Lawrence d’Arabia e il mansaf… Da mangiare nel deserto!

“Entrò il cerimoniere e sussurrò qualcosa all’orecchio di Faisal che si girò verso di me e con gli occhi che gli brillavano disse: c’e’ Awda! In quel momento il lembo della tenda  fu tirato  indietro ed entrò una figura alta e forte… Aveva un viso magnifico, appassionato e tragico, solcato da rughe e ombre profonde…Feisal balzò in piedi. Awda gli prese la mano e la baciò ed essi si appartarono di un paio di passi e si guardarono: una coppia magnificamente disuguale, esempio di ciò che di meglio ci fosse in Arabia, Feisal il profeta e Awda il guerriero.” Così Lawrence descrive il suo amico principe e Awda  Abū Tāyih il capo della tribù  Howeytat, di sicuro un noto  predone, ma anche “il più grande guerriero dell’Arabia settentrionale” .  Thomas Edward Lawrence  era di sicuro un ufficiale e un  archeologo  di Sua Maestà Britannica, ma anche un agente segreto distaccato con funzioni di “consigliere militare” presso    Faisal … Figlio di  Al-Husayn ibn ‘Alī, emiro e sceriffo dell’impero ottomano, ma di sicuro  anche capo della rivolta araba proprio contro l’impero ottomano…  In effetti quella era  una guerra complicata dove amici e nemici  cambiavano  con rapidità vertiginosa, in quel grande impero turco che stava perdendo pezzi da tutte le parti…  Anche Awda  Abū Tāyih  nella sua spregiudicata veste di capo militare   era inizialmente al soldo dei Turchi ottomani, ma ora stava ascoltando con stupore e incredulità il  piano di battaglia che  quel  giovane inglese  eccitato gli stava proponendo…  Buona parte dell’esercito turco dopo le ultime sconfitte si era  chiuso ad Aqaba, la città sul Mar Rosso  completamente separata dall’entro terra da una catena montuosa e dal deserto.. Ed Aqaba era il punto strategico per comsentire agli inglesi l’accesso in Palestina. Attaccarla  dal mare era impossibile  tanto era forte lo schieramento dei cannoni… Lawrence quindi  stava proponendo di atrraversare il terribile deserto del Nefud, scavalcare le montagne e  prenderla alle spalle … … Faisal poteva mettere a disposizione una cinquantina di uomini… ” Al resto degli uomini ci penso io” tagliò corto Awda … E in effetti nella  difficile  strada per Aqaba accorsero da tutte le tribù, attratti dal carisma di Awda e in cerca della loro libertà… Lawrence non attaccò subito… aspettò un giorno d’eclissi  per aumentare la sorpresa..  Era il 6  luglio 1917, quando  una forza di  irregolari arabi,  raccolti all’ultimo momento,  sconfisse la grande potenza ottomana…  Prima di Natale il Generale Allenby e le forze regolari inglesi  erano a Gerusalemme…

La grande avventura di Lawrence era cominciata nel 1916. Ma lui, con  la laurea in archeologia e una tesi su “Le fortificazioni militari dei crociati”,  già dal 1910 era di casa, in Medio Oriente… Spinto anche dai suoi maestri che lo mandavano a  scavare,  ma intanto lo  usavano  come  punta avanzata dello spionaggio inglese, in quelle aree di grandi  scontenti…  All’inizio della guerra era al Cairo al Servizio Cartografico …Un modo poco appariscente per raccogliere informazioni… Due anni dopo, sarebbe passato ufficialmente   nelle schiere dell’Intelligence Militare di Sua Maestà… Era appena iniziata la rivolta delle tribù arabe contro gli ottomani.. L’Inghilterra  aveva un gran bisogno di questa sorta di resistenza armata all’interno e si era accordata con lo sceriffo al-Ḥusayn ibn ʿAlī… Al padre della rivolta, avevano promesso l’indipendenza  di tutti gli arabi e la formazione di un grande unico Stato che dalla Siria sarebbe disceso a comprendere  la penisola arabica. Adesso serviva  un inglese capace di farsi accettare, che aiutasse gli arabi e lavorasse con loro … Il governo britannico immediatamente distaccò il giovane ufficiale… Con Faisal fu subito grande amicizia e collaborazione… “All’improvviso Feisal mi chiese se avessi voluto indossare abiti arabi durante la mia permanenza nell’accampamento. Trovavo la cosa conveniente da parte mia, poichè era un abito comodo e adatto alla vita araba che conducevamo”  Lawrence  diventa beduino tra i beduini, vivendo, mangiando, combattendo come loro.  Ma era anche ufficiale di uno dei migliori eserciti del mondo e unì il modo   di combattere delle tribù, a cavallo e sui mehara, con gli esplosivi, le mitragliatrici, le autoblinde e gli aeroplani … E rapide azioni di guerriglia  contro la ferrovia del Hijaz… Quella che trasportava i soldati e le merci al fronte…  “Far saltare i treni era una scienza esatta che richiedeva una preparazione apposita, con un numero sufficiente di persone, con mitragliatrici in posizione”scriverà ne “I sette pilastri della saggezza”… Gli ottomani  erano costretti a inviare sempre maggiori scorte  e a riparare i danni…

