure è stato lui a portare  certi perfidi diavoli sulla terra  o a diventare padre di  creature così strane e ingombranti che  solo a vederle lasciano atterriti… Lui è nato nell’Estremo Oriente, ma in realtà è figlio di qualche  particolarissima terra di mezzo, dove tempo e spazio sono andati a confondersi e da dove possono quindi riemergere Dinosauri  intelligenti,  con la voglia di riprendersi la Terrat o  Mikenes  dalle  fattezze classiche ormai perdute,  divenuti  enormi mostri robotici con teste umane incastonate   nel ventre…

Gō Nagai   uno dei più importanti mangaka di sempre,   ha segnato la moderna storia dei manga  rendendo celebri in tutto il mondo  le sue  immagini  fra sogno eros e orrore, sempre in bilico fra Inferno e fantascienza..   Ha 23 anni, nel 1968  quando irrompe  nel  fumetto giapponese  sdoganando  l’erotismo,  nei manga destinati ai ragazzi …  A quel tempo Gō Nagai, nella sua terra di mezzo, leggeva Playboy e si era innamorato  dei corpi  favolosi delle modelle occidentali….   La Venere di Milo poi l’adorava sin dall’adolescenza…  Pieno di suggestioni  si inventa Harenchi Gakuen (Scuola senza pudore), fumetto eros – comico…  Dove comincia a violare il comune senso del pudore… Devo ammettere che mi piacciono proprio le immagini di ragazze nude e questo ha influenzato il mio modo di disegnare, dirà molti anni più tardi. Iniziammo con l’idea di fare un fumetto basato sul disordine scolastico. Mi piaceva la parola “harenchi” (scandalo), fino ad allora usata solo nei film per adulti… Scandalo e scuola sono come olio e acqua, perciò pensai che mescolarli assieme sarebbe stato divertente… …  Quando dopo 4 anni gli fanno chiudere la pubblicazione è ormai tutto inutile…i tempi sono cambiati e il  fumetto erotico è diventato una realtà senza fine..

Però lui, Go Nagai non si rende conto perché ce l’ avevano tanto con le sue belle ragazze svestite e per vendicarsi  si inventa fumetti pieni di Diavoli che  risalgono per distruggete l’umanità…  Nella biblioteca della sua terra di mezzo c’è  Dante Alighieri e  il suo”Inferno ” illustrato da Doré…Go Nagai è il re delle contaminazioni  e le cupe immagini di Dorè,  con il Principe delle tenebre dalle grandi ali di Vampiro, diventano la base  – immagine per le sue nuove storie , prima di Mao Dante e poi di Devilman… Storia di un giovane demone spedito sulla terra per sconvolgere il  corrotto genere umano, la sua artificiosa morale e far trionfare il Regno delle Tenebre.  E il disegno, prima caricaturale   gradualmente si evolve, divenendo sempre più cupo, “sporco”, espressionista e ricercato..

Chi di noi, bloccato nel traffico cittadino, con la ferma convinzione  di non riuscire mai  più ad arrivare a casa o al lavoro, non ha sognato  almeno una volta un paio d’ali per  sé stesso o la propria auto che li portassero via dalla pazza folla…   A Nagai  invece capitò di immaginare  cosa sarebbe accaduto se, alla sua vettura fossero  spuntate delle enormi gambe e delle enormi braccia, in modo da poter scavalcare gli altri mezzi … Questa fu l’origine fantastica di Mazinga Z, il robot gigante guidato – proprio come nel caso di un’auto – da un pilota umano collocato all’interno della sua testa… Fu un’idea esplosiva, non l’arido  atrumento tutto ferro e acciaio, ma l’uomo che recupera il suo umanesimo nel più  incredibile dei modi, all’interno di un mostro, il Mecha,  che tutti spaventa e tutti fa inchinare, che, però, senza l’intelligenza umana non è niente di più di un ferro vecchio. E  nacque  la saga di Mazinga ,  il primo, il capostipite, l’ispiratore di una pletora di  figli  e figliastri  di metallo ed energia che ha caratterizzato l’immaginario di una intera generazione, quella degli anni ’70 – ’80, cresciuta incollata alla televisione. Il suo fascino è passato indenne attraverso i decenni, incurante alle evoluzioni del genere, indifferente al successo cinematografico di altri. Mazinga e gli altri della Saga –  il gigante dai mille colori,  l’automa che deve contrastare i piani del Dottor Inferno e la consegna della Terra ai perfidi Mikenes –  è diventato in 40 anni un simbolo, e come tale indistruttibile.

