Nicola Calipari… Per Lui una pignolata reggina!

Era iniziato tutto una mattina di felicità…  Adesso erano  veramente  pronti e  potevano partire, ma bastò una telefonata a rompere l’incantesimo … Avevano rapito una giornalista  italiana, mentre usciva dall’Università di Bagdad.. Lui accompagnò  Rosa e i ragazzi in montagna e tornò a precipizio a Roma… Vuole esserci sin dall’inizio,  in quella prima fase delle ricerche… Sostanzialmente perché non si fida… Il clima  è  strano lì al Sismi… Chiusi dentro Forte Braschi sembra quasi di stare in prigione…  Si respira un’ aria pesante come se ci fosse  una volontà di frenare, svilire o  deviare  le informazioni… Ma forse, pensa, è proprio il lavoro di controspionaggio che ti porta a diffidare…Forse troppa letteratura…  Non lo  avrebbe mai saputo, ma qualche  tempo dopo il SISMI  fu accusato di aver fornito false prove agli Stati Uniti  sui molto  improbabili acquisti di uranio di Saddam Ussein… Era stato uno dei  principali alibi dell’America  per l’invasione dell’Iraq…   Lo stesso suo capo del Sismi Nicolò Pollari e il  collega Marco Mancini  due anni prima avevano collaborato  troppo  strettamente con la CIA   mentre rapiva in pieno centro città Abu Omar un Imam arabo… A Milano, in territorio tutto italiano.

Nicola Calipari,  è noto, ha da tempo pessimi rapporti con Mancini, ma adesso è  addirittura stupito per la veemenza con cui  Mancini vuole inserirsi nel sequestro della giornalista… Il caso invece spetta a Nicola come  “Capo della 2ª Divisione Ricerca e  Spionaggio all’Estero…”  Ormai suo malgrado ha una grossa esperienza di sequestri e di rapimenti in quel terribile dopoguerra iraqeno che sembra più spaventoso della guerra stessa…  Fabrizio Quattrocchi ed  Enzo Baldoni non ci sono riusciti a farli tornare … Altri cinque, fra cui  Simona e Simona, le due  ragazze di buona volontà, sono a casa sani e salvi …

Ormai Nicola Calipari  i contatti se li è fatti in tutto il Medio Oriente…  Deve  capire chi sono i rapitori, rintracciarli, aprire un  canale, sapere  se la giornalista è viva … E poi  la trattativa. Il Governo stesso gli ha dato mandato…  Ma qualcosa comincia ad andare storto… Arrivano rivendicazioni, minacce e ultimatum via Internet… sembra una chiara volontà di confondere le acque…Rendere più duro il lavoro, andare fuori pista… Sui giornali  c’è di volta in volta il «covo indentificato», il «blitz americano imminente»,  «l’ostaggio spostato da una moschea all’altra». Tutto falso. Interferenze, illazioni banali, ma anche notizie che escono da fonti riservate… Il sequestro di Giuliana Sgrena è un palcoscenico su cui vogliono esibirsi in molti …Marco Mancini   incontra  i giornalisti in un bar vicino al Pantheon. E parlano  di tutto.

Finalmente la trattativa parte  tra Roma e Abu Dhabi…C’è la richiesta del riscatto e  un  passaporto diplomatico da procurare a un capo sunnita… Ma Calipari è appena tornato dagli Emirati. C’è stato l’ennesimo stop al negoziato e non   si capisce il perché.  Ci riprova da Roma. Freddo determinato annuncia  «Quando riparto sarà per chiudere». La notte del 28 febbraio sale sul Falcon del Sismi diretto ad Abu Dhabi…  C’è ancora molto da fare,  mentre con la massima incoscienza i media annunciano:  «Per la liberazione è questione di ore». Invece ci sono ancora giorni… L’Italia ha pagato ma ci sono i dettagli … Il luogo, le modalità, l’ora…   Solo la sera del 3 marzo tutto è pronto. Il giorno dopo, parte per Baghdad, ma vorrebbe che tutto fosse già finito… Ha paura  che i rapitori  cambino idea … Spera che  gli americani non creino problemi… Sa che odiano i riscatti perché temono un’escalation dei sequestri…

C ‘era stata quella pioggia torrenziale e l’aereo da Abu Dabi  non riusciva ad atterrare… Così erano arrivati all’appuntamento con un’ora di ritardo e non c’era nessuno…. La Toyota Corolla, presa in affitto  come avevano  preteso gli americani, è  ferma  prima  della rotonda, nel punto che gli hanno indicato  e  con le luci d’emergenza che  mandano  segnali intermittenti…  Spera  che tornino sul luogo dell’appuntamento… Passa ancora del tempo e finalmente arriva una telefonata…    Ma sono quelli di Roma … Gli dicono che non è opportuno che aspetti ancora lì… che forse l’appuntamento è sbagliato, forse è una trappola… Meglio spostarsi… Perché  non  vanno a dare un’occhiata sotto il cavalcavia… Lui non ci pensa nemmeno, ma quelli insistono… Chiamano 3 volte…Adesso comincia a innervosirsi …potrebbero anche aver ragione loro…  Ma non vuole assolutamente spostare la macchina  e chiede all’autista di  inviare qualcuno della  squadra locale  a controllare il cavalcavia…  Naturalmente non c’è la macchina dei rapitori, ma la squadra ha visto due auto e forse delle armi che sporgevano…Calipari ora è furioso e capisce che  qualcuno vuole impedire l’ultimo atto…

Poi, finalmente, arriva un pick up da cui giunge il messaggio atteso: «Follow me»….Infiniti sono i giri per la città tortuosa… Perdono anche l’orientamento, ma finalmente Giuliana Sgrena sale sulla Toyota… E’ anche difficile ritrovare la strada dell’aeroporto dopo tutti quei giri e la giornalista è spaventata … Lui le è seduto vicino e cerca di tranquillizzarla ma  ci riesce poco… Lei ha in testa la frase beffarda dei suoi rapitori…”Gli americani non ti permetteranno di uscire dal paese”.. . La luce accecante gliela sbatteranno in faccia all’uscita da una curva.. Pochi minuti più in là c’è l’Aeroporto… L’autista rallenta immediatamente mentre  già partono i colpi…Senza alcun preavviso… Infatti non c’è  posto di blocco… Non c’è intimazione di stop,  la strada non è  ristretta dai birilli come  quando ci sono i controlli… Solo due auto … da una delle quali parte qualche centinaio di colpi a raffica in una manciata di secondi…Calipari si butta su Giuliana e la costringe nello spazio fra il sedile anteriore e posteriore… L’autista urla invano “Italiani,italiani” per farli smettere…  Giuliana comincia ad avvertire il peso su di lei…Sempre più pesante…  Sempre più pesante mentre è lì, incastrata  terrorizzata… del tutto immobile.

Lei e l’autista torneranno il giorno dopo in Italia… Entrambi feriti… Nicola Calipari  è morto nel tentativo di salvarla…

Gli americani si scuseranno punto e basta … Del resto l’auto era troppo veloce … I solerti soldati americani si sono spaventati… Lozano, quello che ha sparato, ha pensato alle sue figlie piccole… Giuliana Sgrena nega che la macchina andasse a 100 km orari, ma chi la sta a sentire… L’autista non può nemmeno parlare… E’ del Sismi… Come mai il posto di blocco non era segnalato?  Era un posto volante, del tutto provvisorio…   Doveva proteggere il percorso dell’Ambasciatore Negroponte che andava a un ricevimento… Già, ma l’ambasciatore era passato due ore prima e il posto di blocco invece era ancora lì… Come mai nessuna delle auto passate prima della toyota  era  stata fermata? Nessuno risponde… Il luogo del delitto, quello che  gli americani chiamano dell’ incidente, verrà immediatamente alterato, la Toyota verrà consegnata all’Italia per i rilevamenti  soltanto quando non ci sarà più niente da rilevare… Qualcuno insinuerà che Calipari volesse fare lo 007… Perchè non ha portato la giornalista all’Ambasciata italiana?… Ignorando o facendo finta che la strada verso l’ambasciata era la più pericolosa della città… Gli americani dissero che non sapevano niente dell’operazione dei servizi segreti italiani.. Gli italiani dissero il contrario e del resto Calipari aveva scelto un’auto a noleggio perché  gli americani non  avevano voluto auto governative… Ancora dissero gli americani che la Toyota viaggiava a fari spenti, ma nel video che sequestrarono a Lozano la macchina ha i fari accesi…

L’talia chiese di giudicare Lozano… Non fu possibile …  Sia il Governo Americano che quello italiano pur discordanti nella dinamica degli avvenimenti conclusero entrambi che non ci fu da parte del Lozano “nessuna intenzionalità…”  Relegarono  il tutto al rango di  incidente   e questo determinò la “mancanza di giurisdizione ” dell’Italia…

Commentò  così il  Pubblico Ministero, amareggiato: Se è vero che gli eroi non muoiono mai ma vengono rapiti in cielo al culmine della loro gloria, è tristemente vero che gli eroi dimenticati muoiono ogni giorno. Avevamo un’esigenza di verità e di giustizia. Non siamo riusciti a soddisfarle: dottor Nicola Calipari, ingiustizia è fatta!

Ma perché è avvenuto tutto questo? Troppe le ipotesi… troppi i misteri del “Segreto di Stato” E’ lecito tuttavia supporre che qualcuno da Roma  abbia seguitato a informare gli americani sulle mosse e i movimenti di Calipari… Forse   qualcuno al Sismi valutò appieno le conseguenze quando tentò di mandar via Calipari dal luogo dell’incontro e far fallire l’operazione… Non avevano capito che avevano di fronte  un “Servitore dello Stato”  che avrebbe seguitato a fare il suo dovere fino in fondo….

E’ inutile dire che Nicola Calipari è stato coperto di medaglie, onorificenze , onori… La moglie con fermezza, in una delle tante   cerimonie, ha detto che l’unico dono per Nicola sarebbe stata la verità… Ma non sembra che l’abbiano ascoltata…

Nicola Calipari era nato a Reggio Calabria… lì si laureò in giurisprudenza e  iniziò il  lavoro in polizia…  Un lavoro che amò appassionatamente… Fino a morirne…

Siamo andati a cercare nella sua terra d’origine qualcosa che gli avrebbe fatto piacere…

PIGNOLATA REGGINA

INGREDIENTI per 8/10 persone:

PER L’IMPASTO: 250  grammi di zucchero, 500 grammi di farina 00, 12 uova, 2 cucchiai di strutto, 3 cucchiai di rhum,.

PER LA GLASSA AL LIMONE: 1 albume,150 grammi di zucchero a velo, il succo di un grosso limone.

PER LA GLASSA AL CIOCCOLATO: 100 grammi di cioccolato fondente, 7 cucchiai di acqua, 200 grammi di zucchero a velo, un pizzico di vaniglia

PREPARAZIONE: Mettete la farina a fontana con al centro 7 uova intere e 5 tuorli,  lo strutto e il rhum. Impastate energicamente e formate con l’impasto  dei bastoncini grossi un dito che taglierete a pezzi di circa 2 cm. Friggeteli nello strutto    caldo  e metteteli ad asciugare nella carta assorbente da cucina. Immergete metà dei bastoncini nella glassa al limone e l’altra metà nella glassa tiepida al cioccolato.Sistemateli divisi per colore in un piatto dando con le mani bagnate una forma di pigna metà bianca e metà nera.Fate raffreddare in frigo  prima di servire.

Glassa al limone : Montate  un albume a neve ferma , aggiungete lo zucchero e il succo del limone. Sbattete fino a quando non diventerà densa. Se risulta troppo fluida aggiungete zucchero a velo, se troppo densa aggiungete un’ albume

Glassa al cioccolato : In un tegame mettete l’acqua con il cioccolato grattugiato.Una volta sciolto aggiungiete lo zucchero  e il pizzico di vaniglia e mescolando portate a ebollizione.Togliete dal fuoco e mettiete il composto a bagnomaria in un recipiente con acqua fredda mescolando continuamente. Quando diventerà opaca è pronta per glassare

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Francesco Baracca e il Bustrengo, un dolce rustico della terra di Romagna!