Dopo Aqaba, Lawrence è ormai  per tutti Lawrence d’Arabia!   Arriva  anche l’attenzione della stampa mondiale  C’è il fascino dell’  eroe romantico alla guida di un popolo in lotta per la libertà… Il Chicago Tribune infatti da quel momento  lo fa  seguire  dal reporter  Jackson Bentley.  Un personaggio suggestivo  è utile per convincere gli Stati Uniti d’America, a scendere in guerra. A Londra organizzano su di lui uno spettacolo teatrale “multimediale” con le sue foto dal fronte… In pochi mesi lo vedrà più di un milione di persone compreso il Re di Inghilterra…

Ma nessuno sa che tutto sta cambiando attorno a Lawrence e arriva la parte più difficile e sofferta della sua avventura. Le azioni a un certo punto devono arrestarsi… Gli uomini delle  tribù,  stanchi, vogliono tornare  alle loro oasi… Lawrence con 30 uomini va in cerca di personale  da reclutare… Ma fa un’imprudenza quando entra a Deraa da solo… Viene catturato, percosso, frustato e alla fine violentato dai soldati turchi…Esce a pezzi dall’esperienza e va al Cairo chiedendo un altro incarico… Lo convincono a restare e mentre è li viene a sapere  inorridito  e incredulo di quegli strani accordi fra Inghilterra e Francia che hanno deciso di spartirsi il Medio Oriente a guerra finita…  Non ci pensano nemmeno a uno Stato unitario, quello cioè che avevano promesso a Al-Husayn ibn ‘Alī …Sarà invece una serie di Stati sottoposti a “protettorato”… Cominciavano a vergognarsi a chiamarle colonie, ma la sostanza più o meno era sempre la stessa.

L’ultima folgorante azione di Lawrence sarà la battaglia finale per la conquista di Damasco… Vuole che  gli arabi arrivino prima degli Inglesi… Spera che riescano in un  disperato tentativo  a costituirsi immediatamente come Stato Unitario e mettere le grandi potenze di fronte al fatto compiuto…. A Damasco infatti riuscirà ad arrivare primo  mandando avanti i suoi beduini…ma il gioco resta nelle mani del Generale inglese Edmund  Allenby, anche se arriva qualche giorno  dopo di lui… Il principe Faisal si siede al tavolo dei vincitori e  comincia le sue difficili trattative… Lawrence, si alza,  esce di scena, sale in macchina  ed entrà nella leggenda…

I suoi ultimi anni sono avvolti nel mistero… Al di là di tutto quello che hanno detto i suoi denigratori o supposto i suoi ammiratori,  si può essere sicuri che Lawrence rimase sino alla fine nei Servizi Segreti… Altrimenti non si potrebbero spiegare i numerosi cambiamenti di nome e di attività, il fatto che fosse la R.A.F a provvedere alle sue spese e a inviare il suo denaro a misteriose persone, fra cui anche,  sembra una  sconosciuta moglie… Poi ci fu l’incidente mortale  con  tutte le   supposizioni… La sua motocicletta nel fosso, un’ auto scomparsa  dalla scena del crimine… Mentre le strisce della sua vernice nera rimanevano  sulla moto di Lawrence…  Ma si sa,  le spie,  spesso restano segrete anche in morte… Forse un giorno, ma chissà quando, l’Inghilterra potrà rendergli tutti gli onori…