Al Genio eclettico e visionario di Go Nagai , indistruttibile e colorato come  Mazinga, dedichiamo un piatto della cucina giapponese, ma un po’  mescolato con qualche ingrediente non proprio da Sol Levante,come il nasello o l’olio extra vergine… Di sicuro lui ne sarà entusiasta!

ROTOLINI DI GRANCHIO E SALVIA FRITTA

INGREDIENTI per 8 persone:

 – PER LE CREPES: 3 uova, 125 g di farina, 2 dl di latte, 0,5 dl di sake, burro una noce,  sale e pepe quanto basta, olio extra vergine di oliva

–  PER IL RIPIENO:  4 granchi  di media grandezza freschi per complessivi 2 Kg circa,  200 g di filetti di nasello, 2 cipollotti novelli sottili, fecola, sale e pepe q.b.

 – PER LE FOGLIE DI SALVIA FRITTE: 16 foglie di salvia, 1 tuorlo d’uovo,125 g di farina di grano tenero,olio extra vergine di oliva, sale

PREPARAZIONE:

Rompete le uova in una terrina aggiungete un  pizzico di sale e pepe e sbattetele con la forchetta. Unite la farina e,  cominciando a mescolare  con una frusta, il latte, poco alla volta insieme al sake. Sigillate  la terrina con un foglio di pellicola trasparente e lasciate  riposare   per 1 ora.  ponete sul fuoco un tegamino antiaderente del diametro di circa 15 centimetri, unto di burro e, quando è bollente versate un mestolino di pastella e appena si è rappresa buttatela. Serve per preparare la padella  a cuocere perfettamente le altre.  Versate un nuovo cucchiaio di pastella, poi  inclinate il tegame, spargendo uniformemente la pastella  sul fondo, quindi,dopo pochi istanti giratela rapidamente in modo che venga cotta  in entrambi i lati. Continuate fino a preparare otto crepes.

 Gettate i  granchi, ancora vivi in acqua bollente  per 8 – 10 minuti, poi metteteli a scolare ed estraete, quando sono freddi, tutta la polpa, sia dal ventre che dalle chele,  lessate per pochi i minuti i filetti di nasello, fateli freddare, togliete le eventuali spine, quindi passate granchio e nasello  al mixer per ottenere un composto morbido. Aggiungete alla  crema  di pesce un po’ di sale e spalmaltela sulle crepes in uno strato uniforme. Tagliate i  cipollotti puliti a metà, nel senso della lunghezza e mettete nel centro di ogni crepe un pezzo di cipollotto quindi avvolgete le crepes su loro stesse e sigillate i lati con un poco di fecola diluita con un goccio d’acqua.  Battete leggermente il tuorlo con 2,5 decilitri di acqua ghiacciata e un pizzico di sale. Aggiungete la farina, mescolate e appoggiate la ciotola in un’altra piu grande contenente del ghiaccio. Immergete le foglie di salvia nella pastella e friggetele nell’olio bollente, scolatele su carta assorbente.  Cambiate l’olio nel tegame e  friggete i rotolini di crepe, scolateli  su carta assorbente, affettateli e serviteli subito con le foglie di salvia fritte.

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New York Cheese Cake per Liz Taylor e Richard Burton!

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Si conoscevano per sentito dire ed erano pieni di diffidenza l’uno verso l’altro. “Mica penserà di fare la diva viziata con me, come fa da quando portava ancora i calzini corti…!” Pensava l’attore mentre saliva per la prima volta sul set. ” Ecco, ha salutato il regista, l’aiuto, i macchinisti e gli elettricisti, ma non si degna di venire a salutare me. Chi si crede di essere ? E’ solo una persona dall’atteggiamento falso e affettato. Dicono che ci prova con tutte, ma non penserà davvero che io gli cada ai piedi..!” E mentre pensava  l’attrice si agitava nervosa sulla sedia. Non sembrava che fra i due protagonisti ci fossero i presupposti  per una buona collaborazione  nel colossal Hollyvoodiano di “Antonio e Cleopatra”, uno di quegli assurdi polpettoni storici allora in voga, che imperversarono fra gli anni ’50 e ’60. C’è da chiedersi che cosa ci facessero due attori già famosi  in una produzione del genere… Lei un’ex bambina prodigio con già 20 anni di affermata carriera alle spalle, nonostante ne avesse all’epoca non più di 30, lui un attore  Shakespeariano di tutto rispetto… Ma del resto Hollywood non aveva molto di più da offrire a quei tempi!