Una  ricca famiglia di provincia, il padre proprietario terriero e una madre  nobile che portò in dote altre terre. Su quel figlio   avevano  riversato tutte le loro ambizioni…  Scuole di prestigio…  Il violoncello e l’accademia di Modena… Sua madre  se lo immaginava in una vita brillante, con un buon matrimonio, le feste del circolo ufficiali e più tardi l’amministrazione delle terre. Invece fu tutta un’altra storia…  Francesco era  un grande sportivo e all’improvviso nel 1912 gli prese quella folle passione  per il nuovo sport…. Il più alla moda di tutti…Il volo…  E il suo Reggimento di Cavalleria allora lo mandò a Reims a imparare a pilotare gli aerei…  L’estate del 1912 deve essere stata una stagione splendida, che Baracca passò volando sopra la Champagne, cavalcando e vistando Parigi. Alla madre la sua grande amica e unica confidente scriveva  tutto spensierato  “Facciamo una vita brillante e dispendiosa, come è sempre stata degli Ufficiali Aviatori…Ci divertiamo e cercheremo di restare in Francia il più che sarà possibile. Domani sera andremo a Parigi ed abbiamo già un programma meraviglioso da svolgere in tre giorni circa tutti i luoghi da visitare… e quelli fino a mezzanotte … E quelli dopo mezzanotte”

Tornato in Italia  continuò la splendida stagione… Sembrava tutto un grande gioco… Abilità e acrobazie di cui si era subito appassionato… Un ‘esercitazione a novembre con un volo in formazione di 8 velivoli…L’anno dopo portò suo padre in volo e prese parte alle esercitazioni della Cavalleria…   Per la prima volta in cielo c’erano   quattro squadriglie…

Lo scoppio della guerra lo sorprese e lo lasciò con l’amaro in bocca… Anche se era un militare forse non aveva mai pensato che sarebbe successo alla sua generazione…  Lo mandarono di nuovo in Francia ad allenarsi  … Adesso non si trattava più di imparare a gestire un aereo… Bisognava imparare la nuova tattica… Il combattimento  aereo, il duello…   Ma quegli  aerei erano già vecchi… Le armi a bordo poco efficaci … Ricominciarono l’allenamento da capo con nuovi comandi con il timone ai piedi… I giovani Ufficiali non lo capivano bene , ma le lettere di Francesco alla madre sono ormai più consapevoli e meno allegre: “Il Nieuport”che dobbiamo pilotare, che fa da 145 a 150 km. all’ora è difficile ed occorre procedere con prudenza; non so poi se nei nostri terreni potrà trovare applicazione, perché ha bisogno di un gran campo di partenza e di atterraggio; ma ora escono già altri apparecchi anche migliori del nostro “Nieuport”  …Forse potremo cambiare…”

Difatti i primi combattimenti non sono un successo… La prima volta che Baracca  intercetta  un aereo nemico che  stava bombardando Udine  la sua arma s’inceppa per due volte  e lo devono salvare i compagni…  Il suo aereo è  colpito in tre punti … La seconda volta pochi giorni dopo non va  meglio…   di nuovo l’arma lo tradisce. Si salva mettendosi in picchiata, mentre il mitragliere nemico gli sparava contro, colpendolo…

A ottobre gli danno finalmente un aereo nuovo, un Nieuport X , ma gli aerei nemici sembrano scomparsi… Loro non lo sanno, ma anche l’aviazione  austriaca è in serie difficoltà e sta cercando aerei piu efficienti!…  Le autorità  promettono un premio in denaro a chi abbatterà il primo aereo… Baracca ci scherza  su…” Ci potrei fare una buona puntata a Montecarlo… Da una parte la vita, dalll’altra il premio e la gloria” A novembre ce la fanno ad abbattere un aereo nemico, ma non gli verrà nemmmeno riconosciuto…

 Finalmente il 7 aprile 1916 con un Nieuport N.13 abbatte un Hansa-Brandenburg C.I austriaco presso Medeuzza,   La sua prima vittoria fu anche la prima vittoria italiana in un combattimento aereo nel corso del conflitto.   Ma la prima cosa che fa Francesco Baracca è scendere a terra per vedere cos’è successo al nemico… Così annoterà nel suo diario:”Il pilota, un cadetto viennese di 24 anni, ferito leggermente alla testa è salvo per miracolo perché ben otto palle lo hanno sfiorato; l’osservatore, un primo tenente, è invece ferito gravemente da tre palle e forse non e la caverà. L’apparecchio era tutto intriso di sangue coagulato al posto dell’osservatore, e dava una triste impressione della guerra. Ho parlato a lungo col pilota austriaco, stringendogli la mano e facendogli coraggio poiché era molto avvilito; veniva dal fronte russo dove aveva guadagnato la croce di guerra e medaglia al valore che portava sulla sua uniforme azzurra. Non aveva potuto salvarsi dalla mia caccia e mi esprimeva la sua ammirazione con le poche parole di italiano che sapeva.”

Lo farà spesso,al termine delle battaglie…Ogni volta che gli sarà possibile… Diceva sempre  “E’ all’apparecchio che io miro, non all’uomo”. Quà e là ritroviamo le sue annotazioni “L’ufficiale osservatore è colpito al polmone e ad un braccio ma forse se la caverà. Gli ho parlato a lungo all’ospedale …Venivano da Villach”  E ancora,in un altra occasione, dopo un duello aereo terribile l’11 febbraio del 1917 «Il nemico con gran coraggio accettava combattimento, forse sicuro di respingerci tutti…  Poi colpito incominciò la discesa precipitosa ed atterrò verso Remanzacco urtando un albero e rovinando le ali. Immagina quale spettacolo hanno veduto da terra tutta Udine e decine di migliaia di persone.… Gli aviatori nemici erano stati già portati via: l’osservatore è un tenente di cavalleria polacco, di nobile famiglia. E due mesi dopo ancora annotava “Siamo stati a trovare il tenente   ferito a Udine: è molto malandato, ha ancora la ferita aperta ma guarirà, gli portai le fotografie dell’apparecchio, gli ho promesso un pezzo d’elica per ricordo e dei libri da leggere. La madre sua chiede con insistenza notizie per via della Svizzera: abbiamo saputo che è il terzo figlio, superstite unico della guerra e che la sua famiglia tiene un centinaio di nostri prigionieri che lavorano nei loro campi e sono molto ben trattati”. Pochi altri assi ebbero il rispetto e l’umanitàdi Francesco per le vittime …  Ma  lui in effetti era rimasto un antico cavaliere…

Fece la guerra per due anni, ma molto meno  ci mise per  diventare un mito…Tre vittorie seguirono presto  quella del 7 aprile…  A maggio sette vittorie individuali e tre in collaborazione… Una sequenza che sembra senza fine..  Gli danno un nuovo aereo  il Nieuport 17 Bébé  dove  dipinge il suo famoso “Cavallino Nero Rampante”… Un’immagine che  gli sopravviverà… Mentre  il numero crescente delle  vittorie aeree lo  rende famoso  e fa sognare l’Italia . Nel settembre 1917, con 19 vittorie al suo attivo, è l’asso italiano  Altri cinque  vittorie  in ottobre, con due doppi abbattimenti in due singoli giorni.  Nel 1918 lo mettono a riposo per alcuni mesi, ma  quando torna le  vittorie diventano 34… Di quelle riconosciute!

 Ma negli ultimi tempi non era sereno. Vedeva la guerra ormai affidata alla tecnica sempre pià sofisticata e crudele delle armi e non al valore individuale.  Alla madre scriveva tutto il suo dolore per l’uso di pallottole traccianti, quelle  con la carica pirotecnica   che si accendeva  all’atto dello sparo … Aveva    visto un aviatore austriaco, avvolto dalle fiamme, gettarsi nel vuoto da alta quota.  url-3

Il 19 giugno del 1918 mentre  era impegnato in un’azione di mitragliamento a volo radente  sul Montello, il suo aereo venne abbattuto. Baracca fu ucciso probabilmente da un colpo di fucile sparato da terra, mentre sorvolava le trincee austriache. Aveva  da poco compiuto 30 anni… Il giorno prima aveva trovato una pallottola penetrata nel suo giubbotto senza ferirlo e ci aveva riso sopra, con la sua aria di grande ragazzo che non credeva alla sfortuna… Non credeva nemmeno di essere un eroe  e invece lo era…   Perché aveva fatto quello,  che lui diceva sempre…  In guerra devi sempre fare più del tuo dovere…

Pochi lo sanno… Abituati come siamo a vederlo sulle favolose vetture della Scuderia  Ferrari, abbiamo quasi la sensazione che sia una cosa del tutto naturale  e magari sia nato  da qualche designer della Ferrari stessa. Invece  la storia del cavallino rampante è più  lunga e  affascinante e l’ha raccontata proprio Enzo Ferrari … Era il 1923 e   il «Drake» aveva appena  vinto  il primo circuito del Savio che si correva a Ravenna e proprio lì fra una congratulazione e l’altra conobbe il conte Enrico Baracca …A quel primo incontro ne seguirono altri… divenne un’amicizia profonda con tutta la famiglia…Poi un giorno  la Signora Francesca volle donargli l’emblema del “Cavallino”… Era il simbolo del figlio morto in battaglia, di sicuro faceva fatica a privarsene, ma sapeva che quello poteva essere il modo migliore per mantenere viva la memoria di quello che era stato l'”Asso”  della  1° guerra mondiale…”Ferrari- mi disse – metta sulle sue macchine il Cavallino Rampante del mio figliolo. Vedrà, le porterà fortuna…”

Era nato a Lugo, in terra di Romagna, in una terra che  era tutta una fertile campagna…  Gli abbiamo dedicato un dolce dei contadini, rustico e buonissimo!  La ricetta è rimasta in gran parte segreta e  per questo se ne hanno parecchie varianti… In alcune zone di montagna, fino a pochi anni fa  si cuoceva ancora sul focolare sotto una coppa metallica…

BUSTRENGO

INGREDIENTI per circa dieci fette: 10o grammi di farina gialla, 200 grammi di farina bianca, 100 grammi di pan grattato, 200 grammi di zucchero o miele, 500 ml di latte, 500 grammi di mele sbucciate e tagliate a tocchetti, 100 grammi di uva passa,100 grammi di fichi secchi a pezzetti, la scorza di un limone, la scorza di un’ arancia, 3 uova, 1/2 bicchiere di olio extra vergine di oliva, 1 cucchiaino di sale, zucchero a velo.

PREPARAZIONE: Amalgamate perfettamente tutti gli ingredienti e metteteli in una teglia tonda dal bordo sganciabile e infornate a temperatura di circa 160°C per circa un ora. Estraetela dal forno,sganciate il bordo appena si fredda e lasciatela riposare prima di tagliarla a fette e servirla, spolverizzata di zucchero a velo Si gusta piacevolmente con “Albana di Romagna Passito DOCG”

Gianni Versace e gli Schiaffettoni Calabresi!

 “More is more”,  “Less is boring…” Ebbe sempre il coraggio  di affermarlo anche in in un mondo e in un ‘epoca dominati  da  Minimalismo e  Zen. Basta rivedere in quella fine degli anniurl-1 ’70 “Interiors” di Woody Allen  dagli arredi  rarefatti quasi francescani o le prime collezioni di Giorgio Armani affidate a pochi ed essenziali colori primari…Ma questo a Gianni Versace non si poteva chiedere… Il suo era un mondo di eccessi, di fantasie sfrenate, di terribili metamorfosi che avevano invaso e affascinato  la sua infanzia… Molti di quei mostri erano proprio davanti a lui…  Bastava affacciarsi su quell’antico mare …  dal colore  cupo e profondo che chiamano “Costa Viola” e,il bambino,  come ipnotizzato, poteva ancora vedere Scilla dal volto bellissimo  con i 6  cani mostruosamente attaccati al suo bacino…  Scilla che nell’orrore di se stessa  lasciava che i cani  trascinassero in acqua i marinai per sbranarli… Com’ era toccato ai 6 sventurati compagni d’Ulisse … Se poi guardava  più lontano poteva intravvedere l’ enorme spalancata bocca di Cariddi che, all’altro lato dello Stretto, ingoiava le navi…  A volte dal mare un po’ più a Nord scendevano anche le Sirene e cantavano, cantavano… finché i marinai cedevano e le navi venivano sbattute contro gli scogli…

Storie che arrivavano al bambino curioso dagli antichi greci venuti tanti secoli prima.. Che a quella terra avevano dato  civiltà e  passioni, rimaste come un    sigillo nello scorrere del tempo… Quando Gianni andava a giocare con gli amici non andava in un posto qualunque… Da quelle parti, a saperlo vedere, il quotidiano era eccezionale… C’erano delle antiche terme romane abbandonate dove giocavano a  pallone e in terra su un vecchio mosaico aveva ritrovato intatta  la testa della Gorgone… Medusa dallo sguardo che pietrifica e i capelli  di serpenti aggrovigliati, non  uscirà più dal suo mondo di incantesimi… e diventerà per sempre il suo marchio… “Se la guardi non ti puoi più staccare da lei – dirà – Medusa è la seduzione.”