Noi, a questo cavaliere errante, all’ultimo  idealista del suo secolo appena iniziato, vogliamo dedicare, e ci sembra giusta cosa,un piatto della cucina beduina, Il “Mansaf, ” un piatto che si mangia in occasione di matrimoni, feste  religiose ed altre occasioni speciali. Si mangia anche nei ristoranti delle città,  ma se volete provare il vero mansaf, fate  rotta verso il deserto. I beduini generalmente lo mangiano  con la mano destra, tenendo la mano sinistra saldamente dietro la schiena e lo mangiano in piedi…

MANSAF

INGREDIENTI per 4/5 persone: 400 grammi di riso basmati, 3 bustine di zafferano, 4 uova, 1/2 kg di yogurt magro naturale, 500 grammi di carne di montone tenera (o in sostituzione agnello), 4 carciofi, 1 mazzetto di coriandolo in foglie fresco, burro 30 grammi,  100 grammi di pinoli e mandorle,  1 cipolla, olio extra vergine di oliva.

 PREPARAZIONE:  Mettete a bagno il riso in acqua calda per 15 minuti, per consentirgli di perdere l’amido. In una casseruola sufficientemente grande fate rosolare la cipolla nell’olio, poi aggiungete la carne tagliata a tocchi e dopo averla fatta rosolare uniformemente da tutti i lati ricopritela con 1/2 litro di acqua, una parte di coriandolo e fatela cuocere lentamente. Se l’acqua dovesse consumarsi completamente durante la cottura aggiuntetene altra un po’ per volta e già calda.A parte friggete nell’olio  i carciofi tagliati a fettine sottili e poi in una ciotola amalgamate lo yogurt con le uova, versate il composto sulla carne e mescolate nello stesso verso sino a riportare ad ebollizione. Aggiungete anche i carciofi e cominciate a impiattare disponendo il riso come base sul piatto da portata,  dopo averlo lessato, con aggiunta di sale e zafferano, per non più di 8 minuti. Su di esso spargete la carne.  Servite cospargendo di pinoli e  mandorle,  tostate velocemente nel burro e  il coriandolo tenuto a parte.

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Maria Callas e Onassis a Parigi… Le Canard a la Tour d’Argent!

La_Tour_dArgentSulla soglia dei 30 anni si era messa in testa di diventare anche bella. La regina incontrastata della Scala di Milano, osannata nel mondo come la più grande cantante lirica di tutti i tempi, in realtà pesava troppo. Qualcuno le disse che le cantanti  liriche  non dovevano dimagrire logo accademiaperché ne poteva risentire la potenza e l’ampiezza della voce, ma Maria Callas volle sfidare il destino. Ci mise quasi due anni a perdere quasi quaranta chili di peso, forse anche con l’aiuto di una tenia che i maligni dicevano che si era fatte inserire nell’intestin, ma alla fine apparve a tutti per quello che doveva essere sempre stata nel profondo del cuore, alta, slanciata ed estremamente flessuosa. Le sue prestazioni canore non ne risentirono affatto e invece ne guadagnò maria-callas-e-aristotele-onassismoltissimo l’arte scenica. Libera e fluida nei movimenti, fu finalmente in grado di esprimere il suo canto anche con il corpo, in una recitazione nervosa e ricca di gestualità tale da fare di lei forse la prima cantante lirica, padrona di una recitazione perfetta.  Memorabile la scena della pazzia in Lucia di Lammermoor,  dove, i movimenti della braccia, diventano tuttuno con i passaggi musicali e  incredibile la scena delle scarpe che getta lontano con i piedi alla fine del primo atto di Traviata.

Quanto all’amore…Chissà in quali profondi recessi della sua anima Maria l’aveva nascosto e quel marito manager così più vecchio di lei sembrava piuttosto un padre o un fratello maggiore, in ogni caso solo un rifugio sicuro.

Lui Aristotile Onassis, era scappato giovanissimo dalla Grecia invasa dai turchi e in America, con mezzi spesso ai limiti o oltre i limiti si era fatta una fortuna. Sembra ormai una leggenda ma i primi soldi erano arrivati quando faceva il centralinista, intercettava le conversazioni degli investitori finanziari e poi giocava in borsa…La prima flotta se l’era comprata durante la grande depressione a un prezzo ridicolo e  nella seconda guerra mondiale forniva le sue navi alle forze alleate a prezzi di vero e proprio strozzinaggio. Ma era l’armatore più ricco del mondo, aveva un fascino innato, un sorriso splendente e una ricchezza tale che  faceva spesso dimenticare anche  la sua naturale bruttezza.