Invece, nonostante il primo impatto negativo, a Richard Burton e a Elizabeth Taylor bastarono pochi giorni per cadere in un vortice di passione, di amore, di disperazione, da cui non furono più capaci di uscire. Che si erano innamorati se ne accorse l’intera troupe quando dovettero filmare la scena del primo bacio… Quei due non riuscivano più a staccarsi e tossicchiando a disagio li dovette interrompere il regista. Pare che tutte le difese della Taylor caddero quando lo vide arrivare una mattina con i postumi di una sbronza, la faccia distrutta e le gambe un po’ molli… All’epoca nessuno ancora l’aveva capito, ma anche Liz beveva, sebbene riuscisse per lo più a nascondere gli alcoolici nelle innocue bottigliette della Coca Cola.

La storia del loro amore fece subito il giro del mondo e fu uno scandalo grosso. Lei era già al suo quarto marito e quest’ulteriore storia di adulteri e divorzi non fu accettata benevolmente dalla morale comune. Eppure fu forse la prima volta in vita sua che Elizabeth Taylor cercò in tutti i modi di salvare il matrimonio e di sottrarsi a quella passione così violenta. Una notte a Roma la portarono in ospedale… si parlò di disturbi di stomaco, ma in realta aveva provato a suicidarsi,.

L’anno dopo ed era il 1964 si sposarono e rimasero insieme per più di 10 anni. Fu, così come era cominciata, una passione travolgente, che li vide sempre in primo piano, protagonisti di tutta la vita del jet set in ogni parte del mondo. Divi al top della celebrità, quando si spostavano con tutti i loro sei figli, le governanti, i parrucchieri, i bauli e qualche cane al seguito, mettevano in crisi tutti gli aeroporti del mondo. Lei non sapeva vestirsi ma era talmente bella che nessuno ci faceva caso, lui  con quel fascino magnetico e il viso appena un po’ appassito… forse  proprio per questo, faceva ancora di più impazzire le donne. Potevano avere tutto, successo, amore e ricchezza, ma erano divorati entrambi da quel tarlo del bere che fu la loro rovina. Lui spesso la picchiava, poi si pentiva e le regalava qualche favoloso gioiello per farsi perdonare. Lei lo capiva e lo aiutava, ma aveva anche lei un’estremo bisogno di aiuto. Adesso che sono stati da poco pubblicati le lettere e i diari di Burton  la storia della loro vita, in tutta la grandezza della passione e la tragicità della malattia, è di nuovo tornata alla ribalta. “Se mi lasci, mi uccido” le scriveva Burton disperato, appena aveva il sentore che Liz non ce la faceva più. Per un po’ riuscivano a disintossicarsi e apparivano in giro in tutto il loro fulgore, lei dimagrita, lui col viso disteso. Richard, che era un grandissimo attore, aveva una stima eccezionale delle capacità di Liz come attrice e per dimostrarlo al mondo intero la volle con se’ in “Chi ha paura di Virginia Wolf”, dove una Liz invecchiata e imbruttita ad arte, stupì per le sue capacità fuori dal comune, troppo spesso soffocate dai ruoli di bella donna che le imponeva lo Star Sistem.

Nel 1974 però divorziarono. Neanche un amore così forte, esclusivo, prepotente ce la poteva più fare, tale e tanta era stata la tensione di quegli anni sul baratro! Ma  non potevano nemmeno stare separati e si risposarono l’anno dopo. La  cosa però non reggeva più! Un anno ancora e lui chiese il divorzio. Aveva un’altra donna e sperava di farcela. Anche lei si risposò poco dopo, con un Senatore, una persona tranquilla…e  per qualche anno durò. Lui seguitò a non trovare pace, lasciò la terza moglie e si sposò per la quarta volta, una giovane ragazza. Ma non c’era niente da fare. Erano ormai separati da quasi otto anni e non riuscivano a dimenticarsi.”Voglio tornare a casa” le scrisse, dove la parola casa significava qualunque parte del mondo  dove ci fosse  Liz. Ma non riuscì a sapere la risposta. 3 giorni dopo fu ricoverato d’urgenza e morì per un’emorragia cerebrale. Si era ferito o era caduto durante una rissa… Forse quella sera aveva bevuto troppo!