 Gianni a scuola era un ragazzino svogliato… amava solo leggere  i libri di avventura che per lui erano l’Iliade,  l’Odissea e l’Eneide e fantasticava sulle armature lucenti e sulle fastose Regge Micenee dai grandi  megaroi pieni di affreschi…  Se le ricorderà  quando progetterà le sue  case di gran lusso…. Quando era a casa Gianni  si divertiva  a guardare sua madre lavorare in mezzo a una meraviglia di stoffe colorate che le turbinavano attorno… Faceva la sarta e… Gianni cominciò presto ad aiutarla… Ma  per la passione dei vestiti  si giocò il liceo classico… Li disegnava a scuola e un insegnante notò che  erano indecorosi… Avevano qualcosa di erotico… Non era nella mentalità meridionale di 50 anni fa assecondare le inclinazioni troppo al femminile dei ragazzi e lo  così mandarono  a  prendere il diploma di geometra… forse pensavano che in mezzo alla calce e alla polvere dei cantieri edili,  si sarebbe rafforzato il suo carattere… Inutile dire che Gianni a quel diploma non ci arrivò mai e tornò a casa a lavorare con sua madre.

Quando andò via il mestiere lo conosceva bene ed era inutile rimanere al Sud… Milano stava diventando la capitale  della moda  e il  fascino del “Pret a Porter.” Lavora per anni in case prestigiose come Jenny, Callaghan e Complice e quando è sicuro di sé è il 1978…La moda punta sul militare, ma nei cappotti stile uniforme lui stringe la vita all’impossibile  e  per la sera propone sahariane in georgette con le bandoliere tempestate di strass.. Ha  iniziato subito il  gioco dei  rimandi maschile- femminile che saranno una sua etichetta… Nel 1980  ha ormai la sua impronta…e lancia l'”Optical” ,  ma il suo è tutto particolare…” “Vogue Italia” scriverà ” Pur nel taglio geometrico e nei grafismi,presenta un’affinità con tuniche e pepli e proprio per questo rappresenta un passo avanti rispetto al rigore inteso come espressione rigida… Il non aver spezzato il filo ideale che lo lega al Neoclassico e alla Magna Grecia… è la forza di questo designer” Il presente  a Gianni Versace non può   bastare, se deve costruire il suo futuro … E’ già iniziata la ricerca nel suo passato e sta nascendo il “Postmoderno”…  Più che uno stile un sentimento… In cui il  passato o i passati  se li re-inventa, li mescola e li confronta … Un ‘altro dei saccheggi,  Versace lo farà nell’opulento barocco, quando comincerà a fare vestiti per il teatro o affronterà il mondo dell’abitare…

 I fratelli lo seguono a Milano e  Donatella  sarà  prima  ombra, poi  musa, poi il suo braccio destro. Una complicità  assoluta, un modo di pensare ed essere così simili che finiranno anni dopo per innamorarsi dello stesso uomo, Paul Beck, che però sposerà Donatella.

Essere gay a Milano era facile…Il problema di Versace  per molto tempo  sarà  suo padre che non andava mai a Milano… Lui  si dannava per il rifiuto del padre  e gli dispiaceva per la sua vergogna… Quello era stato uno dei motivi per cui  aveva lasciato Reggio Calabria….  Un ‘estate è a casa del padre che sparisce quasi tutta la giornata… Lo  cominciano a cercare affannosamente…  e lo ritroveranno nel pomeriggio, al cimitero, vicino alla tomba della madre. “E’ un bellissimo posto il nostro cimitero – dirà Gianni – C’è sempre un po’ di vento e fra gli alberi ci arriva il profumo della zagara…Ma lui era lì come perso, abbandonato, invecchiato di cento anni”. Fu  un  momento di ricordo, di dolore comune “Ci abbracciammo… Avevo ritrovato mio padre…Lo sentivo stretto a me per la prima volta”

tumblr_m67vh14szf1rxaxgfo1_400Basta poco tempo a  Versace e  sarà sempre  più  spregiudicato. Nel 1980-81  trova un look rinascimentale-fantino.  Poi disegna gli abiti come se le donne fossero antichi cavalieri con la cotta… In maglia di metallo…  E dopo ci sarà  sensualità, fantasia e barocco. Ormai è il suo  periodo d’oro… Trash   e chic, psichedelico, stampato, punk rock …  La pelle trattata come un tessuto, stampata e colorata… e in mix inediti  con il velluto …Poi nuovi tagli e asimmetrie provocatorie,   decori neo-barocchi e ricami preziosi. Sul finire degli anni ’80 gli abiti diventano sempre più “colti”, influenzati dal rapporto  con la  pittura del primo ‘900 da Picasso, a Kandinskij a Klimt. All’inizio degli anni ’90 riesce a realizzare un ‘altro dei suoi sogni  un look in stile sadomaso  e Naomi Campbell fa scalpore con l’abito a stringhe di pelle nera.  Un look provocatorio dove il reietto fetish diventava  fashion… Proprio mentre   viene sviluppato  il progetto Atelier   per la realizzazione di collezioni d’alta moda… E solo Versace  era capace di usare  così bene ” l’esagerazione” e lo “Stravagante ” perché la sua era  una moda tutta ormai contaminata e realizzata nei personaggi e negli eventi della musica rock, del  ballo e del  teatro.

E’ il 1997… Da qualche anno Gianni Versace è  sereno… Ormai il male del 1993 è solo un brutto ricordo… e vive felice  il suo  rapporto con Antonio D’Amico, un bel ragazzo bruno… Si erano conosciuti a un balletto alla Scala … Sono ormai 8 anni che stanno assieme e ora vivono in quella favolosa villa di Miami… Solo pochi minuti… Antonio è in casa a fare colazione… Gianni esce a prendere il giornale,  un pazzo un esaltato è li fuori … Spara e uccide Gianni Versace… Nessuno ha mai saputo spiegare il perché…

Saranno Donatella e Santo a portare avanti il mito di Gianni… All’inizio  ci sono  solo fatica, dubbio, difficoltà, ma alla fine il Marchio Versace brilla  di nuovo sicuro nel pianeta  dell’alta moda e ogni volta che Donatella prepara una collezione, Gianni è lì a consigliarla di mettere un colore in più e una Medusa bella, grande e dorata là dove nessuno  se lo immagina… persino sulla cintura dell’ ultimo personaggio di Donatella… un centurione romano…

A Gianni Versace, un piatto di Calabria… E non poteva essere altrimenti…

SCHIAFFETTONIurl

INGREDIENTI per 4 persone: maccheroni grossi 300 grammi, carne di maiale tritata 300 grammi, salsiccia 150 grammi,  salame tritato 100 grammi, uova sode 2,  pecorino grattugiato 100 grammi, sale e pepe a piacere, olio extra vergine di oliva.

PREPARAZIONE: Mettete la salsiccia  bucata in più punti con una forchetta, nell’acqua bollente e lasciatela a perdere il suo grasso per almeno 5 minuti. Poi sciacquatela sotto acqua corrente calda, spellatela, sbriciolatela e mettetela a insaporire in un tegame con 4 cucchiai di olio, senza farla però rosolare. Poi aggiungete la carne di maiale e il salame, rimescolando spesso e aggiungendo un po’ di acqua cald ogni tanto:Regolate alla fine di sale e pepe.

Mentre la carne di cuoce ,mettete a lessare la pasta in una pentola con acqua calda, aggiustatela di sale e scolatela molto al dente.

Scolate la carne dal sugo  del tegame e amalgamatela con le uova tagliate a tocchetti,poi riempiteci i cannelloni che adagerete su una teglia da forno affiancati. Ricopriteli del sugo della carne e del pecorino e metteteli in forno caldo a 230 gradi per 20 minuti. Se durante la cottura la superficie tendesse a bruciarsi ricoprite la teglia con carta di alluminio che toglierepte negli ultimi minuti di cottura in modo da consentire il formarsi di una crosta dorata.

Rudy Valentino e un ricordo di Taranto… Le cozze arraganate!

Contraddizioni, confusioni, omissioni, anche persecuzioni… C’è di tutto dietro al mito Valentino… Un grande amatore  spaventato dalle donne, sex simbol e  ragazzino gracile dalle orecchie a sventola ….Ed era stato così fin dall’inizio… Una famiglia di notabili in un  arretrato borgo del Sud,  nell'”Italietta” di fine ‘8oo… A Castellaneta il padre è  un veterinario, malato di snobismo che  studia l’araldica in cerca del suo  quarto di nobiltà … Approda a quel ridicolo suffisso “di Valentina d’Antonguella” che non si sa bene che significhi, ma, se non altro, servirà al figlio per ricavarne uno pseudonimo… La madre ,invece, era una vera figlia di nobili, vissuti in Francia, ed  era stata dama di compagnia di una marchesa locale.. Aveva una gran cultura… E Rudy ricevette da lei un’istruzione al di sopra della media… Con molte lingue straniere e un’apertura mentale  tutta europea, impensabile per i suoi compagni  della provincia Tarantina…  Cominciava così la sua  odissea  dell’essere diverso!

Poi il padre muore  presto   e lui finisce  in collegio … A Perugia. La chiave del personaggio Valentino sta sicuramente lì,  in quegli  anni   lontani dalla madre..  coperti dal silenzio e dalle omissioni …  Se ne conosce però la  conclusione… Cacciato per indisciplina  a 14 anni… Dietro c’era sicuramente un triste, freddo orfanatrofio per ragazzi poveri, dai muri grondanti umidità e dalle rigide imposizioni, dove   lui era preso in giro perchè bruttino… ma forse   anche molestato da qualche ragazzo più grande… Sarebbe bastato molto meno  a ferire un ragazzino sensibile come Rudy… uno che a Hollywood, dopo tutto il cinismo ingoiato, sarà ancora capace di scrivere… “Meglio essere un filo d’erba che conosce  i battiti del cuore di Madre Terra, piuttosto che una pianta travasata, viziata e relegata”

Quegli anni di collegio  fanno di Rudy un disadattato e un ribelle… Soprattutto poi quando lo rifiutano all’Accademia navale di Venezia perchè è miope… E pensare che sarà la miopia a dare a quegli occhi  sensualità e profondità … Saranno  ondate di donne a cadere ai suoi piedi… In qualche modo la madre riesce a fargli prendere il diploma di agrario… Chissà pensava di farne  un amministratore per i terreni della marchesa… Ma il ragazzo che torna in Puglia è irrequieto e non trova pace… E poiché sua madre gli ha insegnato anche il Francese va a Parigi… Lì c’era la “Belle Epoque” e lui non  tardò a immergersi e divenne un abilissimo ballerino… Pensava di darsi alla vita dissoluta e invece  aveva imparato un mestiere …Pare che per mantenersi  facesse il gigolò .

Ma a Taranto comunque non ci voleva proprio più rimanere …   Troppa la ristrettezza mentale di chi lo circondava… E  in America ci arrivò a bordo del transatlantico Cleveland… 

New York, New York…un sogno amaro per il giovane Rudy… Dormiva al parco e faceva il lavapiatti …  Poi incontrò Ugo Savino, cantante e amico di famiglia  che lo mise a lavorare da Maxim … “taxy-boy” danzante per le donne, in cambio di due pasti e delle mance delle clienti, sempre che le accompagnasse a casa... Quando comincia a fare seriamente il ballerino resta coinvolto  come testimone in una causa di divorzio durante la quale la moglie uccide il marito…  I soliti lati oscuri della vita di Rudy che scappa letteralmente in California… Li c’è un vecchio amico  o qualcosa di più, che lo inserisce nel Cinema…

“Allora alzai lo sguardo e colsi il profilo della bellissima testa di Rudy. Immediatamente mi colpì la speciale qualità dei lineamenti perfetti, qualità che i francesi avrebbero chiamato fotogenia. Era il mio lavoro di regista cercare nuove facce e certo, se solo la recitazione del ragazzo si fosse mostrata all’altezza del suo profilo, mi trovavo davanti a una scoperta eccitante” Questa è la testimonianza  di  D.W. Griffith  quando Rodolfo Valentino sta  per diventare  il più incredibile mito del cinema di tutti i tempi.