Chi dice che Onassis vide Maria Callas recitare alla Scala e rimase folgorato dal suo magnetismo scenico, altri dicono che l’avesse incontrata a un ricevimento a Venezia e rimase  estasiato dalla sua  classe e dalla sua eleganza… Fatto sta  che alcuni mesi dopo l’invitò sul suo  famoso yacht, il Cristina, dove c’era almeno la metà  del mondo, da Gianni Agnelli a Grace de Monaco, Da Winston Churchill a Elsa Maxwell. Quando finì la crociera Maria e Onassis si amavano, ma lei forse di più. Lui è probabile che inconsciamente  la  considerasse un simbolo di tutto ciò che si può avere con i soldi e con il potere.

8711Quello che pochi dicono è che Maria in quell’estate del 1959 era stanchissima, mentre la sua voce aveva già dato i primi sintomi di cedimento perché quel marito dall’aria bonaria, che tutti poi commiserarono per l’abbandono, l’aveva in realtà sfruttata per anni, al massimo  delle sue possibilità fisiche e vocali, senza mai concederle un istante di riposo. Era tirchio, era il suo agente… aveva le percentuali. Con Onassis  invece Maria, forse per la prima volta in vita sua, si permise il lusso di deporre il  fardello che fin da ragazzina aveva portato sulle spalle con un impegno fuori dal comune.

Fu, quello dell’armatore e della cantante, un amore travolgente, alimentato dall’esibizione di una vita  mediatica  al top… Forse la rivincita di due esuli greci che erano riusciti  a conquistare il mondo!  Per anni furono  sulle copertine di tutti i giornali,  lei  sempre bellissima nei continui spostamenti fra l’assolata isola di Scorppios, che Onassis si era comprata tutta intera e l’elegante stagione invernale di Parigi, dove la coppia era ormai un’istituzione. Ricevimenti, mondanità e immancabili le cene a “La Tour d’Argent”.

Dicono che Maria abbia sofferto perché lui non la sposò mai … chissà, forse soffrì di più perché lui non le era molto fedele, mentre gli anni passavano e la voce della Divina si era appannata. Qualche volta brevemente tornava sulle scene, sfuggendo alla gelosia di Onassis, ma non era più la stessa cosa.

Poi lui incontrò Jacqueline Kennedy, l’adorata vedova d’America e forse pensò che quello era il suo biglietto d’ingresso per quegli Stati Uniti che l’avevano sempre disprezzato e allontanato.  Così la sposò in gran  fretta e la morale fu che gli Stati Uniti non solo non accolsero Onassis, ma misero al bando anche Jacqueline.

Il matrimonio non fu felice e si trascinò per qualche anno stancamente… Lui era deluso, amareggiato, non stimava affatto la moglie che riteneva vuota e arrivista… “Avrei dovuto sposare Maria”  confidò una volta a un amico. Ed era ormai tale la nostalgia che gli ultimi tempi IMG_6026-sdella sua  vita ricominciò a frequentarla… Tutte le volte che andava a Parigi, andava dalla Callas,… in fondo, a modo loro, fu un amore che  durò tutta la vita.

Dei loro periodi felici a Parigi, uno degli appuntamenti più ricorrenti era a La Tour D’Argent, il ritorante più antico di Parigi e, nonostante quel che oggi  ne pensa la “Guida Michelin, il più esclusivo… Nato  come locanda  aristocratica nel 1582,  è  rimasto sordo a tutte le sirene di rinnovamento con la sala del ristorante al 6° piano di Quai de la Tournelle, che, con le spalle a Saint Germain guarda sempre, dalle grandi finestre, L’Ile de Saint Louis e Notre Dame. Non è leggenda che negli anni caldi del 19° secolo ci si sfidava a duello  per ottenere un tavolo in buona posizione! IL menù è ricco, ma il vanto del locale resta pur sempre  il “Canneton Tour d’Argent” o “Canard Tour d’Argent”. Lo inventò nel 1890, l’allora proprietario Frédéric Delair, prendendo spunto dall'”Anatra all’Arancia”, portata a Parigi da Caterina de’Medici.  duckDelair inventò dunque  il piatto che non consiste solo nella ricetta, ma comporta l’uso della “presse”, un torchio di argento massiccio fatto costruire apposta per la cucina de “La Tour d’Argent”. Impossibile quindi poterla cucinare a casa, ma vale comunque e sempre la pena di conoscere questo spettacolare modo di preparazione, antico e quasi barbaro che immediatamente  associamo ai grandi di Francia che di qui son passati e  quel bagliore che ci ha voluto lasciare la Divina Callas.