Poco tempo fa se ne è andata anche Liz e con lei anche un pezzo della bellezza che aveva il mondo! Ma ora che i riflettori si sono definitivamente spenti e la scena sembra vuota,  forse riusciremo  finalmente a giudicarli di meno e a capirli di più, nella loro grandezza di  artisti fuori dal comune e nella loro fragilità così umana… forse troppo umana!

Dei loro soggiorni in giro per il mondo abbiamo preso una ricetta che viene da New York, uno dei posti dove si recavano spesso. A persone esuberanti e tumultuose come loro, la vivacità, l’intelligenza e il modo di vivere disinibito della città, li affascinava.  Anche questa torta con i suoi colori accesi, più accesi di tutte le altre Cheese Cake e con le sue decorazioni più ricche delle altre Cheese Cake, sembra riflettere lo spirito combattivo e allegro della città  più famosa dell’Occidente.

Il Cheese Cake o qualcosa che gli somigliava abbastanza, sembra che abbia origini antiche, perché ne parlano le cronache a proposito di un dolce energetico a base di crema di formaggio, che fecero mangiare a Delo, agli atleti nel 776, avanti Cristo, l’anno fatidico in cui si tennero le prime Olimpiadi di tutta la storia. Sicuramente la ricetta passò prima a Roma, poi si diffuse in Europa e arrivò in America con qualche emigrante in cerca di fortuna.

Lì, se ne ha notizia a far data dal 188o, quando un intraprendente lattaio con un nome, che si sarebbe fatto strada, James L. Kraft, mentre cercava di imitare un famoso formaggio francese, il Neufchatel, si ritrovò con un formaggio pastorizzato a cui volle dare il nome di “Philadelphia” , chissà se per qualche riminescienza greca o in onore della città del Nuovo Mondo… Così finirono per adoprare il formaggio, nella versione moderna del Cheese Cake, di cui quella di New York, resta insuperabile.

NEW YORK CHEESE CAKE (per 8 persone)

INGREDIENTI per il fondo: zucchero di canna 2 cucchiai, burro 150 grammi, biscotti “Digestive” 250 grammi.

INGREDIENTI per la crema: vanillina 1 bustina, panna fresca 100 ml, amido di mais 20 grammi, il succo di 1/2 limone, 2 uova intere e  1 tuorlo, Philadelphia 750 grammi, zucchero 100 grammi.

INGREDIENTI per la copertura: panna acida (sour creme) 200 ml, vanillina 1 bustina, zucchero a velo 2 cucchiai.

INGREDIENTI per la decorazione: 8 cucchiai di marmellata di frutti di bosco o di separate marmellate di fragole,mirtilli e lamponi, 3 etti di frutti di bosco misti(fragole, mirtilli e lamponi),acqua calda.

PREPARAZIONE  (per una tortiera di circa cm. 24) : mettete i biscotti “digestive” nel mixer,aggiungendo lo zucchero di canna e frammentateli. Ponete i biscotti sul fondo della tortiera, livellando la superficie.  livellatela e infornate per 30 minuti. Mettere la teglia nel freezer per 1/2 ora. Cominciate a preparare la crema preriscaldando il forno a 180°C, poi in una ciotola grande ponete le uova, la vanillina, lo zucchero, sbattete il composto con la frusta elettrica. Aggiungete Philadelphia e amalgamate il tutto. Aggiungete il succo del limone, l’amido di mais, un po’ di sale, e infine la panna, seguitando a mescolare. Versate nella tortiera tolta dal freezer e infornate per circa 35 minuti. Se  la superficie dovesse scurire seguitate la cottura con la torta coperta da carta stagnola. A cottura avvenuta spegnete il forno e lasciate riposare la torta per altri 30 minuti a forno aperto.Quando il Cheese Cake sarà freddo, mischiate la panna acida con due cucchiai di zucchero e la vanillina, versate sul Cheese Cake livellando perfettamente la superficie. Ponete il dolce in frigo a solidificare per tutta la notte.

Prima di servire decoratelo facendo sciogliere la marmellata in poca acqua calda e versandola sulla superficie del dolce, aggiungendo infine i frutti di bosco. Regola di New York: la torta si taglia a spicchi con il filo interdentale. Siate abili a farlo se già avete aggiunto la copertura di frutta, altrimenti tagliatela prima e poi ricoprite i singoli spicchi.

Rigo Jancsi a Budapest… Dolce come l’amore!