Lavorava già parecchio a Hollywood … In tante parti esotiche e in  secondo piano…  Ma nell’ambiente  non  si muoveva con disinvoltura… Avrebbe voluto sua madre, ma lei morì prima di poterlo raggiungere. Forse fu per questo che si sposò poco dopo con una donna bellissima, l’attrice Jane Acker, che però era completamente lesbica e lo tenne fuori la porta della camera da letto la prima notte di nozze … E anche quelle a seguire! E non gli andò meglio neanche con la seconda moglie, anche lei lesbica, che però gli affinò lo stile e il gusto… Quasi una sua seconda mamma…

Per fortuna  l’incontro decisivo della sua vita arrivò lo stesso, ma nel  lavoro!   Fu quello con la sceneggiatrice June Mathis, donna di enorme talento e potere nella Hollywood del tempo.
Quando lo vide nel solito ruolo secondario in “Eyes of youth”, ne restò folgorata, lo trovò perfetto per il personaggio di Julio Desnoyers, eroe romantico e sconfitto de I quattro cavalieri dell’Apocalisse, il romanzo che stava sceneggiando…  Lo  impose, riscrisse il ruolo  sui suoi occhi tenebrosi e iniziò il  mito di Valentino… In un fumoso locale da ballo dell’America latina, vestito da gaucho, Rudy strappa la donna a un rivale  e la trascina in una violenta indimenticabile  sequenza di tango…

Dopo di allora in ogni personaggio  che  interpretò proiettava  un’aura epica, fantastica, ultra romantica…  Tutto era più grande e più emozionante d’ogni vita immaginata e vissuta   dagli spettatori… Anzi dalle spettatrici…  Non era l’unico bel seduttore un po’ esotico,un po’ mediterraneo, ma solo  a lui fu dato  un carisma senza precedenti e senza seguito.  Un’assoluta fotogenia e un’ allusiva carica erotica, ma soprattutto tanta letteratura di infimo ordine che per la prima volta si affidava a lui, l’archetipo  dell’eroe, di volta in volta sentimentale, avventuroso eroico… o erotico… Diventò  l’immaginario collettivo delle donne americane.

Lo “Sceicco”    lo sfumò di passione romantica, d’esotismo e di virilità selvaggia… E del famoso rito che diventò poi quasi il suo marchio di fabbrica… La vestizione-svestizione in scena, che si ritroverà ancora in Sangue e arena, Monsieur Beaucaire, Aquila nera, Il figlio dello sceicco…  Tutto   poneva l’accento sul corpo  di Rudy come oggetto di culto collettivo.

Ma Rudy era anche un vero attore, dotato di grandi  doti di eleganza e sensibilità. Lo aveva da subito capito Charlie Chaplin  che   così lo ricordò il giorno dei suoi funerali a tutti quelli che, offuscati dal suo sguardo obliquo e dal suo corpo perfetto, poco ci avevano badato. “La morte di Valentino è una delle più grandi tragedie che abbia mai colpito il mondo cinematografico. Come attore egli possedeva arte e distinzione. Come amico, riscuoteva affetto e ammirazione. Noi che apparteniamo all’arte cinematografica, con la sua morte perdiamo un carissimo amico ed un compagno di grande valore. »

Una meteora, una morte improvvisa a 31 anni per una peritonite, nascosta però, dietro un’ulcera gastrica… il testimone muto delle sue ansie, della sua fallita vita matrimoniale e del montare  del gossip, a stento trattenuto dalle produzioni, gossip   che voleva parlare di lui al suo adorato pubblico femminile,  come del  “Piumino di Cipria”… Era giunta anche in Patria la diceria e il regime fascista lo teneva lontano… Forse se ne era andato appena in tempo, prima di compromettere la sua leggendaria carriera.. che in fondo era l’unica cosa che era riuscito ad avere.

Per il bellissimo Rudy, le buonissime cozze della sua terra, una ricetta che viene da  Taranto,la città dei due mari e della sua prima giovinezza…

COZZE ARRAGANATE

INGREDIENTI per 3 persone: 1 kg di cozze, 100 grammi di mollica di pane, 1/2 bicchiere di vino bianco secco, 1 mazzetto di prezzemolo, 1 spicchio di aglio,  2 cucchiai di passata di pomodoro,  2 cucchiai di olio extra vergine di oliva, pepe . Per quanto riguarda il sale il consiglio è di assaggiare prima della preparazione una cozza fatta aprire in padella perché ci sono tratti di mare più salati di altri o periodi dell’anno particolari,in cui le cozze hanno già la giusta sapidità e aggiungere altro sale sarebbe dannoso per gli esiti della ricetta).

PREPARAZIONE: spazzolate le cozze con  la paglia d’acciaio e  strappare  a ciascuna il filamento il cui  tratto finale esce all’esterno. La pulizia deve essere molto meticolosa e alla fine la buccia della cozza deve essere lucente. Lavatele a lungo, ma esclusivamente sotto l’acqua corrente e non in acqua ferma. Poi ponetele sul fuoco con un poco di acqua e aspettare che i gusci si aprano. Non forzate l’apertura di quelle che rimarranno chiuse, limitatevi a buttarle via. Una volta aperte eliminate una delle due valve, vuota e, le altre, con il frutto di mare al loro interno, ponetele su una teglia sul cui fondo avrete messo un po’ di acqua. In una ciotola amalgamate la mollica di pane con il prezzemolo ben tritato, l’origano, la passata di pomodoro, una parte dell’olio, l’eventuale sale, il pepe e, una volta che il tutto sia ben amalgamato, spolverizzatelo sulle cozze. Spargete su di esse un filo uniforme di olio e ponetele nel forno caldo a 200 gradi centigradi per circa 15 minuti, finché non siano gratinate. A metà cottura estraetele dal forno e distribuite il vino uniformemente. E’ un piatto che si gusta caldo!

 

 

Lawrence d’Arabia e il mansaf… Da mangiare nel deserto!

“Entrò il cerimoniere e sussurrò qualcosa all’orecchio di Faisal che si girò verso di me e con gli occhi che gli brillavano disse: c’e’ Awda! In quel momento il lembo della tenda  fu tirato  indietro ed entrò una figura alta e forte… Aveva un viso magnifico, appassionato e tragico, solcato da rughe e ombre profonde…Feisal balzò in piedi. Awda gli prese la mano e la baciò ed essi si appartarono di un paio di passi e si guardarono: una coppia magnificamente disuguale, esempio di ciò che di meglio ci fosse in Arabia, Feisal il profeta e Awda il guerriero.” Così Lawrence descrive il suo amico principe e Awda  Abū Tāyih il capo della tribù  Howeytat, di sicuro un noto  predone, ma anche “il più grande guerriero dell’Arabia settentrionale” .  Thomas Edward Lawrence  era di sicuro un ufficiale e un  archeologo  di Sua Maestà Britannica, ma anche un agente segreto distaccato con funzioni di “consigliere militare” presso    Faisal … Figlio di  Al-Husayn ibn ‘Alī, emiro e sceriffo dell’impero ottomano, ma di sicuro  anche capo della rivolta araba proprio contro l’impero ottomano…  In effetti quella era  una guerra complicata dove amici e nemici  cambiavano  con rapidità vertiginosa, in quel grande impero turco che stava perdendo pezzi da tutte le parti…  Anche Awda  Abū Tāyih  nella sua spregiudicata veste di capo militare   era inizialmente al soldo dei Turchi ottomani, ma ora stava ascoltando con stupore e incredulità il  piano di battaglia che  quel  giovane inglese  eccitato gli stava proponendo…  Buona parte dell’esercito turco dopo le ultime sconfitte si era  chiuso ad Aqaba, la città sul Mar Rosso  completamente separata dall’entro terra da una catena montuosa e dal deserto.. Ed Aqaba era il punto strategico per comsentire agli inglesi l’accesso in Palestina. Attaccarla  dal mare era impossibile  tanto era forte lo schieramento dei cannoni… Lawrence quindi  stava proponendo di atrraversare il terribile deserto del Nefud, scavalcare le montagne e  prenderla alle spalle … … Faisal poteva mettere a disposizione una cinquantina di uomini… ” Al resto degli uomini ci penso io” tagliò corto Awda … E in effetti nella  difficile  strada per Aqaba accorsero da tutte le tribù, attratti dal carisma di Awda e in cerca della loro libertà… Lawrence non attaccò subito… aspettò un giorno d’eclissi  per aumentare la sorpresa..  Era il 6  luglio 1917, quando  una forza di  irregolari arabi,  raccolti all’ultimo momento,  sconfisse la grande potenza ottomana…  Prima di Natale il Generale Allenby e le forze regolari inglesi  erano a Gerusalemme…

La grande avventura di Lawrence era cominciata nel 1916. Ma lui, con  la laurea in archeologia e una tesi su “Le fortificazioni militari dei crociati”,  già dal 1910 era di casa, in Medio Oriente… Spinto anche dai suoi maestri che lo mandavano a  scavare,  ma intanto lo  usavano  come  punta avanzata dello spionaggio inglese, in quelle aree di grandi  scontenti…  All’inizio della guerra era al Cairo al Servizio Cartografico …Un modo poco appariscente per raccogliere informazioni… Due anni dopo, sarebbe passato ufficialmente   nelle schiere dell’Intelligence Militare di Sua Maestà… Era appena iniziata la rivolta delle tribù arabe contro gli ottomani.. L’Inghilterra  aveva un gran bisogno di questa sorta di resistenza armata all’interno e si era accordata con lo sceriffo al-Ḥusayn ibn ʿAlī… Al padre della rivolta, avevano promesso l’indipendenza  di tutti gli arabi e la formazione di un grande unico Stato che dalla Siria sarebbe disceso a comprendere  la penisola arabica. Adesso serviva  un inglese capace di farsi accettare, che aiutasse gli arabi e lavorasse con loro … Il governo britannico immediatamente distaccò il giovane ufficiale… Con Faisal fu subito grande amicizia e collaborazione… “All’improvviso Feisal mi chiese se avessi voluto indossare abiti arabi durante la mia permanenza nell’accampamento. Trovavo la cosa conveniente da parte mia, poichè era un abito comodo e adatto alla vita araba che conducevamo”  Lawrence  diventa beduino tra i beduini, vivendo, mangiando, combattendo come loro.  Ma era anche ufficiale di uno dei migliori eserciti del mondo e unì il modo   di combattere delle tribù, a cavallo e sui mehara, con gli esplosivi, le mitragliatrici, le autoblinde e gli aeroplani … E rapide azioni di guerriglia  contro la ferrovia del Hijaz… Quella che trasportava i soldati e le merci al fronte…  “Far saltare i treni era una scienza esatta che richiedeva una preparazione apposita, con un numero sufficiente di persone, con mitragliatrici in posizione”scriverà ne “I sette pilastri della saggezza”… Gli ottomani  erano costretti a inviare sempre maggiori scorte  e a riparare i danni…

Dopo Aqaba, Lawrence è ormai  per tutti Lawrence d’Arabia!   Arriva  anche l’attenzione della stampa mondiale  C’è il fascino dell’  eroe romantico alla guida di un popolo in lotta per la libertà… Il Chicago Tribune infatti da quel momento  lo fa  seguire  dal reporter  Jackson Bentley.  Un personaggio suggestivo  è utile per convincere gli Stati Uniti d’America, a scendere in guerra. A Londra organizzano su di lui uno spettacolo teatrale “multimediale” con le sue foto dal fronte… In pochi mesi lo vedrà più di un milione di persone compreso il Re di Inghilterra…

Ma nessuno sa che tutto sta cambiando attorno a Lawrence e arriva la parte più difficile e sofferta della sua avventura. Le azioni a un certo punto devono arrestarsi… Gli uomini delle  tribù,  stanchi, vogliono tornare  alle loro oasi… Lawrence con 30 uomini va in cerca di personale  da reclutare… Ma fa un’imprudenza quando entra a Deraa da solo… Viene catturato, percosso, frustato e alla fine violentato dai soldati turchi…Esce a pezzi dall’esperienza e va al Cairo chiedendo un altro incarico… Lo convincono a restare e mentre è li viene a sapere  inorridito  e incredulo di quegli strani accordi fra Inghilterra e Francia che hanno deciso di spartirsi il Medio Oriente a guerra finita…  Non ci pensano nemmeno a uno Stato unitario, quello cioè che avevano promesso a Al-Husayn ibn ‘Alī …Sarà invece una serie di Stati sottoposti a “protettorato”… Cominciavano a vergognarsi a chiamarle colonie, ma la sostanza più o meno era sempre la stessa.