ANATRA A LA TOUR D’ARGENT

Occorre un’anatra rosolata all’esterno all’esterno, ma non ancora cotta   al suo interno. Prima si toglie la pelle e poi si taglia in due parti, si recidono le cosce e le ali, dal petto poi si sezionano due fette e il tutto viene messo da parte, estraendo infine il fegato dalla carcassa. Si passa il fegato al tritatutto e poi si poggia su un piatto posato su un fornello a spirito acceso.

Si apre il torchio e si getta al suo interno la carcassa dell’anatra assieme a spezie, burro, vino rosso e scorze d’arancio. Si comincia quindi a serrare il torchio e si fa uscire il sangue che viene raccolto nel piatto in cui è stato appoggiato il fegato. Dopo un po’ si apre il torchio e si versa al suo interno un po’ di brodo per aiutare l’ulteriore spremitura dell’anatra. Al termine della spremitura, si mescola bene la salsa, si filtra e si versa sull’anatra a pezzi e filetti messa da parte.

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TERRA D’UNGHERIA: IL GULASCH!

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c6-charlemagne3Terra di tutte le brame e di tutte le conquiste! E non poteva essere altrimenti così incastrata fra Oriente e Occidente e così a portata di mano anche dei Turchi, sempre di casa  nella Penisola Balcanica. Qualche secolo di pace l’Ungheria lo aveva avuto prima, durante l’Impero Romano, quando ancora si chiamava Pannonia… Poi fu un continuo passare di eserciti, di nomadi e di guerre. Qualcuno si fermò, come gli Avari, poi li scacciò, poco primsa dell’800, Carlo Magno, con la benedizione del Sacro Romano Impero. Si poteva pensare anche  a una pace ritrovata, ma ci pensarono i suoi imbelli eredi a lasciare l’Ungheria in balia delle nuove orde che arrivavano dall’Est. Da parecchi secoli gli Ungari, coi loro cavalli, stavano attraversando le steppe orientali e quando arrivarono in Ungheria, ed era la fine del secolo X, finirono per restarci. Difficile stabilire se erano soli o mischiati a tribù turche, tanto inestricabili sono i rapporti e le etnie in quella terra di tutte le frontiere. In ogni caso dettero il loro nome al territorio, 779px-Matthias_Corvinus_-_Rubensunificarono le tribù sparse sotto la tribù dei Magiari, che era la più importante e, un po’ per volta, sostituirono al latino la loro impossibile lingua ugro finnica, che fece dell’Ungheria un fenomeno anomalo e un luogo di difficile comunicazione fra le lingue slave e neo latine che la circondavano. Ma, dopo secoli di disordine senza identità, stava comunque nascendo una Nazione che, per i quattro secoli a venire e fino allo splendido rinascimento di Mattia Corvino, fece sentire alta la sua voce in Europa. Dopo si sa, arrivarono i Turchi, la spartizione della Nazione, gli Asburgo, più efficienti ma non migliori dei Turchi e, sino alla fine del secolo XX , parlare di indipendenza… fu sempre un discorso difficile.