Arch Bridge Across the DanubeSuo padre Eber Brock Ward  era diventato ricco assieme a Detroit, fra l’acciaio, i battelli a vapore e  la rete dei  trasporti sui Grandi Laghi. Poichè era l’uomo più ricco di tutto il Midwest, quando  Detroit divenne la Parigi dell’Ovest, lui fu il primo milionario in Clara_Ward2città. Invece non fu  altrettanto fortunato con i figli. Quelli del primo matrimonio avevano grossi problemi psicologici … Gli ultimi due Clara e Thomas, non fece in tempo a vederli crescere… e forse fu un bene  perché erano così scapestrati ed eccentrici che ne avrebbe sofferto parecchio. Clara era bellissima e a 17 anni aveva già trovato marito… un principe belga in visita a Detroit.  Joseph Caraman – Chimay,  amava la musica, tirava di scherma ed era membro della Camera dei deputati del Belgio. Aveva  15 anni più di Clara ed era bruttino, ma sul momento nessuno ci fece caso. Era troppo  gossip e appassionante quel  matrimonio, simbolo del secolo, dove  la ricchezza del Nuovo Mondo trovava la sua giusta collocazione fra la nobiltà più illustre d’Europa.

Ma, nonostante i due figli, già nei primi anni di matrimonio Clara si doveva annoiare parecchio in quel piccolo paese feudo di Chimay… Appena un po’ divagata dalla corte che le faceva il cugino di suo marito, il re Leopoldo II del Belgio. Solo in vacanza a  Parigi si  sentiva bene, con l’alta società ai suoi piedi, i locali alla moda e i ristoranti di classe dove Escoffier, il principe dei cuochi, le dedicava  le “Oeufs a la Chimay e il “Poulard Chimay.”BeFunky_clara

Poi una sera, tutto quel castello che, più che principesco, era di carta, crollò all’improvviso, in uno di quei ristoranti a la page, dove la live – music si faceva a colpi di violino tzigano! Lui aveva tutto intero “le phisique du role” occhi neri di fuoco e camicia bianca da zingaro, violino solista e una  vita avventurosa  nei migliori locali  d’Europa. Clara ci mise pochi minuti a innamorarsene perdutamente e alla fine della canzone, si sfilò dal dito il suo prezioso anello di fidanzamento e  lo regalò a Rigo Jancsi sotto gli occhi allibiti del  principe. Anche perché, in fin dei conti, quell’anello a Clara glielo aveva regalato lui.

A seguire, come obbligo delle relazioni extra coniugali  parecchi incontri segreti e a coronamento… La fuga! Lo scandalo fu grande e i giornali dell’epoca si buttarono famelici sulla notizia che non risparmiò nemmeno l’America dove il Record Ludington nel Michigan iniziò i servizi con la xilografia di Clara e il titolo “Via con lo zingaro!” Poi nei numeri successivi  la curiosità e lo scandalo furono mantenuti a lungo vivi con il resoconto dei posti dove si spostava la coppia in fuga attraverso mezza Europa. Mentre l’alta società era sbigottita e scandalizzata, per il popolo ungherese Jancsi e Clara divennero due eroi. Li doveva proteggere la polizia ogni volta che apparivano in pubblico fra due ali di folla 20071113164455_Clara_Ward,_Cabinet_Card1impazzita.

Clara, con l’amore per Jancsi era entrata ormai in un altra dimensione, quella dello spettacolo, sicuramente più vivace di tutta la sua vita passata. Così regalò a Jancsi un violino da favola e poi si fece accompagnare  dalla sua musica la prima volta che cantò in pubblico a Budapest. E fu proprio a Budapest  che avvenne, fra tante amarezze e incomprensioni, la cosa forse più dolce di tutta la storia tl_230d’amore. A Budapest i due innamorati alloggiavano nell’Hotel Nemzeti Szallo che è ancora lì da vedere nella sua  esplosiva miscela  eclettica  di Art Nouveau e  arredo contemporaneo e sembra che sia proprio qui, che Jancsi, in onore alla sua bella, si sia inventato, con l’aiuto di un amico pasticciere  quel sogno al cioccolato che è considerata “la Regina” della pasticceria ungherese, il “Rigò Jancsi”… Due fette di Pan di Spagna al cioccolato fra i quali mollemente si adagia un  morbido strato di cioccolato e  panna.