L’ultima folgorante azione di Lawrence sarà la battaglia finale per la conquista di Damasco… Vuole che  gli arabi arrivino prima degli Inglesi… Spera che riescano in un  disperato tentativo  a costituirsi immediatamente come Stato Unitario e mettere le grandi potenze di fronte al fatto compiuto…. A Damasco infatti riuscirà ad arrivare primo  mandando avanti i suoi beduini…ma il gioco resta nelle mani del Generale inglese Edmund  Allenby, anche se arriva qualche giorno  dopo di lui… Il principe Faisal si siede al tavolo dei vincitori e  comincia le sue difficili trattative… Lawrence, si alza,  esce di scena, sale in macchina  ed entrà nella leggenda…

I suoi ultimi anni sono avvolti nel mistero… Al di là di tutto quello che hanno detto i suoi denigratori o supposto i suoi ammiratori,  si può essere sicuri che Lawrence rimase sino alla fine nei Servizi Segreti… Altrimenti non si potrebbero spiegare i numerosi cambiamenti di nome e di attività, il fatto che fosse la R.A.F a provvedere alle sue spese e a inviare il suo denaro a misteriose persone, fra cui anche,  sembra una  sconosciuta moglie… Poi ci fu l’incidente mortale  con  tutte le   supposizioni… La sua motocicletta nel fosso, un’ auto scomparsa  dalla scena del crimine… Mentre le strisce della sua vernice nera rimanevano  sulla moto di Lawrence…  Ma si sa,  le spie,  spesso restano segrete anche in morte… Forse un giorno, ma chissà quando, l’Inghilterra potrà rendergli tutti gli onori…

Noi, a questo cavaliere errante, all’ultimo  idealista del suo secolo appena iniziato, vogliamo dedicare, e ci sembra giusta cosa,un piatto della cucina beduina, Il “Mansaf, ” un piatto che si mangia in occasione di matrimoni, feste  religiose ed altre occasioni speciali. Si mangia anche nei ristoranti delle città,  ma se volete provare il vero mansaf, fate  rotta verso il deserto. I beduini generalmente lo mangiano  con la mano destra, tenendo la mano sinistra saldamente dietro la schiena e lo mangiano in piedi…

MANSAF

INGREDIENTI per 4/5 persone: 400 grammi di riso basmati, 3 bustine di zafferano, 4 uova, 1/2 kg di yogurt magro naturale, 500 grammi di carne di montone tenera (o in sostituzione agnello), 4 carciofi, 1 mazzetto di coriandolo in foglie fresco, burro 30 grammi,  100 grammi di pinoli e mandorle,  1 cipolla, olio extra vergine di oliva.

 PREPARAZIONE:  Mettete a bagno il riso in acqua calda per 15 minuti, per consentirgli di perdere l’amido. In una casseruola sufficientemente grande fate rosolare la cipolla nell’olio, poi aggiungete la carne tagliata a tocchi e dopo averla fatta rosolare uniformemente da tutti i lati ricopritela con 1/2 litro di acqua, una parte di coriandolo e fatela cuocere lentamente. Se l’acqua dovesse consumarsi completamente durante la cottura aggiuntetene altra un po’ per volta e già calda.A parte friggete nell’olio  i carciofi tagliati a fettine sottili e poi in una ciotola amalgamate lo yogurt con le uova, versate il composto sulla carne e mescolate nello stesso verso sino a riportare ad ebollizione. Aggiungete anche i carciofi e cominciate a impiattare disponendo il riso come base sul piatto da portata,  dopo averlo lessato, con aggiunta di sale e zafferano, per non più di 8 minuti. Su di esso spargete la carne.  Servite cospargendo di pinoli e  mandorle,  tostate velocemente nel burro e  il coriandolo tenuto a parte.

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Il Barone Rosso e i Pyzy, una ricetta polacca, con tante affinità in Europa!

“…Così entrambi iniziammo come due pazzi un carosello  con i motori a massimo regime. Le virate che compivano uno intorno all’altro erano così strette che a mio avviso non dovevano avere un raggio superiore agli ottanta-cento metri.  Un po’ alla volta il  pilota, per quanto in gamba, deve averne avuto abbastanza, tanto più che doveva decidersi se atterrare entro le nostre linee oppure ritornare a casa sua…  Io lo seguivo ad un’altezza di 50-30 metri di quota, sparando in continuazione…. Alla fine l’avversario, colpito alla testa, precipitò per circa 50 metri tergo alla nostra linea.”…  Quello era l’undicesimo aereo abbattuto da Manfred von Richthofen  in poco più di due mesi e stavolta la vittima era l’asso dell’aviazione inglese, il maggiore Lanoe Hawker…  La mitragliatrice  dell’aereo avversario finì come un trofeo davanti all’ingresso del suo alloggio. Si stava ormai diffondendo la fama di questo giovane abilissimo e spericolato che faceva la guerra come se fosse un torneo fra antichi cavalieri medievali…

Forse perché lui veniva  dalla cavalleria, arma di cui  però, in poco tempo  era rimasto ben poco… In effetti quando iniziò la prima guerra mondiale tutti pensavano che si sarebbe combattuta secondo la tradizione… Fanti, assalti alla baionetta e lo svolazzare romantico dei mantelli dei cavalieri… Invece tutto  stava cambiando … La guerra era di posizione dentro la trincea e  la mitragliatrice leggera diventava la principale arma della fanteria…  e le tradizionali truppe, con l’arrivo dei carri armati, cominciavano a chiamarsi truppe corazzate. Il ruolo dell’aeroplano  all’inizio era di osservare, prendere appunti  e dopo il  1915 anche fotografare…Ma  in un cielo  sempre più affollato cominciarono  i primi bombardamenti, la reazione della parte avversa  e  gli  scontri/ duelli  sempre più frequenti fra i velivoli, armati  di mitragliatrici…

Il  tenente degli Ulani, il barone Manfred von Richtofen  preparato a una guerra più tradizionale cominciava ad annoiarsi…  Gli assalti della cavalleria, in quella guerra  sempre più diversa,  erano  rari,  tanto che sul fronte russo e su quello francese  le occasioni di combattere furono  inesistenti…L’unico fatto memorabile fu un’imboscata in  una foresta vicino a Virton e la fuga precipitosa.

Era  passato quasi un anno dall’inizio della guerra, quando esasperato scrisse al Comando Generale che era stanco di trasportare vettovaglie…   E  iniziò così la sua avventura nell’aviazione tedesca. Cominciò facendo l’osservatorea
  quasi assiderato dal freddo e dal vento e la prima volta che avvistò un aereo nemico  non riuscì a colpirlo… Con grandi rimproveri del pilota…. Inizi sicuramente non brillanti…  soprattutto quando fece la prima prova per diventare pilota… riuscì  in qualche modo a decollare ma  dopo aver abbozzato varie manovre  una peggiore dell’altra, decise di atterrare, ma  non regolò la velocità, le ruote  si impuntarono e l’aereo si cappotto’. Fu solo alla terza volta che ottenne il suo brevetto di pilota… Non c’è che dire anche gli eroi hanno le loro piccole défaillance… come quella volta che in volo sul seggiolino dell’osservatore in mezzo alla tempesta perse l’orientamento e fece sbagliare rotta al pilota… così provarono ad atterrare e finirono in un pollaio in mezzo alle facce stupite e inferocite dei contadini.

 Le sue strabilianti imprese cominciarono in Russia come bombardiere, ma i duelli aerei, per i quali è passato alla storia cominciarono sui cieli francesi… Nel mese di settembre del 1916 un aereo inglese fu costretto ad atterrare dentro le linee tedesche e per Manfred fu la prima vittoria ufficiale. A Gennaio dell’anno dopo  gli aerei abbattuti erano diventati 17… Il bombardamento  sui campi nemici o sulle industrie non l’interessava affatto,ancor meno quello sulla popolazione civile, quand’era al comando della sua squadriglia lo rifiutò sempre… Non lo riteneva cavalleresco..Era solo la sfida in cielo che l’emozionava e dava senso alla sua guerra.

Era riuscito ad avere uno dei primi Fokker,un aereo innovativo, un monoposto … non c’era più bisogno dell’osservatore che sparava,  perché un congegno sincronizzato consentiva alla mitragliatrice montata sulla fusoliera di sparare automaticamente soltanto quando l’elica non occupava la linea di tiro.

Per qualcuno il numero 17 porta male, ma non così la pensava Manfred von Richthofen che dei suoi 17 aerei abbattuti era orgogliosissimo. Per tutti ormai era il miglior pilota da combattimento e lui sembrava non aver paura di nessuno, anzi voleva che tutti sapessero che lui era lì a guardia dei cieli… Così  decise di dipingere il suo Fokker interamente di rosso… Immediatamente riconoscibile… Una sfida agli avversari e al suo stesso destino…  Lo chiameranno “Il Barone Rosso”, il titolo con cui passerà alla storia. Gli uomini della sua squadriglia non furono da meno … Li cominciarono a chiamare il “Circo Volante” perché ognuno si era dipinto l’aereo con un colore sgargiante e tutti insieme volteggiavano nei cieli come un grande circo intento a fare le più spericolate acrobazie… Ogni combattimento quando c’erano loro diventava  uno spettacolo…

All’inizio di  Aprile del 1917 gli aerei abbattuti erano diventati 32 alla fine del mese 53… L’aprile di sangue lo chiamarono gli alleati,  che rischiarono l’estinzione delle loro forze aeree.

La sua fama era ormai  non aveva più confini! In tutta Europa, amici e nemici parlavano di lui  e il 2 maggio quando Manfred compie 25 anni  il Kaiser Guglielmo II lo vuole  conoscere… Poi lui va a trovare i suoi  nobili genitori in quella bella tenuta di campagna a Schweidnitz, dov’era cresciuto fra caccia e boschi…

Sarà l’ultima volta…  A luglio   la sua  buona stella comincia a tradirlo … Quel numero 17 a cui lui non credeva era anche nei numeri dell’anno!  Durante un combattimento il Capitano inglese Donald Cunnell lo colpisce alla testa  “Mi avevano beccato,- scriverà nel suo diario – Per un attimo rimasi completamente paralizzato. Le mani pendevano inerti e le gambe ciondolavano” Poi l’operazione e la lunga convalescenza. Nelle alte sfere sono preoccupati… L’assenza del Barone Rosso può  demoralizzare l’intero esercito e dare nuovo coraggio ai nemici…

Lui appena possibile torna a combattere… Lo nasconde  a tutti, ma in realtà non è più lo stesso…  Mal di testa, nausee, una profonda malinconia… Il ragazzo spavaldo e  allegro non c’è più…”…

Il 21 aprile 1918 decolla dal campo di Cappy… Nel gruppo c’è anche suo cugino, alle prima armi… Quando durante il combattimento vede che è in pericolo cerca di salvarlo, ma in una virata sconfina sopra le linee nemiche. e si abbassa troppo… Chissà se a colpirlo è stato il Capitano canadese Arthur Roy Brown o la contraerea nemica… Dopo 11 giorni, il due maggio avrebbe compiuto 26 anni…

Poco dopo un caccia inglese lasciò cadere sul campo-base tedesco di Cappy il  messaggio: “AL CORPO D’AVIAZIONE TEDESCO. Il capitano barone Manfred von Richtofen è stato ucciso in battaglia il 21 aprile 1918 e seppellito con tutti gli onori militari” La fotografia d’epoca con le esequie del Barone Rosso mostra il rispetto e anche la mestizia dei suoi nemici… Chissà cosa provava  Manfred  in quel momento… Forse era anche lui un po’ triste perchè  era così giovane… Ma sapeva anche che stava entrando nella leggenda.  Nessuno come lui riuscirà ad abbattere nella grande guerra più di 80 aeroplani nemici… 

La terra  dove nacque e visse il Barone Rosso, una volta tedesca è oggi terra polacca, però la ricetta che abbiamo scelto, pur essendo ufficialmente polacca in  realtà con tutte le varianti del caso,  si ritrova in mezza Europa…  Perché in fondo di “gnocchi” si tratta… Forse a lui piacerebbe sapere che oggi  molte cose in Europa sono patrimonio comune e non ci sono più quei terribili conflitti storici  che  una volta dividevano i popoli…  Quelli che hanno portato a morire  tanti giovani generosi come lui che avevano solo 25 anni…

PYZY

INGREDIENTI  per 4 persone: 1 kg di patate, 4 cucchiai di farina, 3 uova, 1/2 kg di carne bovina macinata, 1 cipolla, 1 cucchiaio di burro, 2 cucchiai di pan grattato, sale e pepe a piacere.

PREPARAZIONE: Fate cuocere in acqua bollente metà delle patate , fatele raffreddare e poi schiacciatele  aiutandovi con un bicchiere  o nel passapatate.  Grattate finemente le patate rimaste crude e mischiatele con quelle già bollite. Aggiungete la farina, 2 uova,  un po’ di sale e impastate.

Fate sciogliere in un tegame, a fiamma molto bassa, il burro e poi fatevi rosolare la cipolla tagliata finemente, insieme alla carne precedentemente  bollita in acqua avvolta in un panno. Aggiungete poi il pan grattato, 1 uovo, il sale e il pepe.

Dall’ impasto di farina ricavate  dei cerchi grandi circa tre volte gli gnocchi italiani, mettete al centro un cucchiaino di ripieno di carne e richiudete dando loro una forma ovale o tonda.

Fate bollire dell’acqua e fate cuocere in essa i pyzy per 5 minuti circa. Come per tutti gli gnocchi,quando sono cotti affiorano in superficie e li potete estrarre dalla pentola con il mestolo forato. In Polonia e in parecchi pawsi del Nord vengono serviti con burro e pancetta soffritta, ma un condimento a base di salsa di pomodoro è una piacevolissima variante . A voi la scelta per questo piatto  decisamente sopra nazionale!

Mele, crumble e Steve Jobs!

Il giornalista non aveva afferrato bene il concetto, così seguitò a  insistere ” Ma non  ti  svegli mai la mattina  dicendo  a te stesso: “Non c’è alcun motivo  di lavorare un solo giorno in più… Ho  guadagnato  abbastanza soldi  per darmi alla pazza gioia, fare tutto quello che voglio … ” “E lui paziente seguitava a spiegare” Beh, suppongo che qualcuno lo faccia, ma non è questo il caso… Il denaro ha un suo peso, ma può arrivare a un 25%… E non è del tutto importante nemmeno quello  che hai realizzato, ma la gioia di quello che stai facendo, giorno dopo giorno, con la sensazione che stai partecipando a qualcosa del tutto speciale. Penso che tutti quelli che lavorano nel team “Mac”, pagherebbero di tasca loro per venire a lavorate qui..” E ancora il giornalista obiettava ” Forse dire questo per te  ha un senso perché possiedi quasi 7 milioni di azioni Apple…” ” Allora vallo a chiedere agli altri che qui ci lavorano soltanto,  come Barrell o Andy e che hanno avuto offerte da tantissime altre aziende… ” ” Ma  qui si arriva  al paradosso di un ragazzo come Andy che ha speso un mucchio di soldi  per sistemare la sua cucina e non ha mai avuto il tempo di cucinarsi un solo pasto.. ” “Ci sono momenti in cui è così importante  portare avanti   quello che stai facendo che tutto il resto passa in secondo piano…” Poi ancora il giornalista  continua  “Quale è stato  il segreto di tutto questo successo?” “Abbiamo iniziato con una prospettiva   idealista di fare subito qualcosa  di altissima qualità e di farlo subito bene la prima volta.. .”Ho notato una grossa passione per la musica, fra le persone che lavorano qui… sai darmi una spiegazione?  ” Se vuoi arrivare a capire quello che nessuno  ha ancora  capito, per prima cosa ti dovrai costruire un’impalcatura concettuale … Se stai  cercando di progettare un computer  ti dovrai immergere  in migliaia di dettagli necessari…  Poi tutto ad un tratto,  se sei riuscito a salire abbastanza in alto sull’impalcatura , tutto diventa più chiaro… sei arrivato al punto di svolta. Si tratta di una esperienza ritmica, in cui  ogni cosa  è legata a tutto il resto e dove  tutto si  intreccia.  E’ una fragile, delicata esperienza  che somiglia molto alla  musica.  Una cosa che è quasi impossibile  descrivere .”

Hanno detto che era un “visionario”, ma   la parola  ha il suo giusto significato se si pensa a  Steve Jobs come a  un uomo del Rinascimento, che si immergeva  sino al fondo in una realtà dalle mille mille sfaccettature dove tecnica, fantasia, innovazione e umanità si  mescolavano  fra di loro… Quando rispondeva a questa intervista era il 1984… Un giovane uomo di 30 anni già  amministratore delegato di Apple Inc, azienda leader  dell’informatica… Soprattutto era considerato un enfant prodige, il pioniere carismatico    del personal computer,  quello strumento che rivoluzionò la vita delle persone…. L’ibrido più intelligente del mondo che si poteva adoprare in azienda, ma si portava anche a casa, si poteva utilizzare per  l’istruzione a distanza o il lavoro a distanza… dalla propria casa o dalla casa delle vacanze se era necessario… E così molti cominciarono a non andare più in ufficio…   Ma nessuno sull’onda di quel successo travolgente   poteva immaginare quello che gli sarebbe successo di lì a poco a Steve Jobs…

Fin da ragazzino era stato sveglio… a scuola gli volevano far saltare due classi dopo aver verificato i test… mentre la passione per l’elettronica  gliel’aveva trasmessa il padre che spesso riparava vecchie radio…Aveva anche una notevole faccia tosta  perchè dopo poco tempo che era al liceo,  in una classe di elettronica popolare, chiamò al telefono B. Hewlett, il co-fondatore della Hewlett Packard …  Gli chiese  qualche  pezzo di ricambio per  i suoi lavori  e … se possibile anche un lavoro estivo… Incredibile a dirsi, ma ottenne entrambe le cose…

Anche le prime fasi dell’amicizia con Stephen Wozniak hanno a che fare con il telefono… Woz,  aveva trovato un articolo che spiegava come  costruire un sistema  di commutazione che avrebbe consentito di telefonare gratis…alle spalle della società AT&T. Fu Steve a incoraggiare l’indeciso Woz che riuscì a confezionare la sua prima “scatola  blù” …  Per prima cosa Steve telefonò in Vaticano e chiese del Papa… Se ne accorsero all’ultimo momento che al telefono non era Kissinger, mentre già stavano per andare a svegliare Sua Santità… Le scatole  che vennero dopo se le andarono a vendere agli altri studenti… Smisero soltanto quando la polizia si insospettì…

All’Università Steve durò poco … Era pieno di rimorsi per i soldi che faceva spendere ai suoi genitori… Senza sapere  cosa se ne sarebbe fatto della laurea. Da quella rinuncia partirono le sue esperienze di hippie  epigono, con i capelli lunghi e senza un dollaro in tasca… quando poteva si sballava con un po’  di LSD e ogni  tanto andava a mangiare dagli Hare Khrisna  che glielo davano gratis … Quella fu la sua via al buddismo…  Dall’India infatti tornò un po’ deluso e decise che  tutto sommato l’Estremo Oriente e il Buddismo Zen erano la cosa migliore… Passò anche del tempo a coltivare mele in una comunità hippie…  E sicuramente  ne conservò un ottimo ricordo…

Poi qualcosa dovette scattare nella testa di quel giovane irrequieto… Come dirà anni dopo  non voleva ritrovarsi a quarant’anni a fare il commesso dietro il bancone di un negozio e questo non perché fosse una brutta cosa… ma perché non era nelle sue aspirazioni di vita. E riferendosi all’esperienza indiana aggiunse: ” E ‘stata una delle prime volte che ho iniziato a capire che forse Thomas Edison ha fatto molto di più per migliorare il mondo di Karl Marx e Neem Kairolie Baba  (il santone che era andato a cercare in India) messi insieme…

Il mondo in cui Steve capitò era un Mondo Nuovo…  Tutto era iniziato nel 1974, con  il primo microprocessore al mondo.  Nel 1976, Wozniak ne  prese ispirazione  e da solo si costruì il suo computer … Un risultato impressionante, un computer potente che lavorava  con una tastiera, lo schermo e   poche chips….  Era nato Apple 1 che per custodia aveva una scatola di legno e l’imprenditore in erba Steve Jobbs riuscì quasi subito a piazzarne 50 allo stupefacente prezzo di 500 dollari l’uno. Poi  mise a disposizione della neonata industria,  i pochi beni di famiglia… Il garage dei suoi genitori… Un’ascesa rapidissima i primi anni … Poi cominciarono le difficoltà mentre si affacciava Bill Gates e L’Ibm riprendeva forza… Ma dopo l’acquisizione del mouse e  l’interfaccia grafica, nonostante il  deludente “Apple Lisa,” torna  un buon successo  con Mac Intosh, creatura quasi privata di Steve Jobs, nata dalla sua fronda interna ai vertici della nuova gestione Apple. Ma oramai era guerra aperta con l’Amministratore Delegato e quando si trattò di scegliere cacciarono Steve Jobbs, il fondatore…

Dieci anni di esilio, ma nel suo celebre discorso all’Università di Stanford del 2005, Steve disse che era stata una fortuna…”Non potevo accorgermene allora, ma venne fuori che essere licenziato dalla Apple era la cosa migliore che mi sarebbe potuta capitare. La pesantezza del successo fu sostituita dalla soavità di essere di nuovo un iniziatore, mi rese libero di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita. Nei cinque anni successivi fondai una Società chiamata NeXT, un’altra chiamata Pixar, e mi innamorai di una splendida ragazza che sarebbe diventata mia moglie. La Pixar produsse il primo film di animazione interamente creato al computer, Toy Story, ed è ora lo studio di animazione di maggior successo nel mondo. In una mirabile successione di accadimenti, Apple comprò NeXT, ritornai in Apple e la tecnologia che sviluppammo alla NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple .

Un ritorno quello del 1996 che salvò la Apple  e raddrizzò le sorti un po’ pericolanti di Next. Steve Jobs era di nuovo al timone e arrivò una serie di incredibili e sorprendenti novità…”Think different” è il nuovo slogan di  Jobs che  negozia subito un accordo con Microsoft per lo sviluppo del sistema operativo della Apple e rivoluziona i prodotti … NeXTSTEP  si eìevolve in Mac OS X,   il primo “iMac”  vince con l’estetica…linee curve e la scocca realizzata con plastiche trasparenti e colorate. All’inizio del nuovo secolo  nascono gli Apple Store centri di vendita, assistenza e formazione con una distribuzione mondiale…  Poi l’intuizione della musica e nasce  iPod il lettore portatile  con il suo negozio virtuale iTunes… Nel 2007 Apple  entra nel business della telefonia cellulare con l’introduzione di iPhone , un multi-touch  con le  caratteristiche di un iPod, un proprio browser mobile…

Peccato che Steve non si è potuto godere appieno i suoi ultimi e incontrastati successi… Ha lottato come un leone contro la sua malattia con coraggio e con umiltà …  Ma era anche molto sereno … Era buddista e sapeva che si sarebbe reincarnato. Chissà quale versione di iPhone o di iPod troverà in quell’epoca….

Steve  aveva una sua strana dieta  ispirata agli insegnamenti buddisti… Quasi esclusivamente frutta e qualche verdura. Alcuni dissero che era una dieta troppo povera… Noi abbiamo   colto l’obiezione  e abbiamo un po’  attenuato il rigore di  Steve, preparando  con la sua mitica mela, un delicato dolce….

CRUMBLE DI MELE

INGREDIENTI per 4 persone: 4 mele grandi, 250 grammi di zucchero, 200 grammi di farina, 150  grammi di burro, 4 chiodi di garofano, cannella un pizzico abbondante

PREPARAZIONE: Sbucciate le mele, tagliatele a pezzi e cuocetele a fuoco lento con 125 grammi di zucchero assieme ai chiodi di garofano e alla cannella, per 20 minuti. Preparate il crumble impastando la farina con il burro e il rimanente zucchero, sino a ottenere un impasto  sbriciolato. Mettete le mele cotte e leggermente intiepidite in una pirofila e ricopritele con il crumble uniformemente e senza premere. Ponete la pirofila in forno e fate cuocere per 20 minuti circa alla temperatura di 180°C.

Il crumble si può mangiare accompagnato con panna, con il gelato alla vaniglia o con la crema inglese.

Rodgrod alla panna, un dolce della sua terra per Lars von Trier!

I genitori ne volevano fare uno spirito libero  ed è diventato un cacciatore di regole… Non volevano imporgli nessuna disciplina e lui si è flagellato con l’auto disciplina… Si batteva  per un cinema “puro e duro” … Essenziale e  molti suoi film  sono  ridondanti melo… Molti non lo capiscono, qualcuno si spaventa,  altri ridono  durante le proiezioni… Ma poi, soprattutto a Cannes, dove arriva il cinema più nuovo e d’avanguardia, l’hanno sempre riempito di premi … E’ Lars von Trier,  il regista che  dalla metà degli anni ’80 ha rivoluzionato  il modo di fare cinema…  Che può essere antipatico, saccente, irrispettoso,  ma è  completamente pieno di talento. Dopo Dreyer, dicono,  nel cinema danese c’è stato solo lui…   Un personaggio strano, pieno di contraddizioni.  Fa l’anarchico  e poi  si aggiunge quel prefisso nobiliare di “von”… Forse  accarezza il suo snobismo o forse serve a dargli  qualche sicurezza  di cui ha bisogno, in mezzo alle sue   angosce  e alle sue paure quotidiane…  In realtà  poi delle sue  paure  ne fa altrettanti  “trasfert”   sull”ignaro spettatore, che  coinvolge nelle sue allucinate trame,  al di là del bene e del male.

Come ha detto lui stesso, con  sfrontato sarcasmo, è “vittima di un’enorme auto-venerazione,” così, quando comincia a fare  lungometraggi, si presenta con una Trilogia.. che racconta strane storie  di un’Europa  malata…

“L’elemento del crimine” è un film che da fastidio…. C’è un detective, infatti, di nome Fisher  che deve  rintracciare un  serial killer e, per trovarlo,  va a mettersi nella testa del criminale … Vuole capire le sue mosse e i suoi comportamenti,  ma finirà invece per identificarsi con l’assassino e  comportarsi, lui stesso, come un serial killer… Una totale confusione dei ruoli, mentre il male  investe il bene ed elimina ogni separazione … E per mettere in ulteriore disagio lo spettatore,  Von Trier comincerà a sfoderare le sue regole noir  con un’assurda  atipica messa in scena, dove l’ambientazione è sempre notturna, i bagliori dell’acqua irreali e l’ uso sfrenato del colore giallo  serve per inquietare … Nè miglior sorte sarà riservata all’eroe del film successivo “Epidemic” il medico che,  mentre sta arginando  un’epidemia, si accorgerà con orrore di essere lui stesso a trasmetterla, mentre la parola “epidemic” rimarrà come un timbro a disturbare tutte  le scene ..Memoria  invadente del male da cui non si sfugge…   La sfrenata trilogia si chiuderà con Europa,  ambientato  nella  Germania distrutta dalla seconda guerra mondiale… Lì nella continua confusione dei ruoli  sarà difficile relegare il male ai soli ex  nazisti, spaventati e nascosti e dare la patente di buoni agli americani che, ottusamente,  mitragliano i partecipanti ad un funerale, solo  perché  c’era  il divieto di assembramento. Sono film duri, pesanti come macigni,  ma è un modo nuovo di fare cinema… Lars Von Trier è coraggioso, fuori dalle convenzioni e fa riflettere…

Dopo  quest’irruzione sulla scena  Lars von Trier comincerà   a prendersela  con le forme  e i modi di fare cinema…Soprattutto con lo sfarzoso e tecnologico cinema Hollywoodiano…   All’Odéon di Parigi, legge il manifesto di “Dogma 95″…  Vuole un ritorno purificato al cinema delle origini.. E con un’uscita plateale se ne va gettando in aria volantini rossi con le regole  del suo “Decalogo”   “Niente più scenografie, la scena sarà solo un palco nudo,  vietate le musiche, gli unici suoni saranno quelli reali,  la camera  da ripresa sarà solo a mano, al bando filtri e trucchi ottici, vietato il nome del regista perchè il film è un atto corale… e via di questo passo..”.  Dogma ’95 è una teologia, un reale ed effettivo dogma di fede con il suo carattere di indiscutibilità…   E non importa se rischia di distruggere il cinema.

Però subito dopo aver dettato le regole von Trier avrà un sussulto anarchico, e con l’altra parte di se stesso  si  dimenticherà di applicarle…”Le onde del destino”  è tutta un’altra cosa… Una storia d’amore visionaria e assurda dove l’ingenua  Bess  per comandamento divino si prostituirà  per salvare la vita all’adorato marito… Un’insolita morale e una  pellicola  emozionante…Il pubblico piangerà a lungo… A Cannes prenderà due premi.

E neanche il film che verrà  dopoDancer in the Dark,” con la pop star islandese Björk,  si preoccuperà di rispettare le regole… Lui che voleva abolire le musiche nei film  stavolta farà un musical, nero… Ma musical! E’ un melo “strappalacrime,”  che non risparmia nessuna scena madre! La storia di un’operaia che arriva in America dalla Cecoslovacchia e scopre di essere affetta da una cecità progressiva che si potrebbe estendere   al figlio… Tragico e agghiacciante, il film è una  provocazione  e una dura condanna  alla vita in stile America…

“Dogville”, film cult ha molto Dogma dentro di sè … Un’assenza quasi totale di scenografia… Con le case della cittadina solo disegnate per terra…   Grande uso della parola e dei gesti, ma niente piu’ camera a mano o sfocature estemporanee  e una  donna che, al contrario di Bess e dell’operaia cecoslovacca, stavolta reagirà contro l’ipocrisia e la cattiveria di un  intero paese … Cinema sempre un po’ difficile da capire, ma il  bene stavolta ha la sua eroina chiara e forte.

Ma non c’è da illudersi …Lars von Trier non potrà mai diventare buono… Difatti nell'”Antichrist,”  uno degli ultimi discussi film,  narra la tribolata storia di una coppia  cui muore il figlio in un incidente.. Loro non non se ne  accorgono  perché stanno facendo  l’amore… E il rimorso della coppia diventerà  la punizione vendicativa  di Lars von Trier…

Poi quando arriva  all’ultimo film supera persino se stesso…  Stavolta ha trovato una nuova forma di cattiveria… Da fantascienza. Infatti distrugge  il mondo facendolo scontrare con il perfido pianeta   Melancholia… Che altro ci vuole riserbare,  nel  suo ghigno da Angelo sterminatore,  Lars von Trier?

Non ci sono molte speranze, ma noi comunque ci vogliamo provare e, nel tentativo  di renderlo un po’ più buono, abbiamo scelto per Lars von Trier, questa morbida ricetta di un dolce danese…

RODGROD ALLA PANNA

INGREDIENTI  per 6 persone: 350 grammi di ribes rossi, 340 grammi di lamponi, 170 grammi di acqua + 110 grammi di acqua da mischiare alla fecola di mais, 170 grammi di vino bianco, 140 grammi di zucchero, 45 grammi di fecola di mais, 1 pizzico di sale, 50 grammi di mandorle sbucciate e  tagliate a lamelle, panna in abbondanza e a piacere…

PREPARAZIONE: Far bollire a fuoco basso la frutta con 170 grammi di acqua e 170 grammi di vino, e dopo 10 minuti passare il composto al mixer e poi al setaccio. Pesate  la purea filtrata e se è inferiore ai 560 grammi aggiungete altra acqua, senza intaccare quella che occorre per l a fecola  di mais, poi inserite zucchero e sale. Mischiate la fecola di mais con i 110 grammi di acqua e mescolare bene per evitare grumi, poi versatelo nella purea di frutta e mescolate bene. Portate a bollore lentamente e fate sobbollire per 3 minuti, mescolando in continuazione. Versate la composta di frutta sul piatto da portata,decoratela con le mandorle  e accompagnatela con la panna.

Quaglie alll’uvetta per il raffinato Alfred Hitchcock!

Quando girò “Frenzy”, Hitchcock era quasi alla fine del suo percorso… Era  il  penultimo film  e probabilmente lo sapeva, perché era abituato da  tanti anni  a trovare  la  verità in mezzo alle intricate storie dei suoi film…  Questo fu forse il motivo perché   lo volle girare a Londra… dissero che  la scelta  era stata dettata  da ragioni molto pratiche … Bassi costi, velocità nelle riprese e soprattutto   poche interferenze   della produzione..  a Hollywood spesso erano  asfissianti come quando gli piazzarono lo psichiatra  di loro  fiducia   sul set di Spellbound … e trovarono persino da ridire sul “sogno” di Dalì… Tutti motivi validissimi dunque in quella scelta londinese, ma  nel segreto del suo cuore  Hitchcock voleva rendere un ultimo omaggio alla sua città e  andare  a rivisitare le sue origini, forse  in un  atto di pacificazione con  suo padre e la rigida educazione che gli avevano inflitta…  Non se ne  era mai liberato… Però, se  non avesse avuto così radicato il  senso della colpa, dell’espiazione e la paura delle accuse , forse noi non avremo mai avuto Hitchcock..

I suoi erano gente di buona volontà e di lavoro duro… Un negozio di frutta e verdura, una pescheria, un’attività all’ingrosso di  alimentari … Spesso Alfred accompagnava il padre sul carretto con i cavalli nel giro di consegna delle merci ai clienti e ai negozi della zona. E quello poteva anche essere divertente, malgrado l’ oppressione del senso del dovere che il padre  ci metteva dentro…  Quello che invece  Alfred visse con disperazione fu la terribile educazione cattolica… Già si per sé, essere cattolici in Inghilterra significava essere diversi, spesso mal sopportati o come scrisse Trouffaut  a proposito di Hitchcock “rappresentava quasi un’eccentricità…”

Ma come se non bastasse, il padre aveva  un’ossessione per la disciplina  e l’ordine e forse, per impartirgli una lezione, quando Alfred non aveva più di 5 anni, lo mandò dal vicino Commissario di Polizia con una lettera… Appena la lesse,  il commissario  rinchiuse il bambino in una  cella dove lo tenne per una buona decina di minuti,  dicendogli che quella era la  punizione   per i  bambini cattivi…  Alfred,  che non  ricordava di aver fatto niente di male,  non riuscì più a liberarsi dalla paura… Tanto che il personaggio accusato ingiustamente diventò uno dei leit-motiv del suo cinema…

A scuola andò anche peggio…Al Saint Ignatius College, dove il padre lo iscrisse nel 1910, i metodi educativi erano severi  “Avevo il terrore delle punizioni corporali”, disse in un’intervista anni dopo. “I Gesuiti adoperavano la sferza e credo che la usino ancora oggi. Era di gomma molto dura” Così non riuscì a terminare le scuole…

Una cosa di buono però c’era in quella famiglia… Tutte le domeniche andavano a teatro… Un’esperienza bellissima per  quel ragazzino pieno di sogni perché il teatro entrerà a pieno diritto assieme al carretto delle consegne,  nella complicata tematica  thriller di Alfred Hitchcock.

Ma quella  vita familiare, sia pur difficile non dura … Il padre   muore quando Alfred ha appena 16 anni… E lui va in cerca di un lavoro… Entra in una fabbrica che installa cavi elettrici, ma lo mettono  al settore pubblicità perché  disegna bene … e lì lo troveranno, qualche anno dopo, quelli del cinema… Serviva qualcuno che scrivesse con una bella calligrafia i titoli e le didascalie dei film… che ancora erano muti.

Sarà una gavetta  di mansioni secondarie,  da tutto fare e aiuto… Dello sceneggiatore, dello scenografo… Alla regia, al montaggio in cinque film… Ma quando finalmente gli daranno un film, tutto per lui, avrà il mestiere in mano perché ha lavorato con Fritz Lang e Murneau e le cupe atmosfere espressioniste andranno benissimo  nei suoi film dai molti misteri…

Il primo film drammatico e melò, già pieno di inquietanti indizi,  atmosfere pesanti e un omicidio è “The pleasure Garden” e Hitchcock fa subito entrare in scena  una delle sue dominanti… Il teatro, appunto! Tutto comincia infatti in un ambiente teatrale  con  una scala a spirale che un gruppo di ballerine scende per  andare in  palcoscenico…   In soggettiva, dalla visione sfuocata di uno  degli  spettatori,  che guarda in un binocolo, si passa all’inquadratura perfetta delle gambe delle  ragazze…

Ma al  secondo film  che arriva nelle sale è già thriller…”The Lodger”  è la storia di un serial killer che uccide solo donne bionde, di un innocente che viene scambiato per il killer e di una coraggiosa ragazza che sola, lo ritiene innocente.  Hitchcock ha cominciato a costruirsi il suo mondo…Daisy  avrà  una sorella quasi  gemella nella dottoressa Constance Peterson  e l’innocente accusato seguiterà periodicamente a ripresentarsi per poter scagionare, alla fine del film, l’innocente Alfred messo in cella a 5 anni per una colpa non commessa.

9 film muti e poi “Il Ricatto” sarà il suo primo  mix  con uno straordinario equilibrio fra parti ancora mute e la nuova tecnica di voci e suoni. E’ un film con una morale controcorrente in cui la ragazza, omicida per sbaglio, sfuggirà alla condanna…Anche se l’ultima scena la mostra  in preda dei suoi personali rimorsi con cui si dovrà accompagnare per la vita…

Prima di partire per l’America  Hitchcock diventa famoso… Ha anche avuto qualche insuccesso ma oramai è quello delle spy stories…  “L’uomo che sapeva troppo”, in un intricato gioco di spie e rapimenti consacra una bella e coraggiosa donna emancipata che spara come un tiratore scelto, sventa intrighi e salva la famiglia… Uno dei film che amava di più e sarà dopo tanti anni un altrettanto glorioso remake… “I trentanove scalini” con  l’alta tensione e la suspense, il ritmo narrativo veloce e serrato, vedrà anche  l’affermazione  del più scanzonato e tagliente humor di Hitchkock  in un’altra spy story, dove  il cacciatore di spie suo malgrado,  fra fughe dal treno e salti dalle finestre dovrà vedersela  con la terribile Pamela che nella sua pericolosa onestà seguiterà a denunciare  l’innocente alla polizia o consegnarlo alle spie…  Alla fine prima di andare in america le “Spies Stories” saranno diventate 6…

Hitchcock in America è la fama internazionale … e dopo Hitchcock nessuno potrà più dire che  il poliziesco o il thriller sono generi da serie B… Non fa in tempo nemmeno ad arrivare che  bastano  130 minuti di  dubbi, di tensioni e di  gioco degli inganni per vincere un Oscar con “Rebecca la prima moglie  “…,non direttamente a lui però, forse perché era troppo bravo … O un po’ straniero…    Poi i successi non si conteranno più… Sono ancora tutti  parte della nostra vita, del nostro divertimento, delle nostre più inconfessate paure…Film di intrighi mondani come “Caccia al ladro”, spassosi come “Il silenzio degli innocenti”, voyeuristici come  “La finestra sul cortile”  o apocalittici  come “Gli Uccelli”…  ” Psyco,” per molti il suo più maturo e drammatico capolavoro…

Nel 1972 l’eroe è stanco, ha i suoi rimpianti, rivuole in qualche modo il  passato … Torna a Londra con questo progetto nel cassetto,  Frenzy, che è  in tutti sensi una rivisitazione  dei suoi primi film, della sua infanzia e dei topoi di una Londra in parte sparita che  lui ha mantenuto nel cuore in tutti gli anni della sua dorata lontananza… Anche stavolta c’è un  serial killer che  però uccide le sue vittime  con  la cravatta, mentre l’innocente accusato è un eroe più stanco e logoro del “Lodger” del film degli esordi, ma c’è tutto il graffiante spirito  di Hitchcock nella pazzesca scena del sacco pieno di cadavere e patate  che si apre all’improvviso mentre le patate cominciano a rotolare…Londra dell’immaginario di Hitchcock e dei suoi ricordi giovanili…I mercati generali di Covent Garden,  dove si recava da bambino  sul carrettino di suo padre, immortalati  appena  prima di essere demoliti  due anni dopo, il tribunale dell’Old Bailey, già visitato in altre opere, gli stretti vicoli attorno a Bow Street, a Oxford Street, alla County Hall, al Coburg Hotel, poco lontani dai teatri di Drury Lane, dove andava la domenica con i suoi genitori…I club popolari e affollati… un lungo  onirico viaggio nella memoria e nella vita…

Ma in questo quasi ultimo film c’è anche la “summa”… quasi teologica e conclusiva di una  delle passioni più sincere e totali di Hitchcokh, quella per il cibo.  Lui che era solito  ricordare come «l´uomo non ha bisogno soltanto di delitti, ha bisogno anche di pasti abbondanti», riceveva i suoi attori preferiti nella grande, attrezzatissima cucina della sua villa. Alida Valli, scelta da Hitchcock per il Caso Paradine lo ricordava avvolto in un immacolato grembiule…    In Frenzy, questo film per tanti sensi geniale e nostalgico, il cibo fu vera ossessione, di cui resta  memorabile la cenetta a casa dell’ ispettore e la ricetta de:

LE QUAGLIE ALL’UVETTA

INGREDIENTI per 4 persone: 8 quaglie con fegatelli, 500 grammi di uva bianca o rosata, 8 fettine di guanciale,olio extra vergine di oliva, burro 40 grammi,1/2 bicchiere di cognac, sale e pepe a piacere.

PREPARAZIONE:Praticare un incisione sulla pancia delle quaglie, pulirle all’interno, conservando a parte i fegatelli. Lavare le quaglie sotto l’acqua, asciugarle, salarle e peparle internamente, avvolgerle nelle fettine di guanciale e legarle con lo spago bianco da cucina. Preparare una padella con abbondante olio, metterla sul fuoco  e quando l’olio è caldo immergevi le quaglie facendole rosolare da ogni parte a fuoco più basso, poi coprire la padella e prolungare la cottura per 10 minuti. In un padellino a parte far rosolare nel burro i fegatini di quaglia, schiacciandoli con la forchetta, sino a ridurli una pasta morbida. Lavare l’uva e poi togliere la buccia e privare gli acini dei vinaccioli (si può anche evitare di togliere la buccia se la qualità di uva utilizzata ha la buccia sottile). Adagiare le quaglie in un tegame da forno ,spalmare la  superficie con la pasta  dei fegatelli  e mettere le quaglie  in forno caldo a 250 gradi  per 3 minuti. Estrarle dal forno, irrorarale con il fondo di cottura e 1/2 di bicchiere di cognac, rimetterle in forno per altri 3 minuti e servire.

Penelope Cruz e il filetto di maiale con le foglie di alloro!

Ci son voluti  più di 15  anni  per accorgersi che erano innamorati, poi, quando lo hanno capito, si sono  sposati  in tutta fretta e hanno messo su famiglia… Voglio almeno quattro figli  afferma decisa Penelope Cruz  già alla seconda maternità in due anni. E’ chiaro che debbono recuperare tutto il tempo perduto  ma se non fosse stato per Woody Allen e quel galeotto film … Forse starebbero ancora lì  a sfiorarsi  di quando in quando …In una serie di fuggevoli  incontri…  Una volta in  Spagna, un’altra a Hollywood, per proseguire subito dopo  nelle diverse  strade della  vita…  Un film da non dimenticare “Vicky Cristina Barcellona…” E, bravissimo Woody Allen che, oltre al marito le ha fatto vincere anche l’Oscar…
Eppure qualche occasione  interessante Javier Pardem  e  la bella Penelope l’avevano avuta… Lui era già stato  avvistato da Bigas Luna che l’aveva voluto  in “Le Età di Lulù”, lo scandaloso film erotico  che aveva  suscitato la morbosa attenzione mondiale… A Javier aveva dato  un ruolo  significativo, quello del corrotto gay Jimmy  … E lui aveva usato con grande abilità  la sua maschera  di bello ottuso e brutale. Se per Javier, quindi era la seconda volta con Bigas Luna, Penelope invece, sul  set d di “Prosciutto, Prosciutto” era  alla sua prima esperienza… Solo 17 anni e un viso intenso dai  tratti decisi e morbidi  …Un’adolescente,  provocante  suo malgrado, mentre lui  interpretava un rozzo  magazziniere di prosciutti, aspirante torero… con  un  secondo lavoro da  modello di biancheria intima, ridicolo a sua insaputa…   Avevano due ruoli secondari…Eppure con quella forte, istintiva fisicità  riuscirono entrambi   a diventare i veri protagonisti del film… E non era facile seguire Bigas Luna nel suo humor  sarcastico di sesso e prosciutti…

Qualcuno disse che fra i due giovani era scoppiata  qualche scintilla, ma doveva essere ben poco scoppiettante… Perché l’anno dopo lavorarono di nuovo insieme chiamati  questa volta dal grande Pedro Almodovar per “Carne Tremula”… Ma non successe nulla. Lui era il protagonista, un gigante buono che per amore o per passione finisce in un mucchio di guai… Lei era la sua giovane mamma  che però muore presto ed esce di scena… Forse non c’era stato il tempo  per le scintille…

La carriera di Penelope ormai aveva spiegato le vele… e in un turbinio  di impegni doveva anche   lasciarsi gli spazi per  i grandi registi… Con Bigas Luna   partecipa a  Volaverunt , un graffiante tuffo nella storia  di Spagna con gli amori di Goya e della Duchessa d’Alba, Almodovar  ne fa  una delle sue Muse e la lancerà in campo internazionale con  “Tutto su mia madre” un affresco di donne sfortunate e coraggiose dove lei, Penelope, incanta tutti  con   la sua sprovveduta ingenuità di suora missionaria incinta…  Un po’ prima aveva girato un film tutto incubi, sogni, fantascienza… “Apri gli occhi”… di Alejandro Amenabar… A Hollywood, Tom Cruise, forse ancora suggestionato dalle ipnotiche atmosfere di “Eyes Wide Shut”, ne volle fare un remake e chiama  Penelope…  “Vanilla Sky” fu la fine del matrimonio di Tom Cruise con la biondissima Nicole Kidman  e l’avvento di  una lunga storia d’amore durata tre anni con  la selvaggia bellezza di Penelope Cruz…

Fra un amore e l’altro Penelope compra  abiti e scarpe per i quali, lo confessa, ha una passione sfrenata, facendosi ogni tanto la fama della diva solo  vanità, invece dal 1997 porta avanti un progetto di aiuti per i paesi più poveri o sconvolti dalla guerra.  Dopo aver girato il western Hi-Lo Country, partì per due mesi in Uganda e donò  il suo intero guadagno  alla missione di Madre Teresa, poi ha sovvenzionato la Fondazione Sabera che  riesce a  creare a Calcutta una casa –  scuola per ragazze e  una clinica per gli ammalati di tubercolosi … Poi è andata  in Televisione e ha sponsorizzato le iniziative per trovare altri fondi…Un impegno che non viene mai meno…

Gli ultimi anni della carriera di Penelope sono anche i più prestigiosi…  Il suo straordinario  talento di ballerina nel musical “Nine”  meritava sicuramente di più  che la sola candidatura  al Golden Globe e all’Oscar …E che dire della disinvoltura con cui passa da un ruolo all’altro… Della  forza d’animo e del senso pratico di Raimonda  la protagonista di Volver che, nell’assurdo mondo  dell’imaginifico  Almodovar   va a nascondere  il cadavere del marito ucciso dalla figlia dentro il frigorifero… Un’ altro Oscar mancato… Per fortuna che c’è stato quello con  il film di Woody Allen,  il suo portafortuna…  Un  Oscar con quel paradossale personaggio di Maria Helena  la stravagante  moglie separata  che ogni tanto ritorna, con le sue follie amorose  e i colpi di pistola, seriamente intenzionata ad amare e… distruggere il marito. .. Ma nessun pericolo, con Javier Pardem, il marito vero…  l’amore  incontrato o ritrovato quasi più di 15 anni dopo il primo incontro, i rapporti sono favolosi…

Forse la più bella interpretazione, almeno degli ultimi anni, Penelope Cruz l’ha fatta  in “Non ti muovere” il film di Sergio Castellitto, Davide di Donatello..Ma non così famoso come altri… Eppure l’interpretazione di Italia, la donna di  borgata dalla vita sola e difficile, è di quelle che lasciano il segno, tanto  forte è l’immedesimazione di una ragazza  figlia del benessere come Penelope Cruz, nell’immigrata  meridionale  di una periferia Romana,… Quel corpo magro,quelle vecchie scarpe dai tacchi storti, quel  viso  quasi emaciato, senza trucco, fanno  venire in mente  la forza di Anna Magnani…

Non c’è che dire, Penelope Cruz  seguita a sorprendere ogni volta di più  per la sua straordinaria bellezza sempre diversa da film a film e per la  versatilità di attrice  che la porta a interpretare tutte le donne del mondo… Dalle ballerine  alle  ragazza ingenue, alle  surreali donne di Almodovar… E a  questo “patrimonio” del cinema europeo dedichiamo una ricetta che un po’ riecheggia  quella del maiale che la mamma prepara nel film “Volver…”

FILETTO DI MAIALE CON ALLORO E SPECK

INGREDIENTI per 4 persone: 600 grammi di filetto di maiale, 8 fette di speck,  16 foglie di alloro, pepe rosa q.b., vino bianco secco 1/2 bicchiere, rosmarino un rametto fresco, olio extra vergine di oliva q.b. sale a piacere, 300 grammi di scalogni, 2 cucchiaini di zucchero, 4 cucchiai di aceto, 4 chiodi di garofano, 1/4 di brodo vegetale.

PREPARAZIONE:  Fate tagliare dal macellaio il filetto di maiale il filetto di maiale in 8 fette,alte circa due dita. Avvolgetele nello speck e coprite ogni fetta con due foglie di alloro da entrambe le parti e legatele ciascuna con lo spago bianco da cucina. Pulite gli scalogni e tagliateli ricavandone 16 pezzi che farete rosolare in padella con 6 cucchiaiate di olio. Quando cominciano a prendere colore aggiungete i due cucchiaini di di zucchero e aggiustate di dale.. Dopo aggiungete anche 4 cucchiai di aceto,i chiodi di garofano e il brodo vegetale. Proseguite la cottura a fuoco dolce per 15 minuti e mettete da parte.

Mettete in una padella antiaderente abbondante olio e  gli aghi di rosmarino staccati dal rametto, aspettate che l’olio sia caldo e poi appoggiatevi sopra i filetti,abbassando la fiamma per evitare che si brucino, e rosolateli da ambo i lati. Aggiungete il pepe rosa, sfumate con il vino bianco,aggiustate di sale e lasciate cuocere ancora qualche minuto. Impiattate mettendo a lato dei filetti gli scalogni.