Ma nonostante tutte le lotte politiche, i cambi di regime e gli stranieri in casa, L’Ungheria  sempre ha mantenuto alto il suo nome e i suoi caratteri di eccellenza con il vino, l’allevamento dei bovini e i cavalli. E non è cosa da poco soprattutto oggi che, l’intera qualità della vita, è ripensata sul livello dei prodotti della terra. Che dire del Tocai, il vino a cui tutti si inchinano? E della tradizione equestre che arriva, diretta diretta dai magiari  che 1000 anni fa  invasero l’Ungheria? Lì  infatti trovarono la grande distesa della Puszta e l’ambiente  da favola per i cavalli e per i loro cavalieri. Per secoli i magiari mantennero la loro razza di velocissimi cavalli in purezza, ma anche quando ci fu l’incrocio con i destrieri turchi prima e con quelli andalusi dopo, furono comunque grandi successi che sparsero in tutta Europa e in parte dell’Asia, la fama dei cavalli Ungheresi. L’altra faccia, altrettanto famosa di questa tradizione, sono i cavalieri, i fantastici “Csikos”, che, a cavallo traversavano i grandi pascoli per allevare la razza dei bovini conosciuta come la “Grigia Ungherese”. Una razza apprezzata come animale da lavoro, resistente, frugale, adatta ai climi difficili, con grande attitudine materna e facilità di parto. Agli inizi del XX secolo stava quasi Una-mucca-grigia-ungherese-davanti-al-Parlamento-di-Budapest-protesta-di-Greenpeace-contro-gli-OGM_gal_portraitper scomparire, ma negli anni ’60, con un salvataggio quasi in extremis è tornata a crescere e a moltiplicarsi. Sarebbe stato un vero peccato perderla perchè, per secoli i  Csikos, giravano l’Europa intera per condurre le mandrie, fino in Moravia, a Vienna, Norimberga, Augusta e Venezia. Erano  i luoghi  più ricchi e mangiavano solo quella carne di  eccezionale qualità, tanto che negli archivi storici di Augusta si sono persino ritrovati atti amministrativi in cui si fa divieto di commerciare in città carni diverse dalla Grigia Ungherese, perchè nessun altro tipo era degno di comparire sulle mense della grande borghesia tedesca. Altro che i Cowboys mitizzati dal cinema americano! I veri grandi cavalieri sono stati i Csikos capaci di attraversare l’intera Europa  scegliendo solo quei percorsi  dove le erbe erano particolarmente buone, per non rovinare, nel tragitto, la carne dei loro bovini.

Poichè rimanevano tanto tempo lontani i Csikos si preparavano un’ abbondante zuppa con la carne della Grigia tagliata  a pezzi, cui veniva aggiunta la cipolla. Poi veniva cotta in un paiolo sopra un fuoco di legna, nei luoghi dei pascoli. A cottura ultimata la zuppa era quasi completamente asciugata e si stendeva sulle tavole di legno per farla essiccare completamente. Questo era il modo più idoneo per pertarsela a pezzi nelle bisacce, nei pascoli più lontani della Puszta o soprattutto, nei lunghi viaggi all’estero.  Bastava immergerne un pezzo nell’acqua bollente e poi aggiungerci qualche erba, che si poteva reperire più facilmente  durante il cammino.

Inventiva, fantasia, spirito di adattamento e una materia prima eccezionale! I Csikos avevano inventato il “Gulyas”, che in ungherese non a caso significa  mandria e che più tardi, arricchito e corretto, soprattutto con la paprika, finì sulle tavole dei ricchi signori  e dei  migliori ristoranti del mondo, col nome di Gulasch.

RICETTA DEL GULASCH

INGREDIENTI per 6 persone: 1 kg di spezzatino di manzo, 1 cipolla, 2 carote, 1 costa di sedano, 2 patate, 1 bicchiere di vino rosso, 100 ml di passata di pomodoro, 500 ml di milhojas 007brodo di carne, 1 cucchiaio di paprika, 50 ml di olio extra vergine di oliva, 30 gr. di farina 00, sale.

PREPARAZIONE: infarinare i pezzi di carne, far appassire la cipolla tagliata a velo nell’olio, aggiungere i pezzi di carne infarinati, farli rosolare per alcuni minuti e sfumarli infine con il vino rosso. Ricoprire lo spezzatino con il brodo di carne, coprire e far cuocere a fiamma bassa almeno per un’ora.

Sbucciare patate e carote, tagliarle a pezzi e aggiungerle, assieme alla costa di sedano, alla passata di pomodoro e alla paprika, allo spezzatino.

Mescolare, salare e far cuocere almeno per altri 40 minuti o comunque fino a quando la carne non sia sufficientemente tenera, seguitando ad aggiungere brodo caldo per evitare che in cottura la carne secchi o bruci.

Se la carne richiedesse tempi più lunghi di cottura, è opportuno togliere dal  tegame le patate e le carote appena cotte, per evitare che si sfaldino. Si riuniranno allo spezzatino al termine di cottura prima di versarlo nei piatti, preferibilmente di terracotta, che mantengono più a lungo il caldo.

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