Clara e Jancsi si sposarono nel 1898 e lei si esibì  senza più remore in spettacoli veramente audaci per quei tempi. Alle Folies Bergeres  e forse anche al Moulin Rouge appariva spesso in scena in calzamaglia rosa carne…  E non ancora contenta si inventò una sua forma d’arte che definì “Poses Plastiques” in cui, in una serie di fotografie e cartoline,  appariva in pose statuarie o insolite e spesso in abiti succinti. Il Kaiser Guglielmo II vide le cartoline e… si turbò! ” E’ una bellezza inquietante,”disturbing”” disse e ne vietò l’ingresso in Germania. Toulouse Lautrec, invece, che probabilmente la vide al Moulin Rouge, dove lui era di casa tutte le sere, rimase affascinato dalla bella e scatenata  Clara e, senza alcuna moralistica pruderie, volle dedicare a lei e a Jancsi una vivacissima sintetica litografia,”Idille Princére”

Poi come tutte le cose belle anche l’amore fra Clara e Jancsi finì…Di lui non si seppe più nulla, lei ebbe altri amori e se ne andò via presto, proprio mentre finiva anche quel pazzo tempo della” Belle Epoque” che in lei ha avuto una delle  più insolite e originali interpreti.

Ma la torta è rimasta. Calda, colorata ricca, anche lei mirabile interprete del tempo felice e spensierato della Belle Epoque! Un successo che non ha mai conosciuto crisi e anche quando non  ci fu più l’Impero Austro – Ungarico  Rigò Jancsi seguitò ad avere cittadinanza  piena in tutta Europa.

RIGO’ JANCSI (per una mattonalla da cm 20 x 20)

INGREDIENTI  per il pan di Spagna: burro gr. 100, zucchero a velo gr.80, uova 4, cacao 20 gr., cremor tartaro 1/2 cucchiaino.

INGREDIENTI per la farcitura:  cioccolato fondente (70%) 100 gr., panna fresca 600 ml, zucchero a velo 50 gr.100_1017

INGREDIENTI per la copertura: gelatina di albicocche,cioccolato fondente (70%) 150 gr.

PREPARAZIONE:  per realizzare il Pan di Spagna,cominciate a separare le uova dividendo i tuorli dagli albumi poi montate il burro con una frusta e metà dello zucchero sino a renderlo una spuma bianca e soffice e incorporatevi i tuorli uno per volta. Aggiungetevi gli albumi già montati a neve con l’altra metà dello zucchero e il cremor tartaro e incorporate al composto la farina e il cacao ben setacciati allo scopo di evitare grumi. Su una teglia di cm 40 x 20 cm, coperta da carta da forno stendete e livellate il composto e cuocete in forno preriscaldato a 180°C  per 20 minuti circa.

Al termine della cottura sfornate e, prendendo due angoli della carta da forno, rovesciate rapidamente il tutto su un altro foglio steso sul piano. Partendo da un angolo staccate  ora la carta da forno di cottura e rovesciate nuovamente il Pan di Spagna su una griglia dove si raffredderà perdendo l’umidità. Quando si sarà raffreddato tagliare la pasta in due parti uguali delle dimensioni di 20 cm x 20 cm.

Cominciate ora a preparare la farcitura: fondete il cioccolato, lasciatelo raffreddare un po’ ed aggiungetevi un po’ per volta 50 ml di panna intiepidita usando una spatola (L’ideale sarebbe avere cioccolato e panna alla stessa temperatura). Montate il resto della panna con lo zucchero a velo e poi con una frusta incorporateci il mix di cioccolato e panna già preparato. Trasferite il composto in un “sac a poche” con bocchetta liscia di misura grande e distribuitela uniformemente su uno dei due pezzi di Pan di Spagna. Coprite con molta delicatezza con l’altro pezzo di Pan di Spagna mantenendo un’altezza uniforme su tutta la superficie e con un raschietto corto di plastica lisciate tutti i laterali della torta.Con poca gelatina di albicocclucidate la superficie della torta e spostatela nel vassoio da portata.Mettete in frigo mentre preparate la decorazione.

Per la decorazione ritagliate delle strisce di acetato per uso alimentare sulle  quale stenderete il cioccolato fondente stemperato al calore. Quando il cioccolato si sarà solidificato,ma non del tutto indurito, con una lama lunga e sottile tagliate tanti quadrati uguali quanti sono necessari per coprire la torta. Lasciate raffreddare i quadrati,distaccateli dall’acetato e poggiateli sulla superficie della torta ricoperta di gelatina lasciando uno spazio sottile fra un quadrato e l’altro,per i tagli a porzione,che avverranno quando la torta sarà ben fredda.